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IL POTERE CARISMATICO
DELLE ROVINE

di Leonardo Piccinini

La forza delle rovine è il titolo di una bella mostra, in corso fino al 31 gennaio 2016, presso il Museo nazionale romano - Palazzo Altemps: utile occasione per riflettere sull’ambiguità dell’interpretazione e delle suggestioni etiche ed estetiche che le rovine architettoniche suscitano in noi. Ambigua è pure l’emozione che si prova nel visitare uno dei monumenti più affascinanti dell’antica Fano (in provincia di Pesaro e Urbino), la chiesa di San Francesco. Il centro storico della città marchigiana, denso di testimonianze artistiche, riflette l’importanza dell’antica Fano romana e malatestiana. Nei primi vent’anni del Quattrocento Pandolfo III Malatesta, detto il Grande, approfittando della debolezza viscontea, riuscì a impadronirsi di Bergamo e Brescia, ritirandosi poi tra codici miniati e dotti umanisti a Fano e lasciando alla sua morte la signoria al figlio Sigismondo Pandolfo; questi, grande condottiero (Ezra Pound lo definì «il miglior perdente della storia» per non essere riuscito, nonostante i poderosi sforzi, a realizzare il suo megalomane progetto di dominio), legò per sempre il suo nome al cantiere del Tempio malatestiano di Rimini, concepito da Leon Battista Alberti.

Le rovine possono suscitare fascino?
Che dire della chiesa di San Francesco a Fano, colpita dal terremoto del 1930 e custode di una tomba attribuita a Leonbattista Alberti?



E proprio all’Alberti è attribuita l’elegantissima tomba voluta da Sigismondo per il padre Pandolfo, oggi collocata sotto il portico di San Francesco a Fano: la chiesa, di origine medievale, trasformata in età barocca e nell’Ottocento, fu semidistrutta dal pesantissimo terremoto che colpì le Marche nel 1930. L’ampia navata è tuttora scoperchiata e inaccessibile: fotografatissima per l’affascinante carattere di rovina, è però vittima del degrado atmosferico, di piante infestanti e della presenza di piccioni che nidificano proprio sulle Arche malatestiane. È dunque necessario un delicato intervento di salvaguardia che tenga conto della speciale atmosfera del luogo, ne valorizzi l’architettura e permetta la protezione degli antichi sarcofagi.


La tomba di Pandolfo III Malatesta attribuita a Leon Battista Alberti, fatta realizzare dal figlio Sigismondo nel 1460 e collocata sotto il portico di San Francesco.

San Francesco a Fano, in rovina dal terremoto del 1930.

ART E DOSSIER N. 327
ART E DOSSIER N. 327
DICEMBRE 2015
In questo numero: ARTE GLOBALE Dalla Gallia romana alla nascita del gotico secondo Daverio, al mito dei grattacieli. MONZA Il ritorno di Teodolinda. IN MOSTRA Bosch/Brueghel, Balthus, Ai Weiwei.Direttore: Philippe Daverio