Grandi mostre. 1
Matisse a Torino

il maestrogli amici,
gli eredi

Se è innegabile che Matisse abbia mantenuto un’impronta unica, è pur vero che le relazioni tra il maestro francese e gli artisti a lui contemporanei sono fondamentali per cogliere l’essenza della sua poetica e lo “spirito del tempo”. Da questa premessa è nata la mostra di palazzo Chiablese qui presentata dalla curatrice.

Cécile Debray

La figura di Matisse domina l’arte della prima metà del XX secolo. Prolifico, curioso e socievole, è stato per tutto il corso della sua carriera al centro dei dibattiti della scena artistica: di volta in volta capogruppo dei fauves, osservatore critico del cubismo, discepolo e amico dei più vecchi Signac, Renoir, Maillol, Bonnard, maestro d’accademia e per tutta la generazione degli espressionisti europei, rivale di Picasso, precursore di un’arte astratta per giovani artisti quali, a New York, gli esponenti dell’espressionismo astratto o, in Francia, del movimento Support/Surface. 

La mole della sua corrispondenza conservata negli Archives Matisse e via via pubblicata fa capire quanto il mondo da lui frequentato tanto a livello sociale quanto sul piano delle amicizie fosse essenzialmente quello dell’arte. 

Nonostante il classico confronto con Picasso, il pittore della Danza è tuttavia, molto spesso, percepito e presentato come una personalità singolare, unica e isolata, come un maestro la cui influenza sugli altri è manifesta. Questa immagine di “maestro” si costruisce molto presto, fin dalle sue prime esposizioni pubbliche all’inizio del Novecento e la ben nota testimonianza di Fernande Olivier, la compagna di Picasso, ne spiega chiaramente la genesi: «Matisse, molto più vecchio, serio, circospetto, non aveva le idee di Picasso. “Polo nord” e “Polo sud”, diceva lui parlando di loro due. Il vero tipo del grande maestro: viso dai tratti regolari con un barbone dorato, Matisse era simpatico. Sembrava però sottrarsi agli sguardi dietro ai suoi grandi occhiali, proteggendo l’espressione dei suoi occhi ma parlando a lungo non appena si cominciava a discutere di pittura. Discuteva, asseriva, voleva convincere.


Le opere illustrate in questo articolo sono conservate a Parigi nel Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou. Henri Matisse, Lorette con tazza di caffé (1917).

«Matisse non aveva le idee di Picasso. “Polo nord” e “Polo sud”, diceva lui parlando di loro due» (Fernande Olivier)


Aveva già una quarantacinquina d’anni, molto sicuro di sé al contrario di Picasso, che era timido, sempre un po’ contrariato e infastidito in quel genere di riunioni. Matisse brillava e si imponeva. Erano i due artisti da cui ci si attendeva di più»(1)
Arrivato tardi alla pittura, e dunque in qualità di uomo maturo, sviluppando un pensiero sulla pittura e l’arte che gli fa avere un ascendente intellettuale sui suoi condiscepoli negli atelier, Matisse si impone molto presto, fin dai suoi esordi nell’atelier di Gustave Moreau, come un’autorità intellettuale e artistica. La forza radicale della sua pittura, il sorprendente rinnovarsi della sua opera alla svolta degli anni Trenta e, in certa misura, il posto preponderante che occupa con altri come Picasso o Braque nell’elaborazione ideologica di un’arte moderna francese a partire dalla prima guerra mondiale spiegano perché Matisse goda di un’aura eccezionale, che lo isola nettamente dal resto del contesto artistico che ciononostante è pur sempre il suo. 
Mediante una scelta fatta a partire dall’abbondante collezione del Musée National d’Art Moderne - Centre Pompidou, ci è sembrato stimolante contrastare questa idea della “torre d’avorio” e mostrare le opere di Matisse attraverso il contesto preciso delle amicizie e degli scambi artistici del pittore. Così, tramite il confronto visivo tra opere coeve di Matisse e di artisti con i quali aveva mutui rapporti, è possibile cogliere allo stesso tempo gli scambi sottili di influenze reciproche o di fonti comuni, ma anche una sorta di “spirito del tempo” nel quale sono immersi Matisse e gli altri e che pone degli interrogativi su momenti fin qui poco studiati, come, in particolare, il modernismo degli anni Quaranta e Cinquanta. C’è innegabilmente un’espressione plastica comune nelle opere di Léger, Dufy, Le Corbusier, Matisse o anche Picasso, che non sarebbe facile riassumere facendo ricorso ad alcune caratteristiche stilistiche come la tavolozza di colori primari, la stilizzazione monumentale e decorativa del disegno, un’iconografia umanista e che trova una risonanza particolare in un contesto politico-culturale più vasto.

