Grandi mostre. 2
Rudolf Stingel a Riehen (Basilea)

LE ISTRUZIONI
DEL CASO

Un’importante personale alla Fondation Beyeler celebra la carriera trentennale di Rudolf Stingel, artista poliedrico che ha portato la pittura fuori dai suoi confini tradizionali con interventi fortemente materici, lasciando spazio alla casualità, allo scorrere del tempo, all’intervento dei visitatori.


Melisa Garzonio

Rudolf Stingel, protagonista assoluto della mostra in corso alla Fondation Beyeler, riduce, come di consueto, il suo parlato a poche righe: «Sono restio a concedere interviste. Le parole stentano a uscire dalla mia bocca, e dalla mia penna. Forse tra un paio di decenni scriverò le mie memorie. Per il momento posso condividere con gli altri soltanto il mio lavoro. Tutto quello che ho da dire sull’arte e sulla vita è contenuto lì».

Lo sapevamo, dunque, che l’artista di Merano (1956) - Rudy per pochi eletti - sarebbe stato imprendibile. Anche se vedendolo avanzare tra il verde del parco Berowel, a passo agile, aveva dato l’impressione di una certa disponibilità. Invece, due parole, e si è volatilizzato nel bosco. Come avrà fatto la signora Paula Cooper, la mitica gallerista newyorchese, da anni grande estimatrice di Stingel durante i suoi lunghi soggiorni nella Grande Mela, a vincere tanta ritrosia?

Nel 1991, proprio a New York, in occasione della sua prima personale, Stingel usa per la prima volta un tappeto arancione fluorescente per ricoprire il pavimento di tutta la Daniel Newburg Gallery. L’arancione era talmente acceso che il riflesso sulle pareti bianche le faceva sembrare rosa, creando un effetto quasi optical. Poco più tardi in altra sede presenta nuovamente una variazione sul tema del tappeto monocromo, che questa volta però riveste una parete espositiva. Mentre prima le visitatrici e i visitatori della Daniel Newburg Gallery avevano lasciato involontariamente le loro impronte sul tappeto steso per terra, ora sono invitati a lisciare o arruffare la superficie del tappeto con le loro mani come fossero grandi pennelli.

Nel 1991 usa per la prima volta un tappeto arancione fluorescente, ora riproposto in verticale su una parete


Secondo quanto detto dallo stesso artista nel 2013 alla “Stampa”, in occasione della promozione della sua personale a palazzo Grassi, fu proprio quell’intuizione arancio fluo a farlo conoscere al grande pubblico. Ecco quindi in mostra il tappeto color arancio che nel 1991 alla Newburg Gallery di New York era steso in orizzontale, e che ora è riproposto alla Beyeler come pezzo nuovo verticale su una parete.

Ma perché il pubblico è rimasto così colpito dalla moquette colorata esposta a New York e dalle varie declinazioni proposte nel corso di tanti anni? Cosa fa sì che quella idea sia tutt’ora un cavallo di battaglia di Stingel?


Una sala della mostra Rudolf Stingel, alla Fondation Beyeler fino al 6 ottobre.

Lo stesso artista ci dà in sintesi, qui a Riehen (Basilea), una spiegazione molto personale, quando dice di vedere una mostra come un campo di battaglia dove ogni artista cerca di prevalere, combatte per lasciare qualcosa che gli consenta di essere ricordato più degli altri. Pensiamo ad esempio a quando Rudy ricoprì tutto l’interno di palazzo Grassi con l’immagine di un tappeto ottomano del XVIII secolo, trasformando gli ambienti dell’edificio in un supporto artistico a cui applicare colori e fantasie; pareti e pavimenti delle sale espositive diventarono autentici “ready made”.

La mostra alla Fondation Beyeler è la prima grande rassegna su Stingel in Europa, fatta eccezione per l’esposizione veneziana a palazzo Grassi nel 2013, nonché la prima in Svizzera dopo quella allestita alla Kunsthalle di Zurigo nel 1995. Il percorso di visita, che include le serie più significative della sua produzione degli ultimi trent’anni, si snoda all’interno di nove sale situate nell’ala sud della Fondation e, temporaneamente, coinvolge anche due ambienti del ristorante nel parco Berower. L’effetto è eclatante. Concepita di sala in sala, la mostra allestita dal curatore Udo Kittelmann non segue un andamento cronologico ma si concentra su una specifica contrapposizione di singole opere, scelte e collocate per intonarsi con gli spazi progettati da Renzo Piano. Perdipiù, la mostra propone inedite installazioni create sulle caratteristiche dei luoghi.

