i mangiatori di patate

Nuenen, aprile-maggio 1885
Olio su tela, 82x114 cm
Amsterdam, Van Gogh Museum

durante i suoi continui spostamenti in Olanda, Van Gogh ha modo di osservare da vicino la vita dei contadini, segnata dalla povertà e dalla durezza del lavoro dei campi. Lontano da qualsiasi compiacimento naturalistico o da toni elegiaci - ricorrenti nelle rappresentazioni di vita rurale -, Van Gogh si concentra sull’espressione dei volti, sui quali è impressa la rassegnazione a un destino duro, e sulle ambientazioni tristi e miserabili, giocate sui toni bruni, come in questo quadro in cui l’unico punto di luce è dato dalla debole lanterna collocata sopra la tavola. Numerosi sono gli studi preparatori che l’artista riserva a quella che, evidentemente, è un’opera a cui tiene particolarmente. Siamo ancora - manifestamente - molto lontani, però, dall’esplosione di colori che diverrà caratteristica della pittura di Van Gogh.






Nuenen, aprile-maggio 1885 Olio su tela, 82x114 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

Agostina Segatorial caffè Le Tambourin

In una lettera alla sorella, Vincent esprime le sue riflessioni sul genere del ritratto: «Ciò che mi appassiona più di tutto nel mio mestiere è il ritratto, il ritratto moderno. Lo cerco attraverso il colore, e non sono certamente il solo a cercarlo in questa strada […]. Vorrei fare dei ritratti che alla gente di un secolo più tardi sembrino come delle apparizioni. Quindi non cerco più niente attraverso la rassomiglianza fotografica, ma attraverso la nostra espressione dei sentimenti, usando come mezzo di espressione e di esaltazione del carattere la tecnica e il gusto moderno del colore». Qui la figura delicata di Agostina Segatori evoca, inoltre, attraverso l’uso del colore e del disegno finemente tracciato, lo stile delle xilografie giapponesi, che tanto affascinavano Van Gogh, il quale, ad Anversa tra il 1885 e il 1886, e poi a Parigi, aveva iniziato a collezionarle, organizzandone addirittura delle esposizioni nei caffè. Sullo sfondo del dipinto, sulla parte destra, se ne intravedono alcune appese a una parete del Tambourin, locale frequentato dal pittore e dai suoi amici.


Parigi, gennaio-marzo 1887 Olio su tela, 55,5x46,5 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

Autoritratto con cappello di feltro

Giunto a Parigi nel marzo del 1886, Van Gogh, attraverso il fratello Theo, entra in contatto con l’ambiente artistico cittadino, stringendo amicizia con Seurat, Matisse, Signac e Toulouse-Lautrec, fra gli altri. La sua pittura si trasforma: il colore irrompe sulla tela e la stesura di brevi e filamentose pennellate di pigmento puro tradisce l’osservazione dei lavori impressionisti. L’intensità delle gamme cromatiche rivela una fase di vitalità creativa che supera le cupe atmosfere del precedente periodo olandese. L’artista scrive nel 1887: «Come talvolta diciamo che nel colore cerchiamo la vita, così il vero disegno consiste nel modellare con il colore».


Parigi, settembre-ottobre 1887 Olio su tela, 44,5x37,5 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

Autoritratto come pittore

Durante l’ultimo mese di permanenza a Parigi, prima di trasferirsi ad Arles, Van Gogh dipinge questo autoritratto, dal quale traspare il suo disagio psichico in una città sempre più attratta dal vortice della modernità e della produttività. Il pittore appare invecchiato e con lo sguardo stanco, anche se in alcune lettere alla sorella Wilhelmina racconta del suo entusiasmo per la pittura e di come in questa fase fosse concentrato sul tema del ritratto e sul problema del colore. Proprio l’interesse per il colore sarà una delle ragioni del suo trasferimento nel Sud della Francia. Negli autoritratti, più che altrove, l’artista mostra la sua fondamentale esigenza di dare forma alla propria interiorità, più che al proprio aspetto esteriore, anticipando così le correnti espressioniste del Novecento.


