GRAN FINALE

Il 4 novembre 2011 si inaugura al Guggenheim Museum di New York All, la prima antologica di Maurizio Cattelan, il quarto artista italiano vivente ad avere il privilegio di esporre in uno dei musei più prestigiosi del mondo dopo Mario Merz, Enzo Cucchi e Francesco Clemente.

Ma differenza degli altri tre, Cattelan modifica radicalmente la relazione tra museo e pubblico con un allestimento rivoluzionario, del tutto consono alle sue attitudini ribelli. 

Le centoventotto opere esposte sono tutte legate al lucernario del Guggenheim, a ventuno metri di altezza, attraverso delle corde, secondo un procedimento che l’artista ha già utilizzato in altre occasioni, sia per Novecento che per i manichini di bambini impiccati, tanto che la curatrice descrive l’installazione come “un’esecuzione di massa” che potrebbe quindi sottolineare il desiderio dell’artista di interrompere la sua carriera, come di fatto è avvenuto dopo la mostra.

Veduta della prima mostra antologica di Maurizio Cattelan All al Solomon R. Guggenheim Museum di New York (4 novembre 2011 - 22 gennaio 2012).

«Una retrospettiva è sempre un’occasione per riflettere, per vedere riunite in un colpo solo una serie di cose che in precedenza si sono potute vedere solo una alla volta», spiega l’artista. L’impressione è molto forte, simile a una cascata di giocattoli per giganti che fuoriescono dal ventre di una balena, come Pinocchio e Geppetto nell’omonimo romanzo di Collodi. Un favoloso “coup de théâtre”, che attira migliaia di persone, incantate davanti alle opere più importanti della carriera di Cattelan, che vengono presentate tutte allo stesso livello, senza gerarchie, quasi come se si trattasse di un’opera unica. Anzi, di un ultimo atto, visto che dopo la mostra l’artista decide di smettere di lavorare. «Ho sempre considerato il fatto di essere artista come un mestiere, e niente mi impedisce di cambiare mestiere». E in effetti Cattelan di mestieri ne ha fatti diversi durante la sua carriera, a cominciare da quando ha organizzato una finta biennale nel 1999: si trattava della VI Biennale dei Caraibi, e si è risolta in una vacanza di otto giorni per dieci artisti internazionali sulle spiagge tropicali di Saint Kitts, nelle Piccole Antille. O quando ha fondato la rivista “Permanent Food” nel 1995, insieme a Dominique Gonzalez-Foerster, composta solo da immagini rubate ad altri media, che l’artista descrive come «un magazine di seconda generazione».


Un’altra veduta della prima mostra antologica di Maurizio Cattelan All al Solomon R. Guggenheim Museum di New York (4 novembre 2011 - 22 gennaio 2012).

Per non parlare della Wrong Gallery, aperta a New York dal 2002 con Massimiliano Gioni e Ali Subotnick, che in cinque anni di vita ha esposto opere e performance di quaranta artisti internazionali (tra i quali Paul McCarthy, Lawrence Wiener, Pawel Althamer, Paola Pivi e altri) in uno spazio minuscolo nel cuore di Chelsea. O di “Toilet Paper”, la rivista che ha fondato con il fotografo di moda Pierpaolo Ferrari: a differenza di “Permanent Food” ogni immagine è stata prodotta dall’artista-editor, e corrisponde a una filosofia precisa. «Al di là del significato della rivista come tale, credo che possa esistere un’estetica Toilet Paper, uno stile che è possibile applicare a tutto, a una festa, al tempo libero, alle vacanze». Come se non bastasse, Cattelan è stato anche impegnato come curatore di mostre significative, come la quarta Biennale di Berlino, Of Mice and Men (2006), che ha curato con Gioni e Subotnick, oppure Shit and Die al Palazzo Cavour di Torino nel 2014, in occasione della fiera Artissima. Ma la pausa dalla produzione artistica non è durata troppo a lungo: cinque anni dopo la sua antologica torna “sul luogo del delitto” ed espone in uno dei bagni unisex del Guggenheim Museum di New York America (2016), un wc interamente rivestito d’oro massiccio, che secondo l’artista concluderebbe un ciclo ideale, cominciato con Fontana (1917) di Marcel Duchamp per proseguire con Merda d'artista (1961) di Piero Manzoni. Nel frattempo è stato protagonista di un’ampia antologica alla Monnaie di Parigi (21 ottobre 2016 - 8 gennaio 2017), curata da Chiara Parisi, che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica. E il futuro? «Voglio solo essere in grado di poter rinegoziare il mio posto nel mondo dell’arte, nella società», dichiara, per poi aggiungere: «L’unica cosa che possa salvarti è continuare a essere onesto con te stesso».

CATTELAN
CATTELAN
Ludovico Pratesi
Un dossier dedicato a Maurizio Cattelan. In sommario: Un artista per caso; Il fallimento come strategia; Lo zoo di Cattelan; La politica non è il mio mestiere; Autoritratto dell'artista (da bambino); Gran finale; La parola all'artista. Come tutte le monografie della collana Dossier d'art, una pubblicazione agile, ricca di belle riproduzioni a colori, completa di un utilissimo quadro cronologico e di una ricca bibliografia.