Grandi mostre. 2
WEEGEE A PARIGI

Identi(kit)
di due anime

Alla Fondation Cartier-Bresson la retrospettiva dedicata a Weegee, ripercorrendo l’intera carriera del fotografo – nato a fine Ottocento in una cittadina dell’impero austroungarico ed emigrato giovanissimo negli Stati Uniti –, mette in luce quanto le sue immagini, prima dedicate a fatti di cronaca, poi al mondo dello “star system”, abbiano, pur nel loro apparente antagonismo, una matrice costante, uno stesso marchio di fabbrica.

Francesca Orsi

Weegee, all’anagrafe Ascher Fellig (Złoczew, 12 giugno 1899 - New York, 26 dicembre 1968), poi diventato Arthur Fellig, dopo una vita di stenti e problemi economici, nella metà degli anni Trenta, a New York, si fece strada come fotografo usando l’ingegno.

Soprannominato così per il suo iniziale impiego, al New York Times, di “spremitore” d’acqua dalle stampe fotografiche (“squeegee boy”), prima di portarle negli asciugatori, da fotoreporter d’assalto iniziò a presenziare frequentemente il quartier generale della polizia di Manhattan – dove le notizie di assassini, risse notturne, incidenti e incendi arrivavano sempre, ovviamente, fresche – battendo d’anticipo gli altri suoi colleghi.

Le sue visite al dipartimento di polizia a Spring Street, in compagnia della sua fedele Speed Graphic, divennero così abituali che gli venne persino concesso un ufficio personale all’interno della sezione Persone smarrite e fu il primo privato cittadino ad avere il permesso di installare il sistema radio della polizia all’interno della sua macchina, dove aveva allestito anche una camera oscura mobile.

Grazie alla sua perspicacia e al suo pragmatismo, Weegee, alla fine degli anni Trenta, era uno dei fotoreporter newyorchesi più richiesti, collaboratore dei principali giornali come l’“International Herald Tribune”, il “Daily News”, il “New York Post” o il “The Sun”. Si era prontamente organizzato per essere sulla notizia prima della polizia o di altri colleghi, quasi prima della notizia stessa.

La Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, dal 30 gennaio al 19 maggio, ospita Weegee, autopsie du spectacle, una retrospettiva che racconta l’intera attività del fotografo, puntellata, inizialmente, da immagini di cronaca, ma che poi si è evoluta seguendo lo sviluppo del linguaggio fotografico e dei giornali. «Weegee stava soddisfacendo una richiesta, quella dei tabloid, che si stava sviluppando negli anni Trenta. Era un momento particolare della storia della stampa, in cui le immagini stavano assumendo un ruolo sempre più importante, e si stava delineando uno stile fotografico specifico, con i suoi codici e le sue convenzioni. Weegee era un prodotto di questo nuovo linguaggio visivo», racconta Clément Chéroux, curatore della mostra e direttore della fondazione parigina.


Doppio autoritratto, Weegee con Speed Graphic Camera (1950), New York, Icp - International Center of Photography, come tutte le altre fotografie qui pubblicate.

Incidente nel Bronx durante giorni di festa (1941).


Folla pomeridiana a Coney Island, Brooklyn (1940).


Charlie Chaplin, distorsione (1950).

Weegee, agli inizi degli anni Quaranta, capisce il valore delle sue fotografie, non più solo immagini in riferimento ad accadimenti di cronaca, ma vero e proprio linguaggio artistico.

Seguono mostre, acquisizioni da parte del MoMA, sperimentazioni con la macchina da presa 16 mm, la collaborazione con “Vogue”, il suo primo catalogo fotografico Naked City, a cui si ispirò, nel 1948, l’omonimo film di Jules Dassin. Proseguendo la sua galoppata verso il successo e i riflettori, nel 1948 si trasferisce a Hollywood ed è proprio l’ambiente del cinema e dello spettacolo, delle luci della ribalta nell’America anni Cinquanta, che gli suggeriscono la serie Distorsioni, ritratti di celebrità americane, deformati dalla sperimentazione che Weegee applicava su obiettivi e altri strumenti ottici. In mostra a Parigi anche questa seconda parte della sua produzione fotografica, apparentemente divergente dal suo iniziale fotoreportage di assassini e incidenti.

