7.17 ARDENGO SOFFICI

(RIGNANO SULL’ARNO 1879-FORTE DEI MARMI 1964)
La processione 1933 affresco su tavola, cm 192 x 175 firmato e datato in basso a sinistra: «SOFFICI 33» Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, inv. Giornale 186

fra il 1932 e il 1934, sollecitato dall’esempio del giovane amico Quinto Martini, e con l’aiuto di questi, Soffi ci si dedica alla tecnica dell’affresco nella quale esegue un nutrito gruppo di opere. Si tratta di “affreschi da cavalletto”, realizzati direttamente o talora riportati su tavola, nei quali l’artista ha modo di sondare le qualità di aderenza di una simile materia ai propri desideri di allora in fatto di asciuttezza, luminosità, e severità formali. Cecchi stesso, ancora a distanza di anni, vi avrebbe riconosciuto l’origine di quel definitivo liberarsi dell’artista da ogni residuo di superficialità percettiva: «Ha lasciato cadere quelle eleganze di pennellata squamosa, friabile o lanosa, nelle quali un tempo si compiaceva, assumendo quasi uniformemente una virile povertà che, anche fuor dell’affresco, ci richiama all’affresco» (Cecchi 1939). Un’opera come Processione sembra così compiere un ulteriore e decisivo passo sulla via di quel “realismo purificato” iniziato con le figure monumentali del 1920. Perché nella tecnica antica egli ritrova intrecciate quelle radici nobili e popolari capaci di collegare ancora Giotto e Masaccio all’umile Gugliemo Baldinotti da Signa, l’imbianchino decoratore che gli aveva insegnato i segreti della tempera murale al tempo dei «trofeini». Essa diventava così un fatto non solo spirituale e morale, ma nazionalistico e quasi etnico, dotato di una tale forza paradigmatica che persino la Sainte Geneviève di Puvis de Chavannes al Pantheon, «in piedi su un terrazzo, un paesaggio brullo e in cielo la luna piena», poteva apparirgli, come ricorda Quinto Martini, un dipinto «molto “toscano”» (Martini 1976, p. 80). E, in linea con le poetiche del “Selvaggio” e di “Frontespizio”, tutto l’universo - per lui ateo - sembrava coagularsi ed avere senso soltanto nell’adesione incondizionata a quel mondo contadino fatto di tradizioni antiche e di religiosità severa, capaci di modellare per secoli un paesaggio - quello toscano - come se si trattasse di una grande opera d’arte collettiva (Soffici 1933, p. 151).
Susanna Ragionieri

Bibliografia Biennale 1934, p. 139, n. 37; Cavallo 1982, p. 14; Pratesi-Uzzani 1991, p. 181, fig. 77; Casazza 2009, p. 43, scheda p. 68, fig. p. 169. 




ANNI '30
ANNI '30
Arti in Italia oltre il fascismo
Nell'Italia degli anni Trenta, durante il fascismo, si combatte una battaglia artistica di grande vivacità, che vede schierati tutti gli stili e tutte le tendenze, dal classicismo al futurismo, dall'espressionismo all'astrattismo, dall'arte monumentale alla pittura da salotto. La scena era arricchita e complicata dall'emergere del design e della comunicazione di massa - i manifesti, la radio, il cinema - che dalle ''belle arti'' raccolgono una quantità di idee e immagini trasmettendole al grande pubblico. Un laboratorio complicato e vitale, aperto alla scena internazionale, introduttivo alla nostra modernità. Un'epoca che ha profondamente cambiato la storia italiana. Gli anni Trenta sono anche il periodo culminante di una modernizzazione che segna una svolta negli stili di vita, con l'affermazione di un'idea ancora attuale di uomo moderno, dinamico, al passo coi tempi e si definisce quella che potremmo chiamare ''la via italiana alla modernità'': nell'architettura, nel design, così come in pittura e in scultura, che si esprime attraverso la rimeditazione degli stimoli provenienti dal contesto europeo - francese e tedesco, ma anche scandinavo e russo -, combinata con l'ascolto e la riproposta di una tradizione - quella italiana del Trecento e Quattrocento. Pubblicazione in occasione della mostra: ''Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo'' (Firenze, Palazzo Strozzi, 22 settembre 2012 - 27 gennaio 2013). La mostra rappresenta quel decennio attraverso i capolavori (99 dipinti, 17 sculture, 20 oggetti di design) di oltre quaranta dei più importanti artisti dell'epoca quali Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Carlo Carrà, Corrado Cagli, Arturo Nathan, Achille Lega, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi, Ram, Thayaht, Antonio Donghi, Marino Marini, Renato Guttuso, Carlo Levi, Filippo de Pisis, Scipione, Antonio Maraini, Lucio Fontana. Raccontando un periodo cruciale che segnò, negli anni del regime fascista, una situazione artistica di estrema creatività.