Grandi mostre. 6
RUBENS A MANTOVA E A ROMA

UN SOGNO EUROPEO

LA STRAORDINARIA DOTE DI PIETER PAUL RUBENS DI ASSORBIRE E DI REINTERPRETARE ORIGINALMENTE OGNI APPORTO CULTURALE PER TRASFORMARLO IN UN LINGUAGGIO PITTORICO IN CONTINUA EVOLUZIONE NE FA IL PRIMO ARTISTA SOVRANAZIONALE, “EUROPEO”. UN PROCESSO IN CUI L’ESPERIENZA ITALIANA EBBE UN RUOLO FONDAMENTALE. È IL TEMA DELLE MOSTRE SU RUBENS ORGANIZZATE IN DUE DELLE CITTÀ ITALIANE IN CUI VISSE E LAVORÒ, MANTOVA E ROMA.

CLAUDIO PESCIO

Venezia, inizio estate dell’anno 1600, tra giugno e luglio. È la prima volta in Italia per il pittore fiammingo, che proprio in quei giorni compie ventitre anni. Pieter Paul Rubens ha appena il tempo di riempirsi gli occhi di Tiziano e Tintoretto che in agosto è già a Mantova, alla corte di Vincenzo Gonzaga. Lì incontra le opere di Giulio Romano e Mantegna, altri Tiziano, esempi di scultura antica. Il giovane Rubens è un uomo colto, conosce il latino e il greco, ma è la pittura di Giulio Romano a rivestire per la prima volta di immagini e colori i miti classici che fino allora aveva assorbito con la lettura e attraverso le incisioni che circolavano nella sua Anversa. Il confronto diretto con Raffaello e Michelangelo e con la statuaria antica avverrà dopo, a Roma.

 
Le mostre di Mantova – in due sedi, palazzo Te e Palazzo ducale – si incentrano sull’importanza dell’incontro con la pittura di Giulio Romano come occasione, per Rubens, di accedere a una grammatica interpretativa di Raffaello e Michelangelo, e per loro tramite dell’antico; un abbozzo di vocabolario formale che farà proprio e lo porterà a prefigurare il linguaggio più tipico del Barocco.


A Mantova Rubens trova anche materiali dell’atelier e dell’abitazione di Giulio e dei suoi allievi: disegni e bozzetti che, come tramandano le fonti, tende a «ritoccare», più che copiare, trasformandoli e adattandoli al proprio gusto. Compra disegni di vari autori: li utilizzerà per le sue sperimentazioni e li terrà con sé a lungo, passandoli poi ai propri allievi e collaboratori. Si manifesta così un’inclinazione “interventista” che sarà la sua cifra in tutte le circostanze in cui interagirà con modelli, tendenze, stili, soggetti un po’ ovunque, in Europa. La sua casa di Anversa (oggi museo) risentirà molto, nella struttura e nel rapporto fra corpi di fabbrica, loggiati e giardini, di quanto vide a Mantova, nel palazzo che sorge sull’isola del Te e ne prende il nome.

Giulio Romano, La curiosità di Psiche (1527-1528), Mantova, palazzo Te, sala di Amore e Psiche.

RUBENS ERA ANIMATO DA UNA STRAORDINARIA CURIOSITÀ, SOSTENUTA DA UNA TECNICA DI ALTISSIMO LIVELLO


Fondamentale, nella costruzione di questa personalità irripetibile, fu proprio l’esperienza italiana, che, iniziata in quell’estate del 1600, durò circa otto anni, conducendolo, oltre che nei luoghi citati, anche a Roma e a Genova. La curatrice della mostra mantovana di palazzo Te (Rubens a palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà), Raffaella Morselli, sintetizza gli effetti dell’esperienza italiana sulla pittura di Rubens in tre ambiti fondamentali: la grandiosità della progettazione compositiva, che prese direttamente da Giulio Romano e di cui accentuò il tendenziale gigantismo; la confidenza, quasi la familiarità, con la soggettistica della mitologia greco-romana; un naturalismo “sentimentale”, che si allontanava dall’oggettività fiammingo-olandese per far aderire la rappresentazione della natura a una sorta di partecipazione emotiva ai moti dell’animo umano. Tratto che, nell’interpretazione di Rubens si risolve in un turbine compositivo tendente allo squilibrio e a un dinamismo irrequieto. Per citare ancora Morselli, era «un artista che aveva coltivato la fantasia di un’Europa equiparata al giardino dell’Eden: tollerante, pluralista, prudente e permeata di concordia civile».


