Grandi mostre. 1 
BERTOZZI & CASONI A IMOLA

Quando l’argilla
diventa meraviglia

QUARANT’ANNI DI ATTIVITÀ LAVORATIVA SCANDITA DA UNA PERFETTA SINTONIA CREATIVA. COSÌ È STATO IL PERCORSO DEL DUO COMPOSTO DA GIAMPAOLO BERTOZZI E STEFANO DAL MONTE CASONI (SCOMPARSO LO SCORSO MAGGIO), ARTEFICI DI OPERE IN CERAMICA AUDACI E ORIGINALI, IRONICHE E SURREALI, CARATTERIZZATE DA UN VIRTUOSISMO TECNICO FUORI DAL COMUNE.

MARTA SANTACATTERINA

Una Madonna elegantissima incede spingendo un tosaerba dorato che falcia degli iris, mentre il Bambino ai suoi piedi gioca con una raganella. Girando attorno alla grande maiolica si nota che i fiori recisi sono ripresi nella decorazione del mantello della Vergine, evocando così la ciclicità della vita che, appena terminata, ritorna in altra forma. L’opera che abbiamo descritto è Scegli il paradiso ed è unanimemente considerata uno spartiacque nella produzione di Bertozzi & Casoni. La si può ammirare in apertura del percorso espositivo Bertozzi & Casoni. Tranche de vie a Imola (Bologna) nel quadriportico del Museo San Domenico (che accoglie anche un’importante donazione dei due maestri della ceramica), dove troviamo la prima sezione della mostra, “In nuce”. Abbiamo poi una seconda sezione, “Tranche de vie”, a palazzo Tozzoni, e una terza, “La morte dell’eros”, rappresentata dall’istallazione omonima, alla Rocca sforzesca. Un ampio omaggio, attraverso un progetto articolato in tre sedi, che la città dedica ai suoi due illustri artisti.


Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni si conobbero da giovanissimi, mentre frequentavano l’Istituto d’arte di Faenza. Si narra che i due ragazzi, durante i viaggi in treno per andare a scuola, discutessero di arte e di come trovare un loro linguaggio espressivo. Nel 1980, ancora studenti all’Accademia di Bologna, fondarono la Bertozzi & Casoni Snc e cominciarono a lavorare, insieme, nel settore della ceramica. Proprio sugli esiti di quel periodo, dagli anni Ottanta alla fine degli anni Novanta, si concentra la sezione del Museo San Domenico dove sfilano delicate ballerine, sculture ispirate al mondo vegetale e animale – delizioso il Caschetto naturale del 1981 – e poi lavori che sconfinano nel design, come i servizi da tè e caffè o quelli da scrittoio. Bertozzi & Casoni collaborarono a quei tempi anche con la cooperativa Ceramica di Imola e non di rado “prestarono le loro mani” per realizzare opere di altri artisti come Joe Tilson, Tonino Guerra, Ugo La Pietra. Insomma, la ditta Bertozzi & Casoni si configurò come una vera e propria “officina” caratterizzata da uno spirito di impresa ma in cui covava una fortissima spinta creativa e sperimentale.

Resistenza 2 (2017)


Bianca e Nera (1993).

Ecco allora che Scegli il paradiso, “sfornata” nel 1997, segna l’avvio di un cammino che reca già i principali elementi del linguaggio originale del duo: meraviglia, ironia e sapiente fusione tra un immaginario classico e un surrealismo compositivo, il tutto farcito da una straordinaria perizia tecnica che ha consentito agli artisti di spingere la ceramica oltre gli steccati tradizionali. Gli ambienti di palazzo Tozzoni – suggestiva casa-museo che ancora oggi conserva antichi arredi, dipinti, decorazioni e oggetti d’uso quotidiano – dove va in scena (come già anticipato) la seconda sezione del progetto espositivo, sono perfetti per ospitare le audaci creazioni di Bertozzi & Casoni che instaurano con le sale (e il loro contenuto) intime corrispondenze e creano cortocircuiti visivi di grande impatto, soprattutto quando le loro opere si mimetizzano nel contesto. In questi casi, il riconoscimento diventa gioco e sorpresa, generando anche un dubbio: quel che si vede è originale o è riprodotto partendo dall’argilla? Ciò accade di fronte al vaso di fiori che fa bella mostra di sé su una consolle del salone d’onore: avvicinandosi e aguzzando la vista, si comprende che non solo il contenitore ma anche gli steli e le corolle nonché gli iridescenti coleotteri sono in ceramica. Altro esempio è la pila di libri con tazzina e bustina di un farmaco notissimo, o ancora le sneakers sporche e sformate che attendono il proprietario su uno sgabello ai piedi del letto, o la cassettina dei medicinali che si confonde con gli oggetti della stanza “dei comodi”. (una toilette ante litteram). Nelle vecchie cucine c’è pure una cassetta che pare di plastica arancione – ovviamente non lo è – e che contiene bottiglie e barattoli, mentre sul tavolo sembra essere stata appena posata la busta della spesa con tanto di marchio del supermercato.