Parigi, dicembre 1887 - febbraio 1888 Olio su tela, 65x50,5 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

Il caffè di notte

Il quadro rappresenta l’interno di un caffè che si trovava nella place Lamartine ad Arles. Al fratello Theo, Van Gogh scrive del ruolo emotivo ricoperto dal colore nella sua pittura e a proposito di questo quadro dice: «Ho cercato di esprimere con il rosso e il verde le terribili passioni umane. La sala è rosso sangue e giallo opaco, un biliardo verde in mezzo, quattro lampade giallo limone a irradiazione arancione e verde. C’è dappertutto una lotta e un’antitesi dei più diversi verdi e rossi, nei piccoli personaggi di furfanti dormienti, nella sala triste e vuota, e del violetto contro il blu». In tal modo Van Gogh sembra rinunciare alla resa della luce, che era il principale obiettivo degli impressionisti, per tornare all’esaltazione dei sentimenti forti espressa dal colore di Delacroix.


Arles, settembre 1888 Olio su tela, 70x89 cm – New Haven, Yale University Art Gallery

La Casa gialla (La strada)

Nel maggio del 1888 Van Gogh affitta una casa in place Lamartine 2 ad Arles, formata da quattro stanze luminose in cui l’artista può cogliere appieno la luce del Sud. Il suo progetto è di ospitare artisti amici con i quali avviare una stretta collaborazione professionale e organizzare l’esposizione delle loro opere. Come ha scritto a Theo, la casa «all’esterno è dipinta di giallo, dentro è imbiancata a calce ed è in pieno sole». Nel dipinto, come nelle vedute dei dintorni della città, il pittore si sforza di rendere la vivacità cromatica degli ambienti, per cui ogni forma si traduce in una macchia di colore creando un intenso contrasto. In previsione del prossimo arrivo dell’amico Gauguin, Van Gogh fa una serie di preparativi: «Ieri ho lavorato ad ammobiliare la casa», scrive al fratello il 10 settembre, «ho acquistato un letto in noce e un altro in legno bianco, che sarà il mio e che più tardi dipingerò. [...] Per ospitare qualcuno ci sarà la più graziosa stanzetta del mondo [...]. Poi ci sarà la mia stanza da letto, che vorrei estremamente semplice ma con mobili quadrati e larghi: il letto, le sedie, la tavola, tutto in legno bianco; al piano terreno lo studio, e un’altra stanza ugualmente studio, ma nello stesso tempo cucina. [...] Ne voglio veramente fare una casa di artista, ma non preziosa, al contrario niente di prezioso, ma che tutto, dalla sedia al quadro, abbia un carattere».


Arles, settembre 1888 Olio su tela, 76x94 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

Il ponte di Langlois

Poco dopo il suo arrivo ad Arles, Van Gogh comincia a studiare l’ambiente circostante con alcuni dipinti dal vero. Fra questi, il ponte levatoio di Langlois ad Arles, o Pont de Réginelle, che si trova sul canale che da Arles va a Port-de-Bouc. Van Gogh lo raffigura più volte, in disegni e schizzi e anche in un acquerello che invia al fratello Theo. Nel marzo 1888, in una lettera all’amico Émile Bernard, Vincent racconta che la Provenza gli pare bella come il Giappone. Poco dopo descrive al fratello il dipinto finito: «Ho terminato oggi un ponte levatoio sul quale passa un piccolo carro che si staglia sul cielo azzurro». Ne esistono diverse varianti, alcune senza il carro sul ponte, ma con una donna con l’ombrellino che lo attraversa. Sul ciglio del fiume, nella versione di Otterlo e in un’altra in collezione privata, vediamo le lavandaie e una barca. In seguito Van Gogh stesso riterrà queste opere come una valida testimonianza della sua abilità di colorista.


Arles, 1888 Olio su tela, 59x74 cm – Otterlo, Kröller-Müller Museum

Barche di pescatori sulla spiaggia a Saintes-Maries-de-la-Mer

Del breve soggiorno nel mese di giugno a Saintes-Maries-dela- Mer restano alcuni dipinti e disegni con vedute di spiagge e marine, in cui Van Gogh coglie l’occasione di uno spazio ampio per infondere una luminosità diffusa all’immagine. In questo caso il paesaggio è giocato su tinte gessose e piuttosto uniformi, mentre le barche sono rese con colori vivaci disposti per campiture piatte e nitide. Un deciso senso grafico traspare dalla linea di contorno netta, rivelando la larga influenza esercitata sugli artisti dell’epoca dalle stampe giapponesi.


