STUDI E RISCOPERTE
LA COLLEZIONE DI AGOSTINO CHIGI NELLA VILLA FARNESINA

UNA OFFICINA
PER RAFFAELLO
(E NON SOLO)

SULLA PERDITA DELLA COSPICUA COLLEZIONE CHIGI DI VILLA FARNESINA A ROMA RESTANO ANCORA MOLTI QUESITI. OPERE SPARITE NEL NULLA. COM’È POTUTO ACCADERE? UNA RECENTE MOSTRA, QUI RICORDATA DALLA CO-CURATRICE, HA IN PARTE RICOMPOSTO, GRAZIE A DOCUMENTI STORICI, LA RACCOLTA, FONTE DI ISPIRAZIONE PER DIVERSI ARTISTI. PRIMO TRA TUTTI RAFFAELLO, DEL QUALE AGOSTINO CHIGI È STATO ASSIDUO COMMITTENTE E CON IL QUALE CONDIVIDEVA L’AMORE PER L’ANTICO.

Costanza Barbieri

Il 19 novembre 1520 un gruppo di notai ed esecutori testamentari entrava nella villa transtiberina di Agostino Chigi, non ancora nota come Villa Farnesina, per redigere l’inventario della favolosa collezione di antichità, gioielli, gemme, monete antiche e suppellettili preziose che ornavano la principesca dimora del Magnifico banchiere dei papi. Agostino era morto già da sette mesi (quattro giorni dopo il suo artista prediletto, Raffaello), ma solo dopo la scomparsa della moglie Francesca Chigi Ordeaschi, madre dei suoi cinque figli, avvelenata fra il 9 e l’11 novembre, si era reso necessario un inventario a tutela degli orfani, uno dei quali ancora in fasce.


IL TRIONFO DI GALATEA DI RAFFAELLO MOSTRA UN IMPRESSIONANTE REPERTORIO DI MOTIVI ANTICHIZZANTI


Le vicende dell’eredità Chigi hanno del romanzesco, e non è ancora noto come una raccolta di proporzioni tanto impressionanti si sia così rapidamente volatilizzata, anche prima del Sacco di Roma (1527); certo è che moltissimi collezionisti, facoltosi frequentatori della corte di Chigi, avevano puntato alle opere conservate nella villa e, subito dopo la morte di Agostino e Francesca, in rapida successione, se ne erano facilmente appropriati.

Raffaello, Trionfo di Galatea (1512), particolare, Roma, Villa Farnesina


Psiche alata, copia romana da un originale greco (I secolo d.C.), Roma, Musei capitolini. L’opera ha rappresentato un modello per la Psiche di Raffaello qui a pagina 63.

La perdita di questa raccolta antiquaria – solo all’interno della villa si conservavano ottanta sculture, fra integre e frammentarie, più un numero imprecisato nei giardini – è particolarmente grave: fra queste statue, bassorilievi, epigrafi, si aggiravano Raffaello, Giulio Romano, Giovanni da Udine, Francesco Penni, Sebastiano del Piombo e Baldassarre Peruzzi alla ricerca dei modelli classici da assimilare e rielaborare per creare quella “miglior forma”, cifra del pieno Rinascimento. Raffaello e Agostino condividevano la stessa passione per l’antico, al punto di organizzare vere e proprie campagne di scavo archeologico, come testimonia per il senese l’illustre pronipote Fabio Chigi, futuro papa Alessandro VII: «Le statue, i vasi cesellati e le monete venivano strappati dalle tenebre del passato. Il Palazzo e gli orti erano ricolmi di questi reperti antichi, che [Agostino] faceva ricercare ovunque e che acquistava in blocco, pagandoli generosamente»(1).


Raffaello, impegnato nella decorazione della villa con i suoi garzoni, realizzò per il suo mecenate l’affresco con il Trionfo di Galatea, la loggia di Amore e Psiche, i disegni per la Sala delle nozze di Alessandro Magno e Rossane, le cappelle gentilizie nelle chiese romane di Santa Maria del Popolo e di Santa Maria della Pace. Dalla collezione di Agostino, Raffaello ha tratto modelli e stimoli all’invenzione nel decennio più produttivo della sua carriera, precisamente quello in cui il banchiere allestiva le sue raccolte, grazie alle quali il pittore di Urbino ha potuto trarre ispirazione e affinare il suo culto dell’antico. È stato questo il motivo ispiratore della mostra allestita nella Villa Farnesina (30 marzo - 2 luglio 2023), che ho curato insieme ad Alessandro Zuccari e grazie al sostegno dell’Accademia dei Lincei, di Intesa San Paolo e del Comitato Raffaello. Ma come ricostruire l’insieme del patrimonio della villa, posto che la residenza nobiliare è ora un contenitore vuoto, seppure splendidamente affrescato?