Il testo di questo articolo è stato tradotto dal francese da Enrica Crispino.

(1) F. Olivier, Picasso et ses amis, Parigi 1933, pp. 102-103.

Henri Matisse, L’algerina (1909);


Pablo Picasso, Nudo con berretto turco (1955).

Questo l’elenco delle sezioni della mostra torinese, Matisse e il suo tempo, in corso a palazzo Chiablese fino al 15 maggio. 

“I Moreau”. La mostra si apre con gli esordi di Matisse e i solidi legami che l’artista stringe allora con i condiscepoli dell’atelier di Gustave Moreau all’Ecole des Beaux-Arts: Marquet, Camoin, Manguin. All’epoca dipingono insieme delle serie di dipinti a partire dagli stessi soggetti - caffettiere, i lungosenna visti dall’atelier, modelle nell’atelier o esercizi di copia al Louvre -, uniti dall’insegnamento del più liberale degli atelier di Parigi. 

“Il fauvismo”. Un soggiorno nel Midi, a Collioure, nell’estate del 1905, segna l’inizio dell’avventura del fauvismo sotto l’egida di Matisse. Lo scandalo provocato dalla mostra delle tele dai colori puri di Matisse e dei suoi amici Henri Manguin, André Derain, Maurice de Vlaminck, Charles Camoin e Albert Marquet al Salon d’Automne del 1905, appunto, segna la nascita del fauvismo a cui aderiscono l’anno seguente i giovani Braque e Dufy. 

“Polo nord - Polo sud. Matisse e il cubismo”. Matisse, che si è vivamente opposto alla svolta cubista di Braque nel 1908 e alla sua amicizia con Picasso, ammette tuttavia ben più tardi che: «Il cubismo discende da Cézanne che diceva che tutto è cilindrico o cubico. Era un’epoca in cui non ci sentivamo imprigionati in uniformi di nessun tipo, e tutto ciò che di nuovo e audace potevamo scoprire nel quadro di un amico apparteneva a tutti»(2). Nel settembre 1914, Matisse, non mobilitato per la guerra, rimasto nelle retrovie, parte per Collioure dove ritrova Juan Gris. I quadri allora realizzati sono fortemente segnati dalla riflessione portata avanti da Picasso, Braque e Gris dal 1909-1910.


Henri Matisse, Pont Saint-Michel (1900 circa).


André Derain, Il sobborgo di Colllioure (1905).

(2) H. Matisse, Ecrits et propos sur l’art, Parigi 1972, p. 120.

«Era un’epoca in cui tutto ciò che di nuovo e audace potevamo scoprire nel quadro di un amico apparteneva a tutti» (Matisse)


“Gli anni di Nizza, riletture”. Dopo il tumulto degli anni parigini, Matisse si stabilisce alla fine del 1917 a Nizza, offrendosi la possibilità di un nuovo inizio. In quella regione dal clima privilegiato, Matisse incontra Auguste Renoir, visita frequentemente l’atelier di Maillol, ritrova il suo amico Pierre Bonnard. Si moltiplicano in questo periodo ritratti e composizioni intimiste attorno alla figura umana, nei quali l’artista torna a interrogare le prime fonti della sua opera, ossia l’impressionismo, studiando gli ultimi dipinti di Renoir e Monet. 

