STUDI E RISCOPERTE
LA TENDA DIPINTA

Sul confine, tra realtà
e illusione

IL TEMA DELLA TENDA DIPINTA, CHE RICHIAMA ALLA MEMORIA L’ANEDDOTO DI PLINIO IL VECCHIO SULLA CELEBRE DISPUTA TRA ZEUSI E PARRASIO – NOTI ARTISTI DELL’ANTICA GRECIA –, HA APPASSIONATO PITTORI DI OGNI EPOCA APRENDO LA STRADA A MOLTE IPOTESI INTERPRETATIVE E, SOPRATTUTTO, A MOLTE POSSIBILITÀ VISIVE.

Enrico De Pascale

Nella storia dell’arte il tema della tenda dipinta rimanda invariabilmente alla celebre gara di abilità tra i due grandi pittori greci Zeusi e Parrasio, narrata da Plinio il Vecchio (Naturalis historia, XXXV 65-66). Zeusi presentò un dipinto raffigurante dei grappoli d’uva talmente realistici da ingannare persino gli uccelli, Parrasio un quadro coperto da un semplice drappo. Quando Zeusi invitò l’illustre collega a mostrare il suo lavoro svelandolo, si rese conto con stupore che il drappo non era reale bensì dipinto. Se la propria opera era riuscita a ingannare degli uccelli, quella di Parrasio aveva fatto molto di più, ingannando lui, celeberrimo artista.


LA TENDA A L LUDE ALL'IDEA DI CONFINE, DI SOGLIA TRA IL MONDO DELLA REALTÀ E QUELLO, FITTIZIO, DELLA PITTURA

L’aneddoto, che tematizza il rapporto tra finzione e verità, illusione e realtà, arte e vita, ha generato molteplici interpretazioni da parte dei pittori di ogni epoca, desiderosi di misurarsi con un mito fondativo tanto celebre e di verificare l’efficacia delle proprie capacità mimetiche. Emblematico è il capolavoro del duo Adriaen van der Spelt e Frans van Mieris, Natura morta con ghirlanda di fiori e tenda (1658, Art Institute of Chicago), dipinto quasi in competizione e in cui la variopinta composizione floreale appare seminascosta da uno scintillante drappo di seta azzurra pendente da un’asta metallica.


La tenda però non allude solo al racconto di Plinio. Qui, come altrove, il tessuto afferisce anche all’idea di confine, di soglia tra il mondo della realtà e quello, fittizio, della pittura, alludendo all’attività scopica del fruitore, all’azione del tra-guardare, del vedere “oltre”. Come osservato da Victor I. Stoichita (L’invenzione del quadro. Arte, artefici e artifici nella pittura europea, Milano 2004 ), quanto raffigurato da Van der Spelt e Van Mieris – non “un quadro” bensì la sua rappresentazione – è il contrario del trompe l’oeil poiché spostando l’attenzione sul “dispositivo” contraddice di fatto il concetto stesso di illusione e di mimesis.


Rembrandt, Sacra famiglia (1646), Kassel, Hessen Kassel Heritage, Schloss Wilhelmshöhe.

È quanto si riscontra in opere quali Polifemo e Galatea di Agostino Tassi (1617 circa, Roma, palazzo Lancellotti) e, soprattutto, la Sacra famiglia (1646) di Rembrandt che, oltre al tendaggio, riproducono la cornice.

Il motivo della tenda testimonia anche la pratica anticamente diffusa di coprire con teli protettivi le opere d’arte più significative; per ripararle dall’azione dannosa della luce, dal fumo, dalla polvere, ma anche, talvolta, per celare soggetti ritenuti licenziosi o troppo intimi. In un inventario della raccolta d’arte di Filippo di Borgogna (1465-1524), vescovo di Utrecht, è elencato «un grande pannello di una donna nuda con una freccia in mano, chiamata Cupido, coperto da una tenda blu e gialla». Il pittore e storico dell’arte olandese Joachim von Sandrart, ospite a Roma (1633-1636) del marchese Vincenzo Giustiniani, descrivendo l’Amor vincitore di Caravaggio racconta che, su suo consiglio, il quadro era stato coperto con una cortina di seta verde così da non “oscurare” gli altri capolavori della collezione ed essere mostrato per ultimo, con uno straordinario “effetto sorpresa”.