Arles, giugno 1888 Olio su tela, 64,5x81 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

La camera da letto

Di questo celebre dipinto Van Gogh ha eseguito diverse repliche successive, con piccole varianti. Si tratta della propria stanza da letto nella Casa gialla di Arles, eseguita poco prima dell’arrivo di Gauguin, in cui l’artista vuole ricreare l’atmosfera di un ambiente semplice ma accogliente, reso in modo essenziale, “alla Seurat”, come spiega nelle sue lettere. Ecco come viene descritta a Theo l’opera ancora in fase di ideazione: «Avevo una nuova idea nel cervello, ed eccone lo schizzo. Sempre tela da trenta. Questa volta è la mia stanza da letto, solo che il colore deve fare tutto, dando attraverso la sua semplificazione uno stile più grande alle cose, e deve suggerire il riposo o in genere il sonno. Insomma la vista del quadro deve riposare la testa, o meglio l’immaginazione. I muri sono lilla pallido. Il pavimento è a mattoni quadrati rossi. Il legno del letto e le sedie sono giallo burro chiaro, il lenzuolo e i cuscini verde limone molto chiaro. La coperta rosso scarlatta. La finestra verde. La tavola di toilette arancione, il bacile blu. Le porte sono lilla. E non c’è altro, nient’altro in questa stanza con le persiane chiuse. La quadratura dei mobili deve rafforzare l’idea di un riposo inalterabile. Sul muro di entrata, uno specchio, un asciugamano e alcuni vestiti».


Arles, ottobre 1888 Olio su tela, 72,4x91,3 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

L’Arlesiana

Si tratta del primo di sei ritratti della signora Ginoux, l’Arlesiana, raffigurata anche da Gauguin, che ha raggiunto Van Gogh ad Arles. Dai coniugi Ginoux, gestori del Café de la Gare, Van Gogh consuma quotidianamente i suoi pasti, e diventa presto un amico di famiglia. Questo ritratto è stato eseguito osservando il soggetto dal vero. La posa appare naturale, con il braccio che sostiene la testa, mentre il contrasto fra le zone chiare e quelle scure, ritagliate nettamente, richiama le stampe giapponesi, all’epoca di gran voga fra gli artisti. Così Vincent descrive il quadro in una lettera al fratello: «Finalmente ho un’Arlesiana, una figura dipinta velocemente in un’ora, su uno sfondo giallo pallido, il viso grigio, l’abbigliamento dalle tinte scure, un nero intenso e un blu di prussia vero e proprio. È appoggiata a un tavolo verde ed è seduta su una sedia di legno color arancio».


Arles, 1888 Olio su tela, 92,3x73,5 cm – Parigi, Musée d’Orsay

La sedia di Gauguin

L’idea del dipinto, realizzato da Van Gogh nel 1888 durante il suo soggiorno ad Arles, deriva da un disegno di Samuel Luke Fildes, The Empty Chair (1870), che Vincent aveva certamente ammirato in gioventù, realizzato in ricordo dello scrittore Charles Dickens, allora appena deceduto. Si tratta di una sorta di “ritratto” di persona assente, di una natura morta della “memoria”, costituita, cioè, da oggetti appartenuti a qualcuno che viene ricordato senza essere realmente rappresentato. Pertanto, la sedia con i libri e la candela accesa evocano, in modo malinconico, la presenza-assenza dell’amico pittore Paul Gauguin (nello stesso periodo Vincent “ritrae” anche la propria, di sedia), il quale aveva vissuto insieme a Vincent per tre mesi nella famosa Casa gialla di Arles, in un tentativo di sodalizio artistico. La loro fruttuosa ma difficile convivenza sarebbe però sfociata, come è noto, in una violenta lite che avrebbe portato Vincent dapprima ad aggredire l’amico e poi a rivolgere il rasoio verso se stesso, tagliandosi il lobo dell’orecchio. In seguito, i due artisti non si sarebbero più reincontrati.


Arles, novembre 1888 Olio su tela, 90,5x72,7 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

Notte stellata

Si tratta di una delle ultime opere realizzate in Provenza, prima di abbandonare Arles per Auvers-sur-Oise. Il cielo notturno è reso da spesse pennellate di blu cobalto e verde, punteggiato qua e là dai cerchi luminosi delle stelle. La materia pastosa in realtà tende ad assorbire la luce degli astri, che si trovano catturati da un vortice di linee e colori; solo la falce della luna e la stella bianca in basso appaiono più radiose, senza tuttavia riuscire a rischiarare il paesaggio che resta avvolto nelle tenebre della notte. In primo piano si stagliano le sagome nere di alcuni cipressi, alberi particolarmente amati da Van Gogh per la maestosa forma longilinea e per il colore cupo e intenso.