L’inventario del novembre 1520, conservato nei Fondi chigiani della Biblioteca apostolica vaticana, oggetto di una vasta ricognizione insieme ad altre fonti documentarie(1), mi ha consentito di ricostruire almeno in parte la collezione ed è stato uno dei principali strumenti per l’allestimento della citata mostra. Per l’occasione è stato ripristinato l’originario ingresso a nord, che conduce nella loggia di Amore e Psiche. Gli affreschi, in quasi tutto l’insieme decorativo della villa, sono stati concepiti in dialogo con le statue che il padrone di casa collezionava con cura. Non tutte le sale, e certo non le logge, lasciate interrotte alla morte di artista e committente, ospitavano le statue che vi erano state destinate; è certo però che nelle sale già completate, come la Sala del fregio, ornata da otto statue monumentali, la Sala delle prospettive, con la statua dell’Arrotino – oggi nella tribuna degli Uffizi, ma documentata nella villa – e decorata dalle teste delle divinità nelle nicchie dipinte da Baldassarre Peruzzi, oggi nella Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, questo rapporto era fortemente voluto.


Ispirandosi al dialogo fra antico e moderno, motivo conduttore dell’originario progetto allestitivo, la celebre statua della Psiche alata capitolina già Chigi, ricordata nei giardini della villa e in corso di restauro ai tempi di Raffaello, ha trovato la sua sede ideale nella loggia omonima, accompagnata alla statua dell’Eros Farnese già noto nel Cinquecento. Alla Psiche alata s’ispira Raffaello per la sua Psiche che offre a Venere il segreto della bellezza nel pennacchio della loggia; le sue ali di farfalla sono prestate alle Ore che spargono fiori sul banchetto nuziale. 


Raffaello, Trionfo di Galatea (1512), Roma, Villa Farnesina.

Altro modello di riferimento è l’Antinoo Farnese per il Mercurio che offre la coppa dell’immortalità a Psiche nel Concilio degli dèi. È possibile che la splendida statua dell’Antinoo, con la testa non ancora assemblata al corpo - abilmente ricomposto solo nel 1581 dallo scultore Giovanni Battista de Bianchi - appartenesse al banchiere senese, come testimoniano le continue citazioni finalizzate a compiacere il collezionista: oltre alla loggia di Amore e Psiche, le fattezze del bellissimo giovane di Bitinia, amante dell’imperatore Adriano, ritornano nel Giona approntato da Lorenzetto - su disegno di Raffaello - per la cappella Chigi in Santa Maria del Popolo.

 

Anche Baldassarre Peruzzi non manca di citarlo nella testa marmorea dipinta ai piedi del Perseo nella volta della loggia della Galatea, sempre nella Villa Farnesina. L’affresco di Raffaello, raffigurante il Trionfo di Galatea, vera e propria icona del Rinascimento, mostra un impressionante repertorio di motivi antichizzanti, filologicamente desunti da statue e sarcofagi, con cui il Sanzio ha dato vita a una esattissima rivisitazione dell’antico, ispirato alle Immagini di Filostrato, descrizione di celebri dipinti del III secolo. Sylvia Ferino-Pagden ha identificato il modello per la nereide nell’Afrodite accovacciata di Doidalsas, nota a Raffaello attraverso la copia romana di palazzo Altemps, mentre il tritone che la stringe con un abbraccio ardente deriva dal Torso del Belvedere.

Aggiogato al cocchio di Galatea è un delfino che morde un polpo, simbolo della lussuria vinta dalla castità; motivo tratto da una statua di Venere scoperta a Roma nel 1509 – ripetutamente disegnata dagli allievi del pittore di Urbino – oggi al Getty Museum di Los Angeles. L’occasione eccezionale di riportare negli spazi affrescati di Villa Farnesina quelle statue e quegli oggetti preziosi cui erano originariamente destinati getta nuova luce sull’idea di Rinascimento che Raffaello, sostenuto dalle passioni collezionistiche di Agostino Chigi e dal sogno di una nuova Roma, rese paradigmatica.

(1) G. Cugnoni, Agostino Chigi il Magnifico, Roma 1879, p. 52.

(2) Biblioteca apostolica vaticana, Archivio Chigi 8868. Atti di famiglia 9, ff. 1r -27v.

ART E DOSSIER N. 416
ART E DOSSIER N. 416
GENNAIO 2024
In evidenza in questo numero:  Bertozzi & Casoni a Imola - Quando l’argilla diventa meraviglia di Marta Santacatterina; Al Weiwei a Rotterdam Il coraggio di andare controcorrente di Paola Testoni; Duchamp a Venezia - Come personaggi in cerca di autore di Sileno Salvagnini; Sironi a Modena - I fantasmi della classicità di Claudio Pescio; Jean-Jacques Lequeu -L’inventore di isole di Alfredo Accatino; Julia Margaret Cameron a Parigi - Pioniera di fine secolo di Francesca Orsi; La mongolfiera - Passeggeri e spettatori in volo di Mauro Zanchi; L’orfanatorio antico da decenni è impudico di Fabio Isman; “Tronies” ad Anversa - Volti senza nome di Claudio Pescio; Lo scudo di Achille - In battaglia, stringendo il mondo di Damiano Fantuz; La collezione di Agostino Chigi nella Villa Farnesina - Una officina per Raffaello (e non solo) di Costanza Barbieri; Pesellino a Londra - Un brillante narratore del Rinascimento di Valeria Caldelli; A piedi nudi nel chiostro di Gloria Fossi