Grandi mostre. 1 
SIRONI A MODENA

i fantasmi della
CLASSICITÀ

IN MOSTRA UNO DEGLI ARTISTI PIÙ TALENTUOSI E CONTROVERSI DEL SECOLO SCORSO, FRA I PIÙ ALTI INTERPRETI DEL RECUPERO DELLA MONUMENTALITÀ CLASSICA IN FORMA MODERNA.

CLAUDIO PESCIO

tutto quel che Sironi dipingeva smetteva di essere un oggetto o una persona o un luogo per diventare un archetipo. Questo potere quasi magico è il segreto della sua arte, è ciò che ne fece il principale e più perfetto esponente di Novecento italiano. Gruppo, questo, messo insieme e fornito di strumenti critici negli anni Venti del XX secolo da Margherita Sarfatti, promotrice – contro le avanguardie del tempo – di un recupero della classicità che sapesse coniugarne la solidità, la monumentalità, la solennità in una visione moderna, essenziale, concreta.

La pittura di Mario Sironi incarna tutto questo e lo traspone in composizioni dominate da un senso di rigore e compostezza. Era nato a Sassari nel 1885, si era formato all’interno di una famiglia (che nel frattempo si era trasferita a Roma) di architetti, artisti, musicisti. Aveva iniziato gli studi di ingegneria ma li aveva interrotti quasi subito; aveva partecipato alla guerra come volontario e in quegli stessi anni aveva maturato la sua scelta di dedicarsi a pittura, disegno e grafica. Frequentava gli ambienti futuristi, in particolare Boccioni. Si sposò ma lasciò Roma già nel 1919 per andare a Milano. Si avvicinò al fascismo, a cui restò fedele per tutta la vita, con una sua personale adesione agli aspetti sociali, soprattutto, del movimento. Per vent’anni fu il principale illustratore del “Popolo d’Italia”, il quotidiano fondato da Mussolini, al servizio della propaganda di regime. Nel frattempo esponeva con gli altri del gruppo Novecento, tra i quali Oppi, Funi e Dudreville. Gli anni Trenta furono per lui gli anni della grande decorazione, soprattutto murale; teorizzava questo tipo di lavoro artistico come il più aderente alla dimensione e funzione pubblica del pensiero fascista; operò a Roma, Milano, Bergamo e altrove in ambiti ministeriali, corporativi e universitari con grandiose composizioni corali. Fu attivissimo in mostre italiane e internazionali. Il crollo del fascismo, la sua adesione alla Repubblica Sociale lo misero in evidente difficoltà; salvò la vita per un caso fortuito: a Milano, nell’aprile del 1945, venne fermato a un posto di blocco partigiano; riconosciuto, evitò la fucilazione per intercessione di uno dei componenti della brigata, Gianni Rodari.

Negli anni successivi continuò a lavorare ma sempre più nell’ombra (morì a Milano nel 1961), e sempre più inseguito da un suo demone personale, che lo aveva accompagnato per tutta quella che era stata apparentemente una carriera di successo senza ostacoli: la depressione. Problema che – unitamente alla sua convinta passione per l’antico, che lo allontanava significativamente dai suoi amici futuristi – traspare sistematicamente nella sua opera, e che viene ben raccontata dalla mostra in corso a Modena, intitolata appropriatamente Mario Sironi. Solennità e tormento.

L’esposizione, curata da Daniela Ferrari, propone – nella galleria modenese di BPER Banca – ben quaranta opere dell’artista provenienti dalle collezioni dell’istituto di credito, in particolare dalla raccolta donata al Banco di Sardegna dalla compagna di Sironi, dall’Associazione Mario Sironi, dall’Archivio Mario Sironi e da altre collezioni private. Le opere esposte esemplificano buona parte della produzione “non murale” di Sironi. Le periferie urbane apparentemente disabitate, inospitali, intrise di malinconia, chiuse fra pareti geometriche e ingrigite dal fumo; le figure umane solitarie, assorte, delimitate da linee essenziali, quasi scolpite, apparentemente indifferenti, perse o concentrate nella loro distanza (sensazione particolarmente percepibile nelle figure femminili); le composizioni di oggetti che diventano solidi geometrici senza perdere la loro essenza specifica di attrezzature domestiche; le composizioni di intenzione “sociale”, come Allegoria del lavoro (1932-1933), a testimoniare il desiderio di dare all’arte un ruolo formativo, rappresentativo, celebrativo di un’idea di popolo; forse ingenua, probabilmente sincera, certamente inquieta.

Mario Sironi. Solennità e tormento

a cura di Daniela Ferrari
Modena, Galleria BPER Banca
fino al 4 febbraio
orario V-S-D 10-18; chiuso per le festività natalizie
dal 22 dicembre 2023 al 4 gennaio
catalogo Sagep Editori
www.lagalleriabper.it

ART E DOSSIER N. 416
ART E DOSSIER N. 416
GENNAIO 2024
In evidenza in questo numero:  Bertozzi & Casoni a Imola - Quando l’argilla diventa meraviglia di Marta Santacatterina; Al Weiwei a Rotterdam Il coraggio di andare controcorrente di Paola Testoni; Duchamp a Venezia - Come personaggi in cerca di autore di Sileno Salvagnini; Sironi a Modena - I fantasmi della classicità di Claudio Pescio; Jean-Jacques Lequeu -L’inventore di isole di Alfredo Accatino; Julia Margaret Cameron a Parigi - Pioniera di fine secolo di Francesca Orsi; La mongolfiera - Passeggeri e spettatori in volo di Mauro Zanchi; L’orfanatorio antico da decenni è impudico di Fabio Isman; “Tronies” ad Anversa - Volti senza nome di Claudio Pescio; Lo scudo di Achille - In battaglia, stringendo il mondo di Damiano Fantuz; La collezione di Agostino Chigi nella Villa Farnesina - Una officina per Raffaello (e non solo) di Costanza Barbieri; Pesellino a Londra - Un brillante narratore del Rinascimento di Valeria Caldelli; A piedi nudi nel chiostro di Gloria Fossi