Saint-Rémy, giugno 1889 Olio su tela, 73,7x92,1 cm – New York, Museum of Modern Art

Autoritratto con orecchio tagliato

Tra l’ottobre e il dicembre del 1888 Van Gogh e Gauguin lavorarono insieme ad Arles. Lo stato nervoso di Van Gogh rende ben presto impossibile la collaborazione; troppo profonde sono le divergenze di visione sul valore della pittura e sugli artisti del tempo. Dopo una violenta discussione, il pittore olandese minaccia l’amico con un rasoio e poi si recide parte dell’orecchio sinistro. Il fatto spaventa Gauguin che abbandona Arles, dove la notizia si diffonde, provocando la richiesta dei cittadini di internare Van Gogh in un manicomio. Forse per un inconscio desiderio di riparare al fatto, questo dipinto rivela una stretta vicinanza alle soluzioni di Gauguin nelle ampie zone di colore stese uniformemente, “à plat”, e nella spessa linea di contorno scuro che racchiude l’immagine.


Arles ,1889 Olio su tela, 51x45 cm – Collezione privata

Vaso con dodici girasoli

Al motivo dei girasoli Van Gogh ha dedicato dodici tele che dovevano decorare le stanze della Casa gialla di Arles, dove il pittore aveva intenzione di lavorare insieme a Gauguin. La scelta dei girasoli può essere letta anche in chiave simbolica, visto il loro riferimento al sole, alla luce, e quindi al divino. Inoltre Gauguin apprezzava le tele dell’amico con i girasoli, ne possedeva già due. Di grande rilievo risulta la tecnica seguita, fatta di spesse e brevi pennellate, disposte a tarsie, similmente a quanto sperimentato in quegli anni da Cézanne. Si tratta di un gruppo di tele che potremmo definire “variazioni sul tema del giallo”. Per Van Gogh il blu cielo e il giallo “sono” il Sud: un classico contrasto di colori complementari che tocca il pittore in modo profondo: «La cupola del cielo è di un azzurro ammirabile, il sole ha dei raggi zolfo pallido ed è dolce e incantevole come la combinazione degli azzurri celesti e dei gialli dei quadri di Vermeer di Delft. Non riesco a dipingerne di così belli», scrive a Theo nei primi mesi di soggiorno ad Arles. In un’altra lettera afferma di aver trovato, in Provenza, un’«alta nota gialla». E quel giallo lo ritroviamo, in infinite varianti tonali, sotto forma di covone di fieno, casa d’abitazione, e appunto girasole.


Arles, 1888 Olio su tela, 92x73 cm – Monaco, Neue Pinakothek

Cipressi

Il motivo del cipresso ricorre nella pittura di Van Gogh soprattutto dopo il trasferimento nel Mezzogiorno della Francia, perché il verde cupo della pianta crea uno straordinario effetto di contrasto con le infuocate distese di grano: «Il cipresso», scrive a Theo, «è bello come legno e come proporzioni, è come un obelisco egiziano». Il dipinto viene eseguito dall’artista durante il periodo di ricovero nell’istituto di Saint-Rémy, non lontano da Arles, dopo l’aggravarsi delle condizioni psichiche. Qui Van Gogh, non potendo uscire, si dedica a dipingere il paesaggio circostante la casa di cura, il giardino e il chiostro, e ricava numerose copie da alcune stampe di Millet inviategli dal fratello.


Saint-Rémy, 1889 Olio su tela, 95x73 cm – New York, Metropolitan Museum of Art

Autoritratto

Il periodo trascorso nella casa di cura di Saint-Rémy si svolge per Van Gogh all’insegna di un lavoro costante, in modo da non perdere il contatto con la realtà. «La mia triste malattia», scrive a Theo, «mi fa lavorare con un furore sordo, molto lentamente, ma dal mattino alla sera senza interruzione». In questa fase il pittore sente di dover rinnovare la sua attenzione per la figura, poiché «è lo studio della figura che insegna a cogliere l’essenziale e a semplificare». Non disponendo di modelli, Van Gogh ricorre a se stesso o agli infermieri dell’istituto, oltre che alle riproduzioni a stampa di cui dispone.


