Grandi mostre. 3
CASORATI AD AOSTA

Non ti MUOVERE

IMMOBILI, IN UN’ATMOSFERA MAGICA E SOSPESA, APPAIONO OGGETTI E FIGURE RITRATTI DA FELICE CASORATI. UN MODO PER FISSARE LO SGUARDO, CONCENTRARE LA MENTE, GUARDARSI DENTRO, FERMARSI. UNA PITTURA INTROSPETTIVA, COME HA AFFERMATO LO STESSO ARTISTA E COME CI ILLUSTRA QUI IL CURATORE DELLA MOSTRA IN CORSO AL MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE.

Alberto Fiz

«Di fatto io non ho mai capito il movimento “qui déplace les lignes” e adoro invece le forme statiche; e poiché la mia pittura nasce per così dire dall’interno e mai trova origine dalla mutevole “impressione” è ben naturale che queste forme statiche e non le mobili immagini della passione si ritrovino nelle mie figure». Potrebbe apparire come una dichiarazione di poetica questa importante testimonianza scritta da Felice Casorati in occasione della prima Quadriennale romana del 1931. In estrema sintesi, esprime il valore di un’indagine fortemente autonoma che sin dagli anni Dieci si distanzia da ogni forma di naturalismo o di sentimentalismo, così come dal movimento “qui déplace les lignes” con un chiaro riferimento al futurismo. E in tal senso appare significativo il ricordo dell’incontro con Umberto Boccioni avvenuto presumibilmente a Padova intorno al 1907 con Casorati piuttosto scettico nei confronti dei miti modernisti: «Io non fui preso dal contagio del suo entusiasmo, io ero convinto che soltanto dentro di me dovevo cercare la forza, la convinzione del mio lavoro».

Da queste premesse prende spunto Felice Casorati. Pittura che nasce dall’interno in corso sino al 7 aprile negli spazi del Museo archeologico regionale di Aosta. Con oltre cento opere tra dipinti, sculture, bozzetti teatrali e un corpus straordinario di ventitre disegni, la mostra, organizzata dall’Assessorato beni e attività culturali della Regione Valle d’Aosta, analizza attraverso sette sezioni (non manca nemmeno un approfondimento sulla scuola fondata dall’artista nel 1927 e le opere degli allievi principali) il percorso creativo di Casorati dal 1904 al 1960. E appare piuttosto singolare che siano due Autoritratti, genere assai raro nella sua produzione, a costituire l’alfa e l’omega della rassegna. Da un lato, un’opera a pastello del 1904-1905 dove l’artista appare negli abiti piuttosto convenzionali del giovane avvocato (nel 1906 si laurea in Giurisprudenza senza mai praticare la professione), dall’altro, una tela del 1959-1960 con Casorati settantaseienne che non ha più bisogno di celebrarsi, ma diventa parte di un contesto dove al centro della rappresentazione sono collocati gli elementi dell’atelier tra cui tavolozza, strumenti di misurazione, manichino e fogli spaiati. Proprio l’atelier è il sipario magico che accoglie figure e oggetti in base alla prospettiva evidenziata dalla rassegna. Luogo mentale ancora prima che fisico, lo studio dell’artista rappresenta l’architrave della sua pittura in una progressiva teatralizzazione. È quello spazio scenico che, come afferma Luigi Carluccio, «l’arte di Casorati trasforma in contenitore di una certa atmosfera di magia, anzi di incantamento, di un colmo di silenzio quasi ipnotico di una misura di distacco che è ineffabile e tuttavia premente». Lo conferma il Ritratto di Maria Anna De Lisi o Anna Maria De Lisi, capolavoro del 1918 caratterizzato dalla struttura architettonica dell’atelier, deformata e incorruttibile, con le alte colonne nere che danno l’impressione di serrare la figura in una gabbia dove tutto appare congelato. Le tele bianche sono le quinte mobili di un teatro immaginario; esse attendono di essere dipinte o nascondono i loro contenuti, come accade per quella sistemata di fronte alla figura che funge, come le altre disposte nello spazio, da meta-opera. Non c’è nulla di realistico in una costruzione puramente intellettuale dove la stessa figura ritratta, pur avendo nome e cognome, appare un’assoluta invenzione, così come lo sarà nel 1922 Silvana Cenni.

Maria Anna De Lisi è circondata da basi vuote, cubi di raffinato design e un’improbabile brocca di color rame del tutto straniante rispetto all’ambiente asettico. Si crea una sensazione di progressivo disagio che passa anche attraverso Ada, la scultura dagli occhi cavi collocata su un alto piedistallo in riferimento all’opera realizzata da Casorati nel 1914, anch’essa in mostra proveniente dalla GAM - Galleria civica di arte moderna e contemporanea di Torino.