In Palazzo ducale, a Mantova, è esposta la Pala della santissima Trinità. Fu per questa chiesa cittadina, ormai scomparsa, che Rubens realizzò una delle sue prime imprese pittoriche di dimensioni grandiose. Delle tre tele che componevano l’opera una, La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga, è ancora esposta nel palazzo (parzialmente ricomposta dopo essere stata letteralmente fatta a pezzi per isolarne varie scene), e l’innovativo allestimento in mostra aiuta a comprendere l’aspetto originale del complesso.


Cavaspina, copia (fine XVI secolo) dell'originale bronzeo dei Musei capitolini, Roma, Galleria Borghese.

A ROMA – CROCEVIA DI ARTISTI – OSSERVA, MEMORIZZA, DISEGNA, INTERPRETA


Nella mostra romana – Il tocco di Pigmalione. Rubens e la scultura a Roma, alla Galleria Borghese – si coglie il momento in cui si definisce meglio il rapporto di Rubens con l’antico: modello morale anzitutto e formale, ma rivissuto con un approccio libero, concretizzato nella spettacolare corporeità delle figure rubensiane, nella sua meticolosità anatomica, nella morbidezza sensuale di quella che appare una trasposizione pittorica della materia scultorea. Il pittore fiammingo aveva maturato una vera passione per la cultura classica fin dai tempi dei suoi primi studi ad Anversa. A Roma – un crocevia di artisti di varia provenienza, dove arriva per la prima volta nel 1602 –, osserva, memorizza, disegna, interpreta.

Pieter Paul Rubens, studio del Torso del Belvedere (1601 circa), New York, Metropolitan Museum of Art.


Pieter Paul Rubens, Compianto su Cristo morto (1601-1602), Roma, Galleria Borghese.


Pieter Paul Rubens, La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga (1604-1605), Mantova, Palazzo ducale.

E i disegni, ci dice Francesca Cappelletti – direttrice della Borghese e una delle due curatrici –, sono forse l’attrattiva principale dell’esposizione, perché – nonostante siano sempre stati messi un po’ in ombra, per il grande pubblico, dalla travolgente potenza della sua pittura – ci portano vicinissimi, con immediatezza, al pensiero rubensiano nel suo momento costruttivo. Un esempio chiaro del suo modo di procedere è nel disegno che trae dal Cavaspina (scultura ellenistica di cui esistono varie versioni, delle quali una in galleria). Lo ritrae come se fosse un modello vivente, da due angolazioni diverse: come scrive lui stesso, «dal naturale, ma un poco aiutato»; lo rianima (come Pigmalione, appunto) e lo dinamizza.

Ci troviamo di fronte alla fase iniziale di un movimento in via di formazione, di un nuovo rapporto col modello, naturale o meno che sia, di un superamento dell’imitazione come parametro rigidamente inteso. La mostra evidenzia questo momento particolarissimo, per gli artisti attivi a Roma, di scambi e slittamenti graduali del gusto che sfoceranno nel Barocco pieno. Un percorso che la Galleria Borghese consente di comprendere con la forza degli esempi degli anni Venti e Trenta del Seicento che fanno cornice alla mostra: una sequenza perfetta di opere barocche che, come il Ratto di Proserpina di Bernini, ripropongono la classicità come una favola antica raccontata con parole nuove.

Le tre mostre si svolgono nell’ambito del progetto Rubens! La nascita di una pittura europea, promosso da Fondazione palazzo Te, Palazzo ducale di Mantova e Galleria Borghese di Roma.

Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà

a cura di Raffaella Morselli
Mantova, palazzo Te
7 ottobre 2023 - 7 gennaio 2024
orario 9-19.30 (ora legale), 9-18.30 (ora solare),
chiuso il martedì e il 25 dicembre
www.centropalazzote.it

Rubens. La Pala della santissima Trinità

Mantova, Palazzo ducale
7 ottobre 2023 - 7 gennaio 2024
orario 9-19.30 (ora legale), 9-18.30 (ora solare),
chiuso il martedì e il 25 dicembre
www.mantovaducale.beniculturali.it

Il tocco di Pigmalione. Rubens e la scultura a Roma

a cura di Francesca Cappelletti e Lucia Simonato
Roma, Galleria Borghese
14 novembre 2023 - 18 febbraio 2024
orario 9-19, chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio
www.galleriaborghese.beniculturali.it

ART E DOSSIER N. 414
ART E DOSSIER N. 414
NOVEMBRE 2023
Le mostre in evidenza in questo numero sono: Boccioni a Mamiano di Traversetolo; Chronorama a Venezia; Morisot a Parigi; Hayez a Torino; Inganni a Gussago e Rubens a Mantova e Roma. Gli approfondimenti di questo numero: Fotografia : Ghirri green; Dettagli strascurabili: Tende, crocifissi e figurine nascoste di Nadelman .