Saint-Rémy, 1889 Olio su tela, 65x54,5 cm – Parigi, Musée d’Orsay

Vaso con iris su fondo giallo

Le nature morte con fiori sono un soggetto ricorrente nella pittura di Van Gogh, soprattutto fiori dai colori accesi, quali girasoli e iris. L’accordo per contrasto fra il blu-violetto e il giallo è uno dei preferiti di Van Gogh, che in questa composizione ripropone una stesura piatta e uniforme del fondo, con la linea di contorno a racchiudere le forme, ma va sottolineato soprattutto lo straordinario modo di giustapporre i diversi toni di blu-violetto dei petali, cifra peculiare della sua pittura. La tradizione della natura morta era antica ma ancora molto viva in Olanda, e Van Gogh non smetterà di praticare il genere nonostante i suoi spostamenti e le diverse influenze che avranno su di lui i colleghi impressionisti, divisionisti e lo stesso Gauguin.


Saint-Rémy, 1890 Olio su tela, 92x73,5 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

La chiesa di Auvers

All’inizio del 1890 Vincent van Gogh lascia l’istituto in cui era ricoverato a Saint-Rémy, in Provenza; le sue condizioni non sono migliorate di molto, ma sente il bisogno di tornare al Nord. In maggio giunge a Parigi per conoscere il nipotino Vincent Willem, figlio di Theo, per poi stabilirsi a Auvers-sur-Oise, vicino a Pontoise, mantenendosi il più possibile lontano dal frastuono della città. La chiesa gotica del paese offre a Van Gogh la possibilità di concentrarsi su nuovi contrasti cromatici: «Ho fatto un grande quadro con la chiesa del villaggio, in cui la costruzione sembra violacea contro un cielo blu profondo e piatto di puro cobalto; le vetrate sembrano delle macchie blu oltremare; il tetto è violetto e in parte arancione». Si accentuano, in questo periodo, le linee contorte e tormentate che avevano caratterizzato parte della produzione provenzale dell’artista.


Auvers-sur-Oise,1890 Olio su tela, 94x74 cm – Parigi, Musée d’Orsay

Ritratto del dottor Gachet

Van Gogh viene spinto dal fratello Theo a stabilirsi a Auvers-sur-Oise non solo per la bellezza del paesaggio, ma soprattutto perché lì risiede il dottor Paul-Ferdinand Gachet, medico e pittore dilettante, amante delle arti ed estimatore degli impressionisti, che presto diviene amico anche di Vincent. La presenza del medico dà nuova forza al pittore che nel giro di tre mesi esegue un’ottantina di quadri, fra cui diversi ritratti di Gachet e di sua figlia Marguerite. Alla sorella Wilhelmina in una delle ultime lettere scrive: «Vorrei fare dei ritratti che di qui a un secolo, alle genti future, possano sembrare come delle apparizioni. Perciò non cerco di ottenerlo con la rassomiglianza fotografica, ma tramite le nostre espressioni appassionate, usando come mezzo di espressione e di esaltazione del carattere la scienza e il gusto moderni del colore». È un’enunciazione di principio: la pittura rende visibile l’invisibile, non cerca una riproduzione esatta, per quello è nata ormai un’altra tecnica, la fotografia.


Auvers-sur-Oise 1890, Olio su tela, 66x57 cm – Parigi, Musée d’Orsay

Campo di grano con corvi

Uno degli ultimi dipinti realizzati da Van Gogh è questo campo di grano dalla pennellata vorticosa e tormentata. Un dipinto incompleto ma già sovraccarico di intensità emotiva, con una natura incombente fatta di masse di colore contrapposte: il giallo del grano che si apre come un mare in tempesta e il blu brillante ma cupo del cielo, su cui vorticano le macchie nere delle ali dei corvi. Le condizioni di salute di Van Gogh sono peggiorate. Una visita al fratello a Parigi lo lascia scosso per le difficoltà professionali di Theo e la salute cagionevole del nipotino Vincent. A proposito di questo quadro scrive: «Ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la tristezza, l’estrema solitudine». In uno di questi campi, di lì a pochi giorni, si sparerà una revolverata, e morirà due giorni dopo, assistito dal dottor Gachet e da Theo.


Auvers-sur-Oise, luglio 1890 Olio su tela, 50,5x103 cm – Amsterdam, Van Gogh Museum

VAN GOGH
VAN GOGH
Enrica Crispino