Studi e riscoperte. 2
La visione della realtà:
da Georges Seurat ai divisionisti


CHIAROVEGGENTI
INCONSAPEVOLI

Un mondo composto da miliardi di particelle che vibrano nello spazio secondo minimi intervalli temporali. Una conquista scientifica, avanzata nel XX secolo e consolidata nel XXI con la fisica quantistica, che ha trovato in un artista illuminato come Georges Seurat, pioniere del movimento puntinista, un eloquente anticipatore.


Mauro Zanchi

Le intuizioni geniali non sempre sono comprese nel tempo in cui vengono concepite. Spesso occorrono anche molti secoli prima che vengano accettate, che trovino impiego nella vita o che siano confermate dall’indagine scientifica.

Come molti altri profeti inconsapevoli, Georges Seurat è approdato alla visione esatta del reale attraverso un’idea astratta e un’illuminazione artistica. Ha mostrato alla gente del XIX secolo com’è composto realmente il mondo. Studiando le teorie dei colori del suo tempo, ha avuto un’intuizione che è stata confermata qualche decennio dopo dalle teorie e dalle sperimentazioni scientifiche della relatività e della fisica quantistica. Gli scienziati del XX e del XXI secolo hanno dimostrato che il mondo è veramente come l’ha descritto Seurat con le sue opere puntiniste. È granulare, costituito da atomi, da fotoni, da elettroni, da molecole, quindi da entità microscopiche in cui scorrono intervalli minimi di tempo, piccoli e finiti salti temporali elementari, che si muovono secondo la gravità quantistica a loop.

Nelle opere di Seurat gli innumerevoli punti nello spazio vibrano mentre la luce muove l’energia degli elettroni negli atomi in uno spostamento granulare del tempo. Vi sono grani elementari (immaginiamo i punti colorati come rimandi ai quanti) che agiscono entro fenomeni relativistici, gravitazionali e quantistici.


Gli innumerevoli punti nello spazio vibrano mentre la luce muove l’energia


La ricerca dell’artista francese parte dalle scoperte della fisiologia, della psicologia della percezione del XIX secolo. Segue le scoperte di Chevreul (1839), che avevano influenzato gli impressionisti, gli studi sperimentali di Helmholtz (1878) e di Rood (1881). Indaga con la pittura la divisione del tono, sperimenta la combinazione di più colori che è presente nella luce, accostando tanti puntini colorati, che rendono luminosa la vibrazione.


Di Georges Seurat: Studio per le modelle (1886-1887).

Con Seurat prende corpo il neoimpressionismo (chiamato allora “cromoluminarismo”), ovvero il movimento che sente l’esigenza di coniugare la ricerca artistica con quella della scienza più aggiornata. Ma la ricerca scientifica e il processo artistico tendono allo stesso risultato conoscitivo della realtà? L’arte ha funzione e finalità diverse rispetto a quelle della scienza?

Seurat e la scienza del suo periodo tendono alla conoscenza oggettiva, e l’artista per affrontare i problemi dei metodi scientifici rinnova la propria tecnica di precisione (rigorosa come quella della ricerca scientifica), inventando il “pointillisme”, per essere più aderente possibile con la propria intuizione, così che forma e concetto siano una cosa sola, come un’opera musicale.

Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte (1884-1886), ora conservata all’Art Institute di Chicago, è esemplare per comprendere il programma del pittore neoimpressionista: è un’illuminazione poetica, che suggerisce all’umanità la più veritiera immagine del reale. A differenza delle opere impressioniste questo dipinto non mette in evidenza alcuna sensazione improvvisa e i personaggi paiono figure geometrizzate, disposte a comporre un ritmo di distanze reciproche, quasi calcolate matematicamente in uno spazio in cui la prospettiva non è euclidea. La luce non naturale, le ombre gnomoniche, la geometria delle forme evocano anche le opere di Piero della Francesca. Nella Madonna di Senigallia (1470-1485) sublime è l’attenzione per il pulviscolo in sospensione nel fascio di luce che entra dalla finestra e pervade la stanza in modo atomistico.