Autoritratto (1959-1960).


NON C’È NULLA DI REALISTICO IN UNA COSTRUZIONE INTELLETTUALE DOVE LA STESSA FIGURA RITRATTA, PUR AVENDO NOME E COGNOME, APPARE UN’INVENZIONE

Il Principe di legno (1950), scena unica, bozzetto per scenografia Milano, Teatro alla Scala, Archivio storico artistico - bozzetti e figurini.


Natura morta con libro e spighe (1933).

La componente plastica, del resto, è intrinseca alla sua opera e tale aspetto viene evidenziato dal dialogo costante con gessi e terrecotte che sembrano emergere dalle tele assumendo una propria autonomia. Ciò accade per Bambina (1914-1915), Testa appoggiata (1918-1919) o Figura seduta e cespuglio (1918-1919), denominata anche L’attesa per l’assonanza con l’immagine femminile che compare nel celebre dipinto omonimo. La visione pittorica prende corpo, diventa tangibile, come testimonia La dormiente del 1924, raro bassorilievo in gesso ispirato alla classicità che compariva all’interno del teatrino Gualino (quello esposto è una replica coeva in quanto gli originali sono andati distrutti) commissionato a Casorati dal collezionista e mecenate torinese. L’opera viene presentata per la prima volta al di fuori del Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (dov’è conservata) e rappresenta un’assoluta peculiarità nell’ambito di un allestimento dove compare accanto a una serie di bozzetti teatrali, provenienti dall’Archivio storico e artistico del Teatro alla Scala di Milano, che appartengono a una produzione per nulla secondaria, dal momento che l’attività di pittore-scenografo impegna Casorati per oltre vent’anni, dal 1933 al 1954: «Rifuggo dal pittoricismo convenzionale, dalle viete forme realistiche della scena e soprattutto detesto ogni effetto realistico», afferma Casorati, che ottiene in questo ambito esiti di assoluta originalità. Per rendersene conto è sufficiente osservare la rappresentazione quasi astratta delle Baccanti, ispirata alla tragedia di Euripide con le figure che paiono diventare ombre, o del Principe di legno, balletto di Béla Bartók caratterizzato da una personificazione degli elementi che evoca Città turrita, una tempera con elementi favolistici vicina al Secessionismo viennese risalente al 1913.

Insieme a opere che non si vedevano da oltre cinquant’anni, tra cui l’esemplare Natura morta con libro e spighe del 1933, proveniente dal Gruppo TIM - Collezione Olivetti di Torino, vengono presentate ad Aosta due tempere inedite circondate da un alone di mistero. Si tratta di pannelli firmati, realizzati con molte probabilità da Casorati nel 1919 come sovrapporte della sua abitazione torinese in via Mazzini. Successivamente occultati dallo stesso artista, sono ricomparsi negli anni Duemila per merito del figlio Francesco che li ha recuperati facendoli restaurare. Le opere di gusto liberty, animate da un gran numero di soggetti di carattere floreale o vegetale, crepitanti come in un tappeto orientale, «costituiscono », come ha spiegato Luigi Cavallo nella scheda critica, «un contributo all’approfondimento del linguaggio di Felice Casorati nella sua evoluzione mitteleuropea». Ulteriore testimonianza di una mostra a tutto tondo, ricca di scoperte, da cui emerge il percorso di un grande protagonista del Novecento che ha saputo dare vita a una pittura ipnotica attraversata dall’aria ferma delle cose.


Ritratto di Maria Anna De Lisi o Anna Maria De Lisi (1918).

Felice Casorati. Pittura che nasce dall’interno

a cura di Alberto Fiz
Aosta, Museo archeologico regionale
fino al 7 aprile
orario 10-13/14-18, chiuso il lunedì
catalogo Gli Ori
www.regione.vda.it

ART E DOSSIER N. 417
ART E DOSSIER N. 417
Febbraio 2024
Le mostre in evidenza in questo numero sono: STORIE A STRISCE: Benito Jacovitti - I primi cent’anni di Lisca di pescedi Sergio Rossi; CAMERA CON VISTA: Made in Japan (Ritorno a Tokyo) di Luca Antoccia; I MESTIERI DELL’ARTE: Un’identità autonoma e diffusa di Marcella Vanzo. Gli approfondimenti di questo numero:GRANDI MOSTRE. 1: Munari a Verona - Un anti-elitario per eccellenza di Luca Zaffarano; GRANDI MOSTRE. 2: Weegee a Parigi- Identi(kit) di due anime di Francesca Orsi