“Il pittore delle odalische”. Allo stesso tempo, segnato dai suoi soggiorni in Marocco, Matisse reinventa nella linea di Delacroix il tema esotico dell’odalisca. Le sue modelle sono vestite di abiti colorati orientaleggianti. Lo spazio è messo in scena attraverso un gioco di accessori, di fiori e di tessuti e conferendo all’insieme un’atmosfera lasciva e lussureggiante. Lo stesso Picasso confiderà dopo la scomparsa di Matisse: «Quando Matisse è morto, mi ha lasciato in eredità le sue odalische, ed è questa la mia idea dell’Oriente, benché io non ci sia mai stato»(3)

“Il desiderio della linea. Matisse e il surrealismo”. Il dipinto di Matisse Il sogno, del 1935, con i suoi accordi sottili e teneri di azzurro e di rosa, il suo soggetto, il disegno lineare e stilizzato della figura dalle mani amplificate, è portatore di un onirismo molto apprezzato all’epoca. Il tema del sogno e l’automatismo del disegno o della scrittura, largamente sviluppati e privilegiati dai surrealisti fin dall’inizio degli anni Venti, sono, qualche anno più tardi, la caratteristica di qualunque espressione artistica moderna, in particolare nelle opere di Picasso, di Masson o di Miró. 

“Dipingere la pittura. Gli atelier di Matisse”. Gli anni Quaranta segnano la stagione del ritorno alla pittura e degli “interni” di Vence. Matisse pone nuovamente al centro del suo lavoro il motivo della finestra. La rappresentazione dell’atelier costituisce all’epoca un tema ricorrente per molti artisti - Picasso, Braque, Dufy o Giacometti - come immagine riflessiva e autoreferenziale della pittura in cui si combinano affermazione del “mestiere”, spazio ove ritirarsi e della concentrazione di fronte alla follia del mondo, e infine spazio mentale. 

“Il Modernismo. La svolta degli anni Trenta”. Alla svolta della seconda guerra mondiale, i grandi artisti figurativi - Matisse, Léger, Picasso, Dufy - modificano il loro stile inclinando verso un trattamento grafico più sciolto e schematico, verso una tavolozza di colori primari che fanno impercettibilmente eco al linguaggio modernista di Le Corbusier o di Mondrian. Così i dipinti di Matisse realizzati dopo la grande decorazione per Barnes ritrovano una nuova economia formale che oggi si collega chiaramente all’estetica degli anni Cinquanta.


Henri Matisse, Ritratto di Greta Prozor (1916).

(3) Appunti di Roland Penrose, dicembre 1954, Edimburgo, Roland Penrose Archives.

“Il lascito di Matisse all’astrattismo. L’ultimo Matisse”. Nel 1947, Matisse inventa un nuovo procedimento tecnico, il guazzo ritagliato che gli permette di ritagliare “al vivo” nel colore. Le nuove problematiche che Matisse genera avranno conseguenze considerevoli sul lavoro degli artisti delle generazioni successive, espressionisti astratti come Rothko o Sam Francis, i protagonisti di Support/Surface come Bioulès, Viallat o Pincemin ma anche Hantaï e molti altri ancora. Grazie alla diffusione della sua opera negli Stati Uniti per merito del figlio Pierre (che aveva aperto una prestigiosa galleria d’arte a New York), alle mostre delle sue opere tarde in Francia e al complesso decorativo e architettonico della cappella di Vence, l’arte di Matisse feconda l’arte del XX e del XXI secolo.


Fernand Léger, La ballerina blu (1930).


Gino Severini, Autoritratto (1912-1960).

Matisse e il suo tempo

a cura di Cécile Debray
Torino, palazzo Chiablese
Piazzetta reale
fino al 15 maggio
orario 9.30-19.30, lunedì 14.30-19.30, giovedì 9.30-22.30
telefono 011-0240113
catalogo 24 ORE Cultura - Gruppo 24 Ore
www.mostramatisse.it

ART E DOSSIER N. 331
ART E DOSSIER N. 331
APRILE 2016
In questo numero: SGUARDI L'occhio nell'arte tra mito e fascinazione. STEREOTIPI Immagini d'oriente nella pittura occidentale. MITI D'OGGI Puer aeternus Murakami. LONDRA Nuove sale al V&A. IN MOSTRA Piero della Francesca a Forlì, Correggio e Parmigianino a Roma, Severini a Mamiano, Matisse a Torino.Direttore: Philippe Daverio.