Curiosamente, anche L’origine del mondo (1866, Parigi, Musée d’Orsay), lo scandaloso capolavoro di Gustave Courbet custodito dal collezionista turco Khalil Bey in un camerino del suo palazzo parigino, era schermato da una tenda verde. Un caso del tutto singolare è rappresentato dal Ritratto del cardinale Filippo Archinto di Tiziano (1558 circa, Philadelphia Museum of Art) in cui l’eminente ecclesiastico appare seminascosto, quasi oscurato da un illusionistico e trasparente tendaggio bianco. Una soluzione che più che a Parrasio – come nel caso del virtuosistico Incontro di Rossana e Alessandro il Grande di Pietro Rotari – ha fatto pensare a possibili collegamenti con le personali vicende dell’effigiato, cui l’ostilità e la censura del clero ambrosiano impedirono di assumere la carica di arcivescovo di Milano (1558), interrompendone clamorosamente la carriera.

Che la tenda sui quadri servisse anche per stimolare, tramite il suo lento disvelamento, il piacere dell’osservatore – come avviene, sul piano della rappresentazione pittorica, nelle “teatrali” nature morte di Evaristo Baschenis – è documentato da una celebre lettera scritta il 22 giugno 1648 da Nicolas Poussin all’amico e collezionista d’arte parigino Paul Fréart de Chantelou: «Sarà sicuramente meglio mostrare i quadri ad uno ad uno che vederli tutti insieme, provocando una sensazione troppo forte e improvvisa, che distrae e affatica l’attenzione».

Una pratica che Chantelou impiegherà vent’anni più tardi in occasione della visita di Gian Lorenzo Bernini alla sua galleria parigina (1665). L’incontro è così descritto dallo stesso Chantelou: «È passato poi [Bernini] nella sala ove sono i quadri raffiguranti i Sette sacramenti [di Poussin] dei quali era scoperto soltanto quello raffigurante la Cresima. Ho fatto quindi scoprire quello raffigurante il Matrimonio, ed il Cavaliere l’ha ammirato come il primo […]. Anche il quadro raffigurante la Penitenza è stato guardato a lungo ed esaminato. Nel frattempo, ho fatto scendere quello raffigurante l’Estrema unzione e l’ho fatto mettere in luce perché il Cavaliere lo potesse meglio vedere».


Evaristo Baschenis, Natura morta con strumenti musicali (1650 circa), Rotterdam, Museum Boijmans Van Beuningen.

Gabriel Metsu, Donna che legge una lettera (1664 circa), Dublino, National Gallery of Ireland.


Gerhard RIchter, Vorhang (2012).


Emil Michael Klein, Curtain (2019).

Nessuna delle antiche tende di protezione dei quadri è sopravvissuta ma talune cornici d’epoca conservano ancora le aste metalliche e perfino gli anelli che dovevano sorreggerle Tale pratica è ben documentata oltre che da capolavori come Donna che legge una lettera di Gabriel Metsu (1664) della National Gallery of Ireland di Dublino, da quella speciale categoria di dipinti che raffigurano le collezioni d’arte, reali o immaginarie, del XVII e XVIII secolo, tra cui spicca il celebre La galleria dell’arciduca Leopoldo Guglielmo a Bruxelles (1650 circa) di David Teniers il Giovane del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Nella tela, in cui si riconoscono numerosi capolavori dell’arte italiana tuttora conservati nello stesso museo viennese, non poche opere (tra cui Jacopo Strada di Tiziano o Santa Margherita di Raffaello) appaiono corredate dalla cortina protettiva.


Alla metà degli anni Sessanta del Novecento, il pittore tedesco Gerhard Richter, fuggito all’Ovest dopo l’erezione del Muro berlinese, dipinge una celebre serie di monocromi (Vorhänge) raffiguranti misteriose tende chiuse che occupano l’intera superficie della tela. Nella prospettiva del quadro-finestra di accezione albertiana è la negazione di ogni possibilità di visione e di significato, una sorta di “fuga” dall’interpretazione con lo scopo di indirizzare lo sguardo sul “dispositivo”, secondo una dialettica autoriflessiva e metapittorica tipica di quegli anni.
Recentemente, l’artista Emil Michael Klein ha realizzato una serie di “opere-tenda” che utilizzano il velluto come materiale “pittorico” e si propongono come ibridi tra il dipinto, l’arazzo e il sipario teatrale. Composte da fasce colorate cucite orizzontalmente e suggestivamente drappeggiate, flirtano al tempo stesso con la Minimal Art, la Post Painterly Abstraction e l’Interior Design, dialogando con creazioni simili realizzate da Jannis Kounellis, Félix González-Torres, Olaf Nicolai, Ulla von Brandenburg, Lucia Koch.

ART E DOSSIER N. 414
ART E DOSSIER N. 414
NOVEMBRE 2023
Le mostre in evidenza in questo numero sono: Boccioni a Mamiano di Traversetolo; Chronorama a Venezia; Morisot a Parigi; Hayez a Torino; Inganni a Gussago e Rubens a Mantova e Roma. Gli approfondimenti di questo numero: Fotografia : Ghirri green; Dettagli strascurabili: Tende, crocifissi e figurine nascoste di Nadelman .