5.15 RENATO GUTTUSO

(BAGHERIA 1911-ROMA 1987) Studio per la “Crocifi ssione” 1940-1941 tempera e olio su carta intelata; cm 90 x 80 intitolato e datato sul verso: «Guttuso bozzetto crocifi ssione 1940 (studio di via Pomegnano)» Archivi Guttuso

nel 1942, in occasione del IV Premio Bergamo, Guttuso espone una delle opere più emblematiche e caratterizzanti della prima maturità del suo percorso d’artista, la Crocifissione, che suscita notevoli polemiche specialmente per l’originale impianto prospettico, con il Cristo non al più centro della composizione e parzialmente coperto dalla figura di uno dei due ladroni. Questo disegno è il primo studio preparatorio eseguito per la grande tela. La struttura complessiva del bozzetto è sviluppata da Guttuso secondo una modulazione concitata ma calibrata, che si avvale di poche note cromatiche e dispone i personaggi in posizioni precisamente determinate, come in una pièce teatrale. La figura di Cristo è già collocata in secondo piano, in parte coperta dal ladrone e tracciata con un segno sottile. Particolare attenzione viene riservata alle figure campite in primo piano, caratterizzate da un tratto marcato, risultato di una ricerca di stile che vede il cubismo come principale modello di riferimento. «Il Cubismo era per Guttuso, in questi anni, un termine ideale di riferimento per legittimare una libertà di organizzazione pittorica del dipinto, liberamente anticonvenzionale in senso […] antiformalistico» (Crispolti 1983). Essendone il primo studio compositivo, il disegno presenta importanti differenze rispetto alle versione definitiva della Crocifissione. Traendo spunto dal dipinto Crocifissione in una stanza - che Crispolti data al 1938-1939 e considera la prima elaborazione formale del tema - Guttuso concepisce questo studio all’interno di uno spazio claustrofobico: ricorrendo all’immagine di un interno angusto, chiuso da muri e porte sbarrate, l’artista siciliano ricerca e ottiene quel senso di oppressione corrispondente alla principale urgenza, politica e morale, dell’opera. «La prima idea, che non ebbi il coraggio di condurre a fondo, era di rappresentare la Crocifissione in una stanza […] così come avvengono i supplizi oggi» (Nozza 1964).
Valentina Raimondo

Bibliografia
Guttuso 1963, n. 39; Nozza 1964; Arte e Resistenza 1965, n. 3; Crispolti 1970; Guttuso 1971, n. 39; Guttuso 1982 (opera esposta ma non presente in catalogo); Crispolti 1983, pp. CXLVI-CXLVII, 108; Guttuso 1984, p. 181, n. 2; Guttuso 1985, p. 46, n. 21; Gott mit Uns 1987, p. 72, n. 107. 




ANNI '30
ANNI '30
Arti in Italia oltre il fascismo
Nell'Italia degli anni Trenta, durante il fascismo, si combatte una battaglia artistica di grande vivacità, che vede schierati tutti gli stili e tutte le tendenze, dal classicismo al futurismo, dall'espressionismo all'astrattismo, dall'arte monumentale alla pittura da salotto. La scena era arricchita e complicata dall'emergere del design e della comunicazione di massa - i manifesti, la radio, il cinema - che dalle ''belle arti'' raccolgono una quantità di idee e immagini trasmettendole al grande pubblico. Un laboratorio complicato e vitale, aperto alla scena internazionale, introduttivo alla nostra modernità. Un'epoca che ha profondamente cambiato la storia italiana. Gli anni Trenta sono anche il periodo culminante di una modernizzazione che segna una svolta negli stili di vita, con l'affermazione di un'idea ancora attuale di uomo moderno, dinamico, al passo coi tempi e si definisce quella che potremmo chiamare ''la via italiana alla modernità'': nell'architettura, nel design, così come in pittura e in scultura, che si esprime attraverso la rimeditazione degli stimoli provenienti dal contesto europeo - francese e tedesco, ma anche scandinavo e russo -, combinata con l'ascolto e la riproposta di una tradizione - quella italiana del Trecento e Quattrocento. Pubblicazione in occasione della mostra: ''Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo'' (Firenze, Palazzo Strozzi, 22 settembre 2012 - 27 gennaio 2013). La mostra rappresenta quel decennio attraverso i capolavori (99 dipinti, 17 sculture, 20 oggetti di design) di oltre quaranta dei più importanti artisti dell'epoca quali Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Carlo Carrà, Corrado Cagli, Arturo Nathan, Achille Lega, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi, Ram, Thayaht, Antonio Donghi, Marino Marini, Renato Guttuso, Carlo Levi, Filippo de Pisis, Scipione, Antonio Maraini, Lucio Fontana. Raccontando un periodo cruciale che segnò, negli anni del regime fascista, una situazione artistica di estrema creatività.