LE AUDACI CREAZIONI DI BERTOZZI & CASONI INSTAURANO CON LE SALE (E IL LORO CONTENUTO) INTIME CORRISPONDENZE E CREANO CORTOCIRCUITI VISIVI DI GRANDE IMPATTO

L’ampia selezione dà conto, grazie a pezzi di qualità magistrale che fanno sgranare gli occhi e stimolano la mente, delle principali tematiche di ricerca di Bertozzi & Casoni. In primis, quella che potremmo definire “poetica dello scarto” e che si concretizza nei cestini dei rifiuti, da cui spuntano lumache e altri insetti, per poi esprimersi nella maestosa Resistenza: la tavola apparecchiata è immortalata nel momento della fine del pasto, con i piatti sporchi e accatastati, i resti del cibo, le sigarette dimenticate, i packaging vuoti e strappati. Si tratta di opere che criticano il consumismo e portano a pensare alla transitorietà delle cose, ma allo stesso tempo meravigliano per il loro realismo e per lo splendore, anche quando provocano un certo disturbo. «Se togli la puzza, la spazzatura è bellissima», ebbe a dichiarare Stefano Casoni riflettendo sul concetto di bellezza e sulla sua presenza in ogni piega del quotidiano, mentre Giampaolo Bertozzi ha di recente rivelato che tra le fonti di ispirazioni di queste “sparecchiature” vi sono i Vassoi naturali di Bernard Palissy (XVI secolo).

In mostra si possono riconoscere inoltre degli espliciti omaggi ai grandi artisti, come il busto “legnoso” che ricorda le composizioni di Arcimboldo o i vasi di fiori che reinterpretano gli analoghi soggetti di Giorgio Morandi. Non mancano, anzi sono cruciali nel pensiero di Bertozzi & Casoni, le “vanitas”: ne sono esempi Ossobello o la complessa installazione Riflessione sulla morte. Il tema della vita che finisce, così come l’età del mito rappresentata dal soggetto, si ritrova nell’installazione che chiude l’itinerario nella Rocca sforzesca. Il fauno suicida, impiccato a un fastoso lampadario, è nato nel 2000 da un’idea di Stefano Casoni ma, a causa di difficoltà tecniche (legate alla sua realizzazione), rimase incagliato e chiuso in una cassa per più di vent’anni. In occasione dell’attuale mostra, Giampaolo Bertozzi ha deciso di completare l’opera da solo, dopo la dolorosa scomparsa del compagno avvenuta lo scorso maggio. «Finalmente ho trovato una soluzione per superare il problema del pelo sulle zampe del fauno. E mentre finivo La morte dell’eros ho sempre avuto la sensazione che Stefano fosse lì vicino a me». Quarant’anni di convivenza lavorativa, mille e duecento opere prodotte, due identità creative che scorrevano continuamente l’una nell’altra non possono non lasciare un segno profondo in colui che resta. «Stefano continuerà a lavorare con me per sempre, finché avrò le forze per farlo», conclude Bertozzi.

Bertozzi & Casoni. Tranche de vie

a cura di Diego Galizzi
Imola (Bologna), Museo San Domenico, palazzo Tozzoni,
Rocca sforzesca
fino al 18 febbraio
orario 15-19 (giovedì e venerdì), 10-13/15-19 (sabato e domenica),
chiuso gli altri giorni
catalogo Imola Musei
www.imolamusei.it

ART E DOSSIER N. 416
ART E DOSSIER N. 416
GENNAIO 2024
In evidenza in questo numero:  Bertozzi & Casoni a Imola - Quando l’argilla diventa meraviglia di Marta Santacatterina; Al Weiwei a Rotterdam Il coraggio di andare controcorrente di Paola Testoni; Duchamp a Venezia - Come personaggi in cerca di autore di Sileno Salvagnini; Sironi a Modena - I fantasmi della classicità di Claudio Pescio; Jean-Jacques Lequeu -L’inventore di isole di Alfredo Accatino; Julia Margaret Cameron a Parigi - Pioniera di fine secolo di Francesca Orsi; La mongolfiera - Passeggeri e spettatori in volo di Mauro Zanchi; L’orfanatorio antico da decenni è impudico di Fabio Isman; “Tronies” ad Anversa - Volti senza nome di Claudio Pescio; Lo scudo di Achille - In battaglia, stringendo il mondo di Damiano Fantuz; La collezione di Agostino Chigi nella Villa Farnesina - Una officina per Raffaello (e non solo) di Costanza Barbieri; Pesellino a Londra - Un brillante narratore del Rinascimento di Valeria Caldelli; A piedi nudi nel chiostro di Gloria Fossi