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piccoli prezzi
per grandi opere

di Daniele Liberanome

Anticonformista nella vita come nell’arte, Licini ha attraversato figurativismo e astrattismo fino a creare un suo mondo fantastico

Mistero, ma non troppo: perché il mercato di un maestro come Osvaldo Licini (1894-1958) non cresce come per Boetti, Fontana o Manzoni? Eppure Licini ha vissuto a lungo nella Parigi di Modigliani e di Picasso, li ha frequentati, ha esposto con loro ed è diventato una celebrità internazionale. E comunque, ha sempre mantenuto forti legami con la natia zona di Ascoli Piceno, una garanzia per la postuma formazione di un polo di studio e di mostre permanenti che fungano da centro propulsore per il mercato. E difatti esistono la Casa museo Osvaldo Licini e il Centro studi Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado, paese natale dell’artista, e la Galleria d’arte contemporanea Osvaldo Licini, che ospita una vasta collezione, ad Ascoli. Anche troppo, a veder bene, perché al mercato non piace il pluralismo: preferisce un unico luogo, un punto a cui riferirsi per le autentiche e l’organizzazione di mostre.

Così non è accaduto per Licini, forse anche a causa del suo carattere schivo, del suo attaccamento al borgo di Monte Vidon Corrado, della scarsa frequentazione dei mercanti, soprattutto dopo la guerra. Uno dei maggiori collezionisti italiani mi ha raccontato che, per acquistare due tele del maestro, aveva dovuto prendere la bicicletta e inerpicarsi su per le montagne fino a casa sua.

Ma c’è dell’altro: le opere più intriganti, più note, più riconoscibili di Licini appartengono al periodo del figurativismo fantastico, sono popolate da strane creature, inquietanti, espressioni del suo spirito libero. Tutte e dieci i suoi top lot sono di questo genere. Lo è Amalassunta n. 1, così intitolata riprendendo il nome della regina ostrogota e divinità mitologica femminile che impersona l’eros e la vita oltre la morte. L’opera, esposta alla Biennale del 1950, snodo importante nella carriera di Licini, è stata aggiudicata il 24 novembre 2009 da Christie’s Milano per 391mila euro. È questo il record dell’artista in asta, tuttora, a quasi sei anni di distanza. Ebbene, altri artisti figurativi italiani del Novecento stanno subendo lo stesso infelice trattamento da parte dei collezionisti. Giorgio de Chirico, un altro gigante con problemi di autentica, ha un record in asta che detiene dal 2009 (Il Ritornante, Christie’s, Parigi, 23 febbraio 2009, venduto per 9,8 milioni di euro); la più cara opera di Filippo de Pisis è passata di mano un decennio fa per 200mila euro (Natura morta marina, Artcurial, Parigi, 25 ottobre 2005). Perfino Giorgio Morandi ha un record vecchio di otto anni (gli oltre 2 milioni di Natura morta, Christie’s, Londra, 18 giugno 2007), seppur sia spinto da un centro di studi ben attrezzato e nonostante sia stabilmente agganciato al treno vincente delle Italian Sales, le aste di arte italiana del Novecento che si tengono a Londra in ottobre.

I gusti dei collezionisti, insomma, stanno virando verso l’astratto, soprattutto per gli artisti italiani. Così un quadro simile ad Amalassunta n. 1, cioè Amalassunta su fondo blu, dipinto nello stesso anno, esposto alla Biennale e anch’esso dallo sfondo prevalentemente blu, è stato aggiudicato recentemente per appena 150mila euro (Sotheby’s, Milano, 22-23 maggio 2013). Anzi, il prezzo finale è andato ben oltre le stime, ciò sta a indicare che i mercanti si aspettavano un interesse ancora minore. Certo, il Licini del primo dopoguerra era un pittore astratto e non poche sono le opere astratte che ci ha lasciato, ma il loro equilibrio fra cromatismo e geometria non ha mai colpito, esse non sono mai apparse troppo originali e creative. Il risultato è che l’opera più cara del genere è Marina con vela, aggiudicata da Sotheby’s a Milano nel lontano 23 novembre 2004 e per non più di 62mila euro, a livello della stima minima. E si tratta perfino di una quotazione insolitamente elevata, motivo per cui i venditori, sfiduciati, raramente portano in asta questo tipo di opere.

Ancora peggiore è la situazione per i quadri giovanili decisamente figurativi. Si passa dai 49mila euro, valore massimo di aggiudicazione per una natura morta (Dorotheum, Vienna, 25 novembre 2008) o per un soggetto umano dal sapore surrealista (Marina di Saint-Tropez, Sant’Agostino, 20 novembre 2006), ai 60mila euro per un paesaggio (Porro, Milano, 26 luglio 2008), ma come caso del tutto isolato. Tutte aggiudicazioni che, come al solito, risalgono a diversi anni fa.

Cosa fare, allora? Rinunciare a collezionare un grande maestro come Licini? Niente affatto. Conviene concentrarsi sui valori attuali di mercato che sono di un buon 30% inferiori a quelli dei momenti migliori e aspettare che qualche mostra di peso, o un maggior accordo fra studiosi e autenticatori, dia nuovo slancio al mercato. Nel frattempo trarre godimento dal fatto che con cifre relativamente contenute è possibile portarsi a casa opere di grande profondità e bellezza.


Amalassunta n. 1 (1949).

ART E DOSSIER N. 322
ART E DOSSIER N. 322
GIUGNO 2015
In questo numero: ESPRESSIONISMO In mostra a Genova tra avanguardia e Bohème. L'ARTE, LA GUERRA E LA PACE: Dai pittori garibaldini a Yoko Ono. PHILIPPE DAVERIO La follia della Grande Guerra. IN MOSTRA Visconti e Sforza, Illustrazione di guerra.Direttore: Philippe Daverio