Rudolf Stingel ha ridefinito, ampliandolo, il concetto di pittura. Dopo essersi confrontato, negli anni Ottanta, con temi figurativi classici, li rielabora in una serie infinita di variazioni.


Untitled (2009).

La fotografia di una mano che impugna una pistola a spruzzo, tradotta in un dipinto iperrealista di grande formato


Fa composizioni astratte e iperrealiste, ma anche opere di grande formato in polistirolo, dipinge quadri ottenuti da fusioni in metallo, e inventa spazi rivestiti di tappeti o di pannelli isolanti argentati che si possono toccare o percorrere.

Nel libro d’artista pubblicato nel 1989 con il titolo Instructions Stingel rende l’idea dell’anticonvenzionalità del suo approccio. Spiega, per esempio, ogni singolo passo necessario a realizzare i dipinti astratti che prevedono l’uso di tulle e smalto: il colore a olio va miscelato con un comune sbattitore e steso sulla tela; sopra il colore si applica uno strato di tulle sul quale si spruzza una tinta argentata. Rimuovendo in seguito il tulle, si ottiene una superficie apparentemente tridimensionale che ricorda un paesaggio attraversato da venature. Le Instructions suggeriscono al lettore volenteroso che basta seguire questa semplice procedura per creare un proprio “Stingel”.

Uno dei temi ricorrenti nell’opera di Stingel è lo scorrere del tempo e il rapporto tra cambiamento e casualità: l’artista spesso abbandona sul pavimento del suo atelier tele già compiute, lasciando che col tempo assorbano le tracce della quotidianità e del lavoro su altre opere. Spruzzi di colore e impronte di piedi vanno così posandosi su immagini astratte o iperrealiste. 


La fotografia di una mano che impugna una pistola a spruzzo, in origine voluta da Stingel per illustrare le sue Instructions, è stata rivisitata in occasione di questa mostra e tradotta in un dipinto iperrealista di grande formato. Le scalfitture delle prime installazioni su celotex si ritrovano trasposte in pesantissime opere di metallo ottenute mediante un procedimento lungo e laborioso; un esemplare, lungo dodici metri, è presente in mostra. Motivi desunti da antichi tappeti e tappezzerie o da fotografie rinvenute casualmente vengono ingranditi assieme ai segni del tempo - polvere o impronte - per poi ritrovarsi trasformati in tele iperrealiste.

Alcuni dipinti sono stati eseguiti appena quest’anno nello studio newyorchese dell’artista e vengono qui esposti per la prima volta: è il caso di una serie di cinque opere dai colori cangianti tra il rosa, il porpora e un tocco d’argento. La mostra regala effetti di estrema morbidezza.
Si nota a Basilea, come si è già visto a Venezia, che il motivo del tappeto richiama, curiosamente, il disegno di una serie di tappeti storici, quelli dello studio viennese di Sigmund Freud. Il padre della psicanalisi è, ovviamente, un richiamo alla cultura della vecchia Mitteleuropa, di cui l’artista di Merano si professa un nostalgico. Sono quadri spesso dominati dall’argento e il bianco e nero: una tabula rasa dove palpitano le rimozioni inconsce e i fantasmi dell’artista?





Untitled (2018).

Untitled (2019).


Untitled (2010), Los Angeles, The Broad Art Foundation.

Rudolf Stingel

Riehen (Basilea), Fondation Beyeler
a cura di Udo Kittelman
fino al 6 ottobre
Orario tutti i giorni 10-18, mercoledì fino alle 20
www.fondationbeyeler.ch

ART E DOSSIER N. 368
ART E DOSSIER N. 368
SETTEMBRE 2019
In questo numero: Ottocento tra scienza e mistero: Seurat e la fisica quantistica; I miti arcani di Péladan. Save Italy Bologna: da Monte di pietà a supermercato; trento : salviamo le facciate dipinte. In mostra: Burtynsky a Bologna; Stingel a Basilea; Isadora Duncan a Firenze; Preraffaelliti a Milano.Direttore: Philippe Daverio