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un futuro a tempo
di valzer per claudel?

di Daniele Liberanome

Aggiudicazioni elevate per Camille Claudel con Il valzer nel 2013, più contenute negli anni successivi.
Ma se la qualità è alta potrebbero esserci ampi margini di risalita

Molto più di musa ispiratrice per Rodin, Camille Claudel (1864-1943) era una grande artista e i collezionisti lo sanno. Certo la sua disgraziata relazione col grande scultore parigino, la cui fine burrascosa finì per portarla in manicomio dove rimase dal 1913 fino alla morte e dove non produsse più nulla, tende a mettere in ombra il suo talento artistico. Eppure le sue doti vennero riconosciute perfino dall’arcinoto compositore Claude Debussy, con cui trascorse lunghe ore nel 1888-1889 tanto che si vociferò di un flirt fra i due. Va detto che lo stile della Claudel è legato a doppio filo con quello di Rodin: ambedue miravano a esprimere nel modo più intenso possibile i sentimenti dei soggetti rappresentati, ritraendoli in pose eloquenti e creando un’atmosfera di tensione e di mistero che rapisce il pubblico da generazioni. Claudel traeva non poca ispirazione dalla frequentazione con Rodin: dai disegni erotici alle sculture sensuali, tutto parla del suo rapporto scandaloso con il famoso artista più vecchio di lei di un ventennio, iniziato nel 1882 e protrattosi una decina di anni fra tira e molla. Celebre è Il valzer (La valse), bronzetto in cui i due ballerini paiono tanto avviluppati nel loro amore da diventare cosa unica e la danza assume un ritmo tanto incalzante da increspare i loro vestiti. L’ampia maggioranza dei venti prezzi più elevati della Claudel sono stati pagati per aggiudicarsi un esemplare proprio di quest’opera, che Camille creò in due versioni. Nella prima, fusa nel 1893, i vestiti si sollevano, si muovono fino a nascondere parte dei volti, come se la danza avesse dato alla testa ai due amanti, come se la coppia avesse abbandonato ogni razionalità. Nella seconda versione, i busti sono scoperti a sottolineare l’erotismo di quel valzer, mettendo a nudo i desideri carnali dei due. L’unica fusione in bronzo dello stampo realizzato per la prima versione è stato messo in asta da Sotheby’s a New York il 19 giugno 2013, e venduto per 6 milioni di euro, triplicando le stime massime iniziali e fissando il record per l’artista. L’asta era di quelle propizie, visto che il risultato fu ben al di sopra delle quotazioni più alte della Claudel. Infatti il massimo raggiunto da un esemplare della seconda versione di Il valzer è 1,4 milioni di euro con cui venne aggiudicato sempre da Sotheby’s New York e sempre nel fortunato 2013 (stavolta il 7 maggio). Anche qui, il risultato finale superò decisamente la stima massima, sospinto dalla fama della venditrice, Catherine Vedovi, nota imprenditrice della ristorazione a Los Angeles e membro del board del prestigioso museo di arte contemporanea della città (Moca - Museum of Contemporary Art). Certo è che un altro bronzo di quella stessa versione con qualche variante, concepito nel 1895 e fuso nel 1905, è stato aggiudicato un paio di anni fa per 1,3 milioni di euro (Sotheby’s, New York, 5 maggio 2015), cifra più contenuta che alimenta l’ipotesi di un mercato della Claudel in trend “negativo”. È solo parzialmente vero. In realtà quell’opera da 1,3 milioni di euro aveva tracce di patina dorata, una scelta cromatica che incontra meno consensi tanto è vero che un altro bronzetto della stessa serie e con una patina dorata più evidente, è stato aggiudicato da Christie’s di New York il 12 novembre 2015 per 987mila euro. La cifra non è indifferente, ma minore dei più cari esemplari di Il valzer e comunque a livello della stima minima.
Altro soggetto di notevole appeal per i collezionisti è L’abbandono (L’abandon), dal forte taglio autobiografico ma allo stesso tempo ricco di riferimenti ai miti indiani e greci. L’opera venne concepita nel 1886, quando la storia d’amore con Rodin navigava in buone acque, e fusa nel 1905 circa, quando Claudel era agli apici della notorietà. Raffigura una giovane donna in ginocchio, che ci riporta col pensiero a Camille ma che sarebbe la protagonista di un antico testo indiano - rivisto e rielaborato dal poeta Kalidasa (vissuto probabilmente tra il IV e il V secolo d.C.) - perdutasi nella foresta, che viene ritratta proprio nel momento in cui si riunisce al marito ben più anziano di lei, un po’ come Rodin rispetto alla Claudel. In alternativa, la scena sarebbe l’“apex” del mito di Vertumno e Pomona, in cui il dio fintosi femmina si rivela per quello che è alla donna che aveva finalmente sedotto. Qualsiasi sia il riferimento, L’abbandono tratta del momento in cui due innamorati di età diverse gettano ogni maschera e si abbandonano al loro sentimento, con la donna in una posizione subalterna. L’opera è corposa, alta ben 67 cm, e uno dei suoi diciotto esemplari è andato in asta da Artcurial di Parigi il 7 febbraio 2015 e aggiudicato per 830mila euro. Certo, il 4 maggio 2006 da Sotheby’s a New York era andata meglio per un altro esemplare dello stesso soggetto passato di mano per 1,3 milioni di euro, e da Christie’s di Londra un altro ancora aveva superato gli 1,2 milioni di euro, ma era il 6 febbraio del solito 2013 e quei tempi sono chiaramente passati.
Più utile per capire il futuro del mercato della Claudel, sarà seguire l’asta di Artcurial a Parigi il 27 novembre prossimo in cui viene proposto un altro Abbandono stimato 600- 800mila euro; se l’aggiudicazione supererà la stima massima e quindi il valore raggiunto nella stessa sala un paio di anni fa, significherà che le quotazioni di Claudel sono in salita.
Camille fu capace anche di creare opere non riferite al suo amore per Rodin, seppur frutto del lavoro svolto in una fase di solitudine che considerava temporanea. Nel 1895, quando trascorse da sola l’estate in un castello nella zona della Loira dove si era più volte trovata con Rodin, produsse una serie di sculture raffiguranti la testa della nipote del padrone di casa, che poi nominò La piccola castellana (La petite châtelaine). L’intensità dello sguardo della bambina, la tensione dei tratti del viso rivolto verso l’alto, colpiscono chiunque la osservi. Una versione in marmo bianco, scolpita nel 1895 e ovviamente un pezzo unico, è stata aggiudicata da Christie’s il 12 maggio dell’anno scorso per ben 1,25 milioni di euro, superando la stima. Come a dire che il mercato della Claudel è in discesa, ma non quando la qualità è elevata.



Il valzer, prima versione (1892), fusione nel 1893.

L’abbandono (1886), fusione di questa versione nel 1905 circa.

Il valzer, seconda versione (1895), fusione nel 1905

ART E DOSSIER N. 348
ART E DOSSIER N. 348
Novembre 2017
In questo numero: PICASSO E TOULOUSE-LAUTREC tra Madrid e Milano. VISIONE E INGANNO Escher e Cartier-Bresson. IN MOSTRA: Arte ribelle a Milano, De Stijl, Dutch Design e Dutch Masters in Olanda, Cuno Amiet a Mendrisio, Peyton e Claudel a Roma, Van Gogh a Vicenza, Rinascimento giapponese a Firenze.Direttore: Philippe Daverio