«Ci sono due Weegee: quello che ha fotografato crimini, incendi e incidenti stradali in una New York noir tra il 1935 e il 1945 e quello che si è recato in California nel 1948 per fotografare le feste di Hollywood e fare la caricatura dei personaggi famosi che ha incontrato. A prima vista, questi due approcci sembrano opporsi ma, a un esame più attento, si può vedere quanto in entrambi i casi il fotografo sia stato coerente per tutta la vita. Nel primo periodo, a New York, la stampa scandalistica inizia a vendere le notizie come una forma di spettacolo, nel secondo il sistema dei media spettacolarizza eccessivamente le celebrità. Anni prima di Guy Debord e dell’Internazionale situazionista, Weegee offrì una critica incisiva della società dello spettacolo», spiega ancora Clément Chéroux.


Il Fotografo cattivo, “Epoca”, vol. XIII, n° 636, dicembre 1962.


RITRATTI DEFORMATI DALLA SPERIMENTAZIONE.

La mostra alla Fondation Henri Cartier-Bresson appare, per l’appunto, come un modo per ricucire visivamente due anime di uno stesso autore, per rendere evidente come esse, anche se apparentemente discordanti, provengano da uno stesso pensiero critico, quello di Weegee, risultato di uno specifico spaccato storico e culturale americano. Clément Chéroux rivela, infatti, l’importanza del contesto storico americano in riferimento all’evoluzione del fotografo nato nell’ex impero austroungarico: «L’evoluzione del lavoro di Weegee è anche una risposta alla trasformazione della società nordamericana dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1945, gli Stati Uniti erano a un punto di svolta. L’epoca che si è conclusa con la presidenza di Franklin D. Roosevelt (dal 1933 al 1945) è stata molto diversa da quella iniziata con il mandato di Harry S. Truman (dal 1945 al 1953). La percezione che l’America ha di se stessa cambia radicalmente.

Il paese era appena uscito da una lunga spirale di oscurità segnata dal proibizionismo, dalla crisi finanziaria del 1929, dalla Grande depressione e poi dalla seconda guerra mondiale, e stava scoprendo la beata euforia della cultura consumistica. Il trasferimento di Weegee a Hollywood, per l’appunto, è stato un modo per rimodellare la sua attenzione fotografica e riflettere lo spirito di questo nuovo stile di vita americano».

Weegee, nella sua carriera, nell’interezza della sua carriera, ha raccontato l’America, partendo dalla sua superficie, da quegli accadimenti che ne mettevano in mostra la sua identità, oscura e pulsante, da quei fatti che ne mostravano il sangue e gli scempi, ma anche storie di vita, umane e realistiche, e lo faceva con ironia ed empatia. Forse, per questo motivo, quelle sue immagini di New York anni Quaranta ci arrivano, a tutt’oggi, dritte come un’autostrada, sincere e veritiere. E anche dopo, quando la sua vita faceva ormai parte di quello “star system” che aveva iniziato a ritrarre e a deformare, il suo umorismo, la sua allegria, il suo modo personalissimo di cogliere il mondo dell’assurdo, in maniera assurda, non lo abbandonarono mai, mettendoci, sempre, anche quando si trattava di distorcere i connotati facciali di Jacqueline e John Fitzgerald Kennedy, la sua intima visione su un’America che era cambiata e stava cambiando.


Charles Sodokoff e Arthur Webber usano i loro cappelli a cilindro per nascondere i loro volti (1942).


IL SUO MODO DI COGLIERE IL MONDO DELL’ASSURDO

Il critico, 22 novembre (1942).


Uomo arrestato per essersi travestito (1939).

\Weegee, autopsie du spectacle

a cura di Clément Chéroux
Parigi, Fondation Henri Cartier-Bresson
dal 30 gennaio al 19 maggio
orario 11-19, chiuso il lunedì
catalogo Textuel
www.henricartierbresson.org

ART E DOSSIER N. 417
ART E DOSSIER N. 417
Febbraio 2024
Le mostre in evidenza in questo numero sono: STORIE A STRISCE: Benito Jacovitti - I primi cent’anni di Lisca di pescedi Sergio Rossi; CAMERA CON VISTA: Made in Japan (Ritorno a Tokyo) di Luca Antoccia; I MESTIERI DELL’ARTE: Un’identità autonoma e diffusa di Marcella Vanzo. Gli approfondimenti di questo numero:GRANDI MOSTRE. 1: Munari a Verona - Un anti-elitario per eccellenza di Luca Zaffarano; GRANDI MOSTRE. 2: Weegee a Parigi- Identi(kit) di due anime di Francesca Orsi