Architettura per l'arte


L’ATELIER DI UN NUOVOUMANESIMO

di Aldo Colonetti

Da gennaio di quest’anno, a Milano è nato Meet, il primo Centro internazionale italiano per rendere accessibile la cultura digitale.
Un luogo di incontro, condivisione, creatività e inclusione

La cultura digitale è fondamentale in questo momento drammatico del nostro paese e del mondo intero; il coronavirus ci ha costretto a fare i conti con una condizione di vita e di lavoro mai apparsa dal secondo dopoguerra a oggi sulla faccia della terra. D’ora in avanti, progettare, lavorare e sperimentare cultura avranno altri significati e probabilmente altre procedure nelle quali i linguaggi della comunicazione e delle relazioni, fondati sul modello digitale, avranno un peso specifico determinante: i musei, le attività formative, la conoscenza in generale dovranno mettere in atto nuovi strumenti, dialogando sempre e comunque con la materialità delle “cose”.
Da questo punto vista, è fondamentale l’apertura a Milano del Meet, il primo Centro internazionale per la cultura digitale in Italia, che vede la luce grazie alla stretta collaborazione di due realtà, uniche e straordinarie nel panorama del nostro paese, come la Fondazione Cariplo e Meet The Media Guru, piattaforma di idee ed eventi fondata da Maria Grazia Mattei, attiva dal 2005 nell’ambito della ricerca tecnologica. Il nuovo spazio museale, diretto dalla stessa Mattei, farà in modo che questo tipo di conoscenza si trasformi in un fenomeno culturale più diffuso.
«La cultura digitale è da intendere come un nuovo umanesimo che tiene insieme passato, presente e futuro: la filosofia del nostro progetto mette al centro l’idea di un laboratorio speciale che guarda in avanti, senza dimenticare da dove veniamo», precisa la direttrice.
Nel centro di Milano il museo, con più di 1500 metri quadrati in uno storico palazzo di Porta Venezia, affacciato sui giardini pubblici Indro Montanelli, si sviluppa su tre piani con annesso un auditorium. È stato completamente trasformato dall’architetto Carlo Ratti, direttore del Mit Senseable City Lab presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston. «Il modello che ho utilizzato è quello di rendere gli spazi “seamless e digitali”, ovvero senza soluzione di continuità e immersivi, in modo tale che ogni visitatore si senta spettatore e insieme protagonista.
Percorsi, livelli diversi di interconnessione, il fuori che diventa dentro e viceversa, senza mai perdere di vista dove siamo. Lo sguardo sulla realtà esterna ci dovrà sempre guidare, dal barristorante al piano terra fino alle aule e al grande spazio centrale immersivo. È un lavoro di connessione progettuale, dove è stato fondamentale l’apporto immaginifico di un caro amico, l’architetto Italo Rota».


In queste pagine sono riprodotte alcune immagini del Meet, il primo Centro internazionale per la cultura digitale in Italia realizzato a Milano grazie a Meet The Media Guru con il sostegno di Fondazione Cariplo. Il nuovo spazio, inaugurato a gennaio 2020, è stato progettato da Carlo Ratti con la collaborazione di Italo Rota.


Il progetto ha avuto, nella fase iniziale e di sviluppo, la direzione di Andrea Cancellato che ha portato la grande esperienza di sedici anni di Triennale, oltre a quella di presidente di Federcultura. Main partner è Intesa San Paolo, con la collaborazione di Fondazione Fiera Milano, Repower e Sigest, mentre le istituzioni culturali e accademiche di riferimento sono George Brown College di Toronto e il Politecnico di Milano.
Come ha sottolineato Giuseppe Guzzetti, fino al maggio del 2019 presidente di Fondazione Cariplo, protagonista insostituibile per la realizzazione del Meet, l’importante iniziativa mira a creare «creatività, inclusione sociale, opportunità per i giovani per fare in modo di utilizzare appieno le potenzialità che il digitale offre per lo sviluppo economico e per la crescita delle persone».
Avrà un ruolo cruciale questo nuovo spazio, oggi più di ieri: conferenze, mostre, workshop, incontri pubblici, attività formative, servizi e consulenze per le imprese. Meet fa parte di una rete di oltre cinquanta centri europei di cultura digitale, ma crediamo che, come scrive Maria Grazia Mattei, «sarà completamente nuovo e originale perché intorno a noi ci sono territori, progettisti, sistemi produttivi che hanno sempre intrepretato il design e il progetto come linguaggio della differenza: cultura digitale non come omologazione conoscitiva ma in quanto apertura sul mondo, inteso come insieme di diversità».


Una sala vista dall’alto.


Ambiente del Meet.


Ambiente del Meet.

Meet, Centro internazionale di cultura digitale
Milano
www.meetcenter.it

ART E DOSSIER N. 377
ART E DOSSIER N. 377
GIUGNO 2020