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LORENZO MONACO
LORENZO MONACO
Angelo Tartuferi
Lorenzo Monaco è un anello di congiunzione. È l’artefice della transizione, inToscana, dalla tradizione giottesca al Gotico internazionale. Di Piero di Giovanni, questo il suo nome secolare, non sappiamo neanche se fosse senese o fiorentino, nacque attorno al 1370 e morì a Firenze verso il 1425. In tanta incertezza resta però, appunto, la sua versione dello stile “fiammeggiante” che attraversava in quel tempo l’intera Europa. Una versione domestica, potremmo dire: il monaco camaldolese Lorenzo – pittore e miniatore – non si lancia in invenzioni fiabesche ultraraffinate e cortesi, era d’altronde difficile, nel contesto in cui lavorava, staccarsi davvero dal severo e misurato magistero di Giotto. Le sue opere su tavola degli inizi del Quattrocento cominciano a denunciare i riflessi dell’arte nordeuropea, mediati da Starnina, nel linearismo sottile, la precisione descrittiva, la sontuosità del colore. L’apice della sua carriera è nel secondo decennio del secolo, quando è tra i massimi artisti attivi a Firenze. Una pittura, la sua, nutrita di umanesimo cristiano che apre la strada al suo più grande erede, il Beato Angelico. Una solidità che cede poeticamente a un’etera visionarietà solo nella su produzione più tarda.