Finestre sull'Arte


il cosmo magico
di Leonardo

Intervista di Federico D. Giannini

Dottor Ciatti, l’intervento sull’Adorazione dei magi è durato ben cinque anni e mezzo: quali sono stati i principali ostacoli o le maggiori difficoltà che avete incontrato lungo il percorso, o comunque quali le parti più impegnative del lavoro?

Per mettere a punto un intervento occorre intanto una fase di studio e di ricerca, quindi il tempo rimanente è stato dedicato a un’esecuzione molto meditata, perché la pulitura è sempre un atto critico, molto complesso. Il progetto poi ha riguardato due aspetti: la struttura lignea, che aveva grossi problemi, e la superficie pittorica che era ormai quasi del tutto illeggibile per un accumulo di materiali non originali stratificatisi sopra nei secoli a causa dei vari interventi di manutenzione. Naturalmente, oltre a questo, sia in fase di preparazione e di studio, sia nel corso del restauro, sono state raccolte importantissime osservazioni e analisi per la ricostruzione di quella che è la tecnica artistica di Leonardo, del suo processo creativo, dei suoi continui cambiamenti.


Parlando proprio del processo creativo, quali nuove informazioni abbiamo ottenuto in proposito grazie a questo intervento?

Soprattutto le diverse fasi di costruzione della pittura, a cominciare dalla costruzione degli strati della preparazione, che non si conoscevano. E poi le varie fasi di disegno: c’è una prima impostazione prospettica molto rigorosa con sottili incisioni, poi una prima fase disegnativa lineare, una prima fase di ombreggiature azzurrognole, una seconda fase disegnativa a pennello, una seconda fase di ombreggiatura che è quella che si vede in molte parti, di colore oggi apparentemente più sull’ocra-marrone, e infine ci sono le parti più avanzate con già delle luci, della biacca usata per dare massima luminosità in alcuni punti: sono zone in cui il processo di costruzione è finito e attende solo la velatura dei colori locali.

Se lei volesse indirizzare un osservatore non esperto, a cosa gli consiglierebbe di prestare particolare attenzione nell’analisi del dipinto?

All’osservatore direi di guardare anzitutto lo sfondo, perché nella parte alta, nel cielo e negli alberi, a differenza del resto del dipinto, c’è un inizio di applicazione di colore locale. In questa zona abbiamo trovato una patina volutamente pigmentata con del nero diluito in modo da ottenere una velatura grigiastra, coprente: qui, secondo me, si è voluta nascondere questa disomogeneità dei livelli, in modo da avere tutto l’insieme dell’opera apparentemente allo stesso livello di conduzione. Altra cosa da vedere è il rilievo plastico delle figure e dello spazio in cui ruota questa serie di figure che circondano i personaggi dell’evento sacro qui narrato, che costituiscono la parte artisticamente più significativa.


Marco Ciatti, direttore dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, ci svela nuovi punti di osservazione dell’Adorazione dei magi di Leonardo dopo il lungo restauro



A proposito della mostra, che si è voluta intitolare Il cosmo magico di Leonardo da Vinci, qual è questo “cosmo magico” di Leonardo che si è meritato il titolo dell’esposizione e che si vuole cogliere dal dipinto restaurato?
Credo che con questo titolo i colleghi degli Uffizi abbiano voluto fare un gioco di parole tra “magi” e “magico”, con il “cosmo” che potrebbe essere questa turba di persone che ruota attorno ai personaggi principali, e questo forse è uno dei significati dell’opera dal punto di vista iconologico: Leonardo non dipinge realmente la storia narrata dai Vangeli, perché tutti i personaggi che appaiono non figurano nella storia. Probabilmente Leonardo voleva rifarsi agli scritti di sant’Agostino rappresentando l’umanità nei confronti della venuta di Cristo, con i vari cambiamenti del mondo conseguenti all’evento e al nuovo messaggio che Cristo porta con la sua nascita. Questo è il significato, secondo me, che i colleghi hanno voluto dare ed è sicuramente molto suggestivo.

Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei magi restaurata

a cura di Eike D. Schmidt, Marco Ciatti e Daniela Parenti
Firenze, Gallerie degli Uffizi
fino al 24 settembre
orario 8.15-18.50, chiuso lunedì
catalogo Giunti
www.uffizi.it

ART E DOSSIER N. 344
ART E DOSSIER N. 344
GIUGNO 2017
In questo numero: MOSTRE PER L'ESTATE Hirst a Venezia, Indiana a Lugano, Documenta ad Atene, Giacomelli a Bergamo, Il colore a Rivoli e a Torino. Picasso a Parigi e a Napoli, Sassoferrato a Perugia, Il Colosseo a Roma. Bergamo celebra Baschenis. In ricordo di Kounellis. Direttore: Philippe Daverio