3.07 GIORGIO DE CHIRICO

(VOLOS 1888-ROMA 1978)
Canzone meridionale 1930 circa olio su tela; cm 75 x 60 firmato in alto a destra «G. de Chirico» Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, inv. Giornale 15 - Gen. 463

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ornato a Parigi nell’autunno del 1925, alla fine degli anni Venti de Chirico produce un gran numero di opere - anche per via del doppio contratto con i mercanti Léonce Rosenberg e Paul Guillaume - e lavora a nuovi soggetti, come i paesaggi nella stanza, i mobili nella valle e i gladiatori, protagonisti della serie di tele destinata al salone di casa Rosenberg. La poetica del ritorno al classico, uno dei fattori alla base della rottura del 1928 con il gruppo surrealista, dà forma a una nuova variante di un soggetto già trattato nel periodo ferrarese, i manichini. Identificate come “archeologi”, “manichini” o “filosofi”, queste figure pensierose dalle teste polite e dalle proporzioni bizzarre - ricettacolo d’improbabili montaggi di architetture, elementi di paesaggio e solidi geometrici multicolori, in netto contrasto con la generale monocromia delle composizioni - compaiono, singole o in coppia, in una quarantina di quadri. Seduti su poltrone imbottite, davanti a templi e quinte di case borghesi o, come in questa Canzone, immersi in uno spazio indistinto, animato solo dai filamenti diagonali di una pennellata che si sfalda, i nuovi manichini indossano il peplo e, di volta in volta pittori, matematici, navigatori, villeggianti, fondono richiamo all’antico e memoria individuale, animando una tematica che si fa via via più illustrativa. Dipinto intorno al 1930, Canzone meridionale viene presentato alla grande personale fiorentina dell’aprile 1932 - circa quaranta opere esposte nella galleria di Palazzo Ferroni dell’antiquario Luigi Bellini e in gran parte provenienti dalla collezione dell’amico Giorgio Castelfranco, che per qualche tempo ospita il “ritornante” de Chirico a Firenze - ed è acquistato in quell’occasione dalla Galleria d’Arte Moderna. Qui gli “archeologi” eseguono alla chitarra una canzoncina folkloristica, cullando nel ventre metafisico una candida casetta marina e il sole del Sud, ripreso dalle recenti illustrazioni per i Calligrammes di Apollinaire.
Mariella Milan

Bibliografia
Castelfranco 1932; De Chirico 1932; Jahn-Rusconi 1934, p. 17; Brizio 1939; Bruni Sakraischik 1972, vol. VI, opere 1908-1930, n. 374 (1930); La Metafisica: gli Anni Venti 1980, p. 90; Fagiolo dell’Arco 1982, n. 108 e p. 119 (1929); Rivosecchi 1998, p. 118; Galleria di Palazzo Pitti 2008, n. 3394 (1930). 




ANNI '30
ANNI '30
Arti in Italia oltre il fascismo
Nell'Italia degli anni Trenta, durante il fascismo, si combatte una battaglia artistica di grande vivacità, che vede schierati tutti gli stili e tutte le tendenze, dal classicismo al futurismo, dall'espressionismo all'astrattismo, dall'arte monumentale alla pittura da salotto. La scena era arricchita e complicata dall'emergere del design e della comunicazione di massa - i manifesti, la radio, il cinema - che dalle ''belle arti'' raccolgono una quantità di idee e immagini trasmettendole al grande pubblico. Un laboratorio complicato e vitale, aperto alla scena internazionale, introduttivo alla nostra modernità. Un'epoca che ha profondamente cambiato la storia italiana. Gli anni Trenta sono anche il periodo culminante di una modernizzazione che segna una svolta negli stili di vita, con l'affermazione di un'idea ancora attuale di uomo moderno, dinamico, al passo coi tempi e si definisce quella che potremmo chiamare ''la via italiana alla modernità'': nell'architettura, nel design, così come in pittura e in scultura, che si esprime attraverso la rimeditazione degli stimoli provenienti dal contesto europeo - francese e tedesco, ma anche scandinavo e russo -, combinata con l'ascolto e la riproposta di una tradizione - quella italiana del Trecento e Quattrocento. Pubblicazione in occasione della mostra: ''Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo'' (Firenze, Palazzo Strozzi, 22 settembre 2012 - 27 gennaio 2013). La mostra rappresenta quel decennio attraverso i capolavori (99 dipinti, 17 sculture, 20 oggetti di design) di oltre quaranta dei più importanti artisti dell'epoca quali Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Carlo Carrà, Corrado Cagli, Arturo Nathan, Achille Lega, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi, Ram, Thayaht, Antonio Donghi, Marino Marini, Renato Guttuso, Carlo Levi, Filippo de Pisis, Scipione, Antonio Maraini, Lucio Fontana. Raccontando un periodo cruciale che segnò, negli anni del regime fascista, una situazione artistica di estrema creatività.