3.02 MARIO TOZZI

(FOSSOMBRONE 1895-SAINT-JEAN-DU-GARD 1979)
Figure e architetture 1929 olio su tela; cm 116,3 x 72,9 firmato in basso a destra «M. TOZZI» Berna, Kunstmuseum Bern, Staat Bern, inv. G 1128

arrivato a Parigi nel 1919 e inseritosi attivamente negli ambienti artistici di Montparnasse - durante gli anni Venti, con Campigli, de Chirico, de Pisis, Paresce, Savinio e Severini, fonda il Gruppo dei Sette, prima incarnazione degli Italiens de Paris -, nel 1929 Tozzi raccoglie i frutti della sua frenetica attività pittorica e organizzativa, allestendo una personale presentata da Waldemar George alla Galerie Georges Bernheim e facendo conoscere il proprio lavoro in tutta Europa attraverso le mostre di Novecento. «Costruire, occorre, e dominare la natura. Da Giotto, su su fino a Raffaello, la nostra arte è un atto di decisione e di volontà superba», scrive quell’anno in “La Fiera Letteraria”, mentre recensendo la Seconda Mostra del Novecento, Carrà loda, in Tozzi, l’«intelligenza organizzativa del quadro» (Carrà 1929). In quegli anni, quando la sua pittura fonde inquietudini metafisiche e plasticità novecentista, il tema del pittore e della modella è ricorrente: lo ritroviamo, per esempio, in Le peintre et sa femme (1928), che ripropone le due figure secondo un taglio compositivo più ristretto, con la modella vestita e senza l’elemento surreale dello sfondato prospettico con i portici e il lastricato di dechirichiana memoria. In opere del genere, un’aura di classica eternità dialoga novecentescamente con il moderno, mentre è dello stesso Tozzi il riferimento iconografico all’immagine biblica della moglie di Lot, trasformata in statua di sale, per spiegare le proprie figure femminili: «creature minerali, opere da scalpello più che da pennello» (Pasquali 1988, p. 167). Acquistata dal Kunstmuseum di Berna nel 1930 in occasione della collettiva Artisti della Nuova Italia, Figure e architetture sarebbe stata individuata da Lo Duca come il perfetto esempio di un carattere tipico della pittura tozziana: «il senso murale, l’anelito dell’affresco, unito a una calma invenzione e [a] un potere onirico che penetra ogni suo tratto» (Lo Duca 1951, p. 8).
Mariella Milan

Bibliografia
Artisti della Nuova Italia 1930, n. 220; Ausstellung Moderner Italiener 1930, n. 133; “La Rivista illustrata del Popolo d’Italia” 1930; Bovet-Grisel 1930; D’Ors 1932, n. 9; Lo Duca 1951, n. VIII; Pasquali 1988, n. 29/5, p. 236, tav. n.n.; Les italiens de Paris 1998, p. 149, n. 15. 




ANNI '30
ANNI '30
Arti in Italia oltre il fascismo
Nell'Italia degli anni Trenta, durante il fascismo, si combatte una battaglia artistica di grande vivacità, che vede schierati tutti gli stili e tutte le tendenze, dal classicismo al futurismo, dall'espressionismo all'astrattismo, dall'arte monumentale alla pittura da salotto. La scena era arricchita e complicata dall'emergere del design e della comunicazione di massa - i manifesti, la radio, il cinema - che dalle ''belle arti'' raccolgono una quantità di idee e immagini trasmettendole al grande pubblico. Un laboratorio complicato e vitale, aperto alla scena internazionale, introduttivo alla nostra modernità. Un'epoca che ha profondamente cambiato la storia italiana. Gli anni Trenta sono anche il periodo culminante di una modernizzazione che segna una svolta negli stili di vita, con l'affermazione di un'idea ancora attuale di uomo moderno, dinamico, al passo coi tempi e si definisce quella che potremmo chiamare ''la via italiana alla modernità'': nell'architettura, nel design, così come in pittura e in scultura, che si esprime attraverso la rimeditazione degli stimoli provenienti dal contesto europeo - francese e tedesco, ma anche scandinavo e russo -, combinata con l'ascolto e la riproposta di una tradizione - quella italiana del Trecento e Quattrocento. Pubblicazione in occasione della mostra: ''Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo'' (Firenze, Palazzo Strozzi, 22 settembre 2012 - 27 gennaio 2013). La mostra rappresenta quel decennio attraverso i capolavori (99 dipinti, 17 sculture, 20 oggetti di design) di oltre quaranta dei più importanti artisti dell'epoca quali Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Carlo Carrà, Corrado Cagli, Arturo Nathan, Achille Lega, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi, Ram, Thayaht, Antonio Donghi, Marino Marini, Renato Guttuso, Carlo Levi, Filippo de Pisis, Scipione, Antonio Maraini, Lucio Fontana. Raccontando un periodo cruciale che segnò, negli anni del regime fascista, una situazione artistica di estrema creatività.