Il circo (1890), Parigi, Musée d’Orsay.

L’armonia universale della luce assoluta, il suo principio tonale dei colori sospesi nella percezione visiva


Lo spazio teorico di Seurat mette in visione l’armonia universale della luce assoluta, il suo principio tonale dei colori sospesi nella percezione visiva. All’artista interessa l’aspetto razionale della visione, e applica la mentalità tecnologica-scientifica dell’uomo moderno per dipingere e cogliere un giorno domenicale qualsiasi, dove le persone sono disposte come pedine della società, e non in rapporto al contesto naturale nelle quali si trovano. Disposte in funzione della società che ha un’intesa con la scienza, considerata in quegli anni centro vitale della cultura. Le figure sembrano però stereotipi ingenui, persone depsicologizzate, poste in una realtà pseudometafisica.


Georges Seurat, Il Bec du Hoc a Grandchamp (1885), Londra, Tate.

Seurat coglie qualcosa che era già stato intuito nel corso dei secoli, ma che era troppo all’avanguardia per essere compreso e accettato dalla scienza e dalla società. Nel XII secolo Mosè Maimonide scrive che «il tempo è composto da atomi, cioè da molte parti che non possono essere ulteriormente suddivise, a causa della corta durata»(*). Può darsi che questo pensiero l’avesse già formulato Democrito nell’atomismo greco classico, ripreso poi nel VII secolo da Isidoro di Siviglia, nelle Etymologiae, e nell’VIII secolo dal Venerabile Beda, nel suo De Divisionibus Temporum. Ma queste intuizioni ultramoderne dovranno attendere il XX secolo per essere provate scientificamente. La ricerca quantistica ha dimostrato che anche lo spaziotempo è un oggetto fisico come un elettrone, e fluttua sparso in nuvole di probabilità in un universo senza tempo. Tutto è granulare.

La sovrapposizione di configurazioni diverse è resa pittoricamente da Seurat come una sovrapposizione di punti con colori diversi, che vibrano nello spazio, un po’ come gli elettroni che producono punti luminosi sullo schermo di una televisione a tubo catodico. La sua logica geometrica crea uno spazio teorico per esprimere i rapporti di luce e colore. Questo spazioluce è la manifestazione reale della vibrazione poetica dell’esistenza. La sua intuizione verrà ulteriormente sviluppata da Paul Signac, da Camille Pissarro, dai divisionisti italiani come Gaetano Previati, Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, oltreché dal più grande esponente dei Fauves, Henri Matisse (Lusso, calma e voluttà, 1904-1905) e, con altre modalità, da altri grandi intuitivi, che hanno posto una questione intrigante: attraverso i salti della visione tra le opere dei veggenti inconsapevoli è possibile allenare la mente per tendere alla conoscenza sincrona al di là del tempo e dello spazio?


Georges Seurat, La spiaggia di Bas-Butin a Honfleur (1886), Tournai, Musée des Beaux-Arts.

Paul Signac, Ritratto di Félix Fénéon. Contro smalto di uno sfondo ritmico con Beats e angoli,toni e tinte. Opus 217 (1890), New York, MoMA - Museum of Modern Art.


Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il sole (1904), Roma, Galleria nazionale d’arte moderna.

(*) Si veda: Mosé Maimonide, La guida dei perplessi, a cura di Mauro Zonta, “Classici della filosofia”, Torino 2003.

ART E DOSSIER N. 368
ART E DOSSIER N. 368
SETTEMBRE 2019
In questo numero: Ottocento tra scienza e mistero: Seurat e la fisica quantistica; I miti arcani di Péladan. Save Italy Bologna: da Monte di pietà a supermercato; trento : salviamo le facciate dipinte. In mostra: Burtynsky a Bologna; Stingel a Basilea; Isadora Duncan a Firenze; Preraffaelliti a Milano.Direttore: Philippe Daverio