Grandi mostre. 5
ANGELO INGANNI A GUSSAGO

BELLA LA VITA
IN CAMPAGNA

NELL’ULTIMA PARTE DELLA SUA VITA, IL BRESCIANO ANGELO INGANNI SI TRASFERÌ IN UN PAESE DELLA FRANCIACORTA. È QUI, NELL’EX CHIESA DI SAN LORENZO, CHE OGGI POSSIAMO AMMIRARE LA RETROSPETTIVA A LUI DEDICATA CON OPERE REALIZZATE DALL’ARTISTA IN QUELL’AFFASCINANTE AREA COLLINARE DOVE, TROVANDO NUOVI STIMOLI, EBBE LA POSSIBILITÀ DI ARRICCHIRE IL SUO REGISTRO TEMATICO.

Francesco Baccanelli

Diversamente dalla quasi totalità delle principali mostre d’arte legate a Bergamo Brescia capitale italiana della cultura 2023, la monografica dedicata ad Angelo Inganni (1807- 1880) non è stata allestita in una delle due città appena citate, ma in un signorile centro della Franciacorta, terra di grande bellezza e ottimi vini. Per la precisione, gli ottantacinque dipinti dell’artista scelti sono esposti a Gussago, a nove chilometri da Brescia, nell’antica ex chiesa di San Lorenzo, oggi adibita a eventi culturali.


LA DIMENSIONE NARRATIVA È ACCOMPAGNATA DA UNA DECISA VOCAZIONE ALLA DESCRIZIONE, CHE TENDE A RESTITUIRE NEL DETTAGLIO ANCHE I PARTICOLARI IN APPARENZA MENO IMPORTANTI


Già dal titolo della mostra, Angelo Inganni tra Brescia e Gussago (1850-1880), si può chiaramente comprendere come la volontà del curatore, Luciano Anelli, sia stata quella di concentrare l’attenzione sulla seconda parte della carriera dell’artista, vissuta appunto in questo lembo collinare della provincia bresciana.


La residenza di Inganni a Gussago era il suggestivo ex convento domenicano della Santissima Trinità, più noto con il semplice nome di Santissima, che ancora oggi si può ammirare, immerso nel verde, sulla sommità del colle Barbisone. Il pittore aveva cominciato a frequentarlo a partire almeno dal 1842, anno del suo matrimonio con Aurelia Bertera, vedova del miniatore Giambattista Gigola e usufruttuaria del complesso. Con il passare degli anni, i soggiorni alla Santissima si erano fatti sempre più lunghi e frequenti e, dal 1860, Inganni, lasciata definitivamente Milano, aveva scelto di vivere tra Brescia, la sua città natale, e Gussago.


Sbaglieremmo a pensare che la Franciacorta fosse per lui un “buen retiro”. Qui continuò a dipingere con l’impegno di sempre; anzi, grazie allo stretto contatto con la vita di campagna, finì per ampliare il proprio repertorio tematico. 


Ritratto di Amanzia Guérillot allo specchio (1860 circa), Brescia, Musei civici.

Se negli anni trascorsi a Milano si era dedicato in prevalenza alle vedute cittadine, distinguendosi per il particolare approccio con cui alla precisione descrittiva di Giovanni Migliara aveva saputo abbinare la vivacità naturalistica di Giuseppe Canella, dopo il definitivo rientro in patria le scene di genere e i ritratti presero decisamente il sopravvento all’interno del suo catalogo.

Osservando da vicino il mondo contadino, l’artista trovava continui spunti per la propria pittura: le tipologie dei personaggi rappresentati si moltiplicarono, l’aneddotica si arricchì. Assai fortunati, in particolare, si rivelarono per lui i notturni con effetti di luce creati da lampade o da tizzoni ardenti, un genere di cui, seguendo una tradizione fiamminga già rilanciata nell’Europa Biedermeier, diventò il maggior specialista italiano del tempo. La scelta di lasciare Milano emarginò Inganni dalle esposizioni di Brera, ma l’attività espositiva proseguì comunque con ottimi riscontri: i suoi dipinti erano una presenza fissa alle mostre della Promotrice di Torino e a quelle della Promotrice di Genova, e nel 1873 l’artista partecipò all’Esposizione universale di Vienna.

Passando a considerare nel dettaglio i dipinti esposti nell’attuale monografica, va detto che il pezzo forte è indubbiamente Il giardino di villa Richiedei con l’ex convento della Santissima (1850-1859), notevole per qualità, dimensioni (207 x 289 cm) e inventiva. Si tratta di un’opera assai originale, nella quale convivono vedutismo e “conversation piece”, ritrattistica e scene di vita borghese, pittura di prospettiva e pittura di reportage, retaggi dell’estetica illuminista e romanticismo. Tra i personaggi presenti, Inganni ha ritratto anche se stesso e la seconda moglie, la pittrice Amanzia Guérillot, raffigurando poi nella parte alta della tela l’ex convento della Santissima, che, come si è detto, costituiva il suo quartier generale gussaghese. In occasione della mostra, il grande quadro è stato finalmente sottoposto a un importante intervento di restauro, che oggi ci consente di ammirare con più facilità il suo rilevante valore esecutivo.

 
A Gussago sono esposte molte scene di genere legate alla vita di campagna. Dal lavoro nei campi alle feste in osteria, dalla vendemmia alla caccia, Inganni ci racconta la Franciacorta del suo tempo. La dimensione narrativa è accompagnata da una decisa vocazione alla descrizione, che tende a restituire nel dettaglio anche i particolari in apparenza meno importanti. 

Il campionario delle figure ritratte è ampio e abbraccia tutte le categorie di persone che il pittore incrociava nella sua quotidianità: troviamo donne intente a preparare da mangiare, pastori e contadini invecchiati prima del tempo per il troppo lavoro, cacciatori immortalati all’opera o mentre si vantano della selvaggina, giovani che stanno vivendo i primi amori e che cercano di incontrarsi senza farsene accorgere da genitori e nonni, chiassose brigate di buontemponi, bambini che aiutano i grandi al lavoro, ragazze vestite e pettinate come Lucia Mondella, coppie che si scatenano nel ballo durante le feste, preti di campagna, anziani dall’aria saggia. Grande è lo spazio riservato agli animali, che in alcuni dipinti finiscono per ritagliarsi un ruolo da protagonisti, e alle riletture delle scene di genere concepite negli anni milanesi.

I tanti ritratti presenti in mostra testimoniano la confidenza di Inganni anche con questo genere. Alcuni, come quello di Amanzia Guérillot allo specchio (1860 circa), si avvicinano alla formula della ritrattistica ambientata tanto cara a Giuseppe Molteni; altri, come La malinconica (1861), sono caratterizzati da un approccio di maggiore immediatezza, che si riallaccia alla tradizionale “pittura della realtà” lombarda.

 
Non mancano neppure le vedute, perlopiù relative alla città di Brescia, come la celebre e ammaliante Piazza della Loggia con neve (1879), che costituisce il suo canto del cigno: l’abilità che Inganni aveva maturato a Milano nel conciliare la descrizione di edifici e scorci urbani con una rappresentazione briosa della gente che animava quei luoghi rimane una piacevolissima costante fino al termine della carriera.

Angelo Inganni tra Brescia e Gussago (1850-1880)

a cura di Luciano Anelli
Gussago (Brescia), ex chiesa di San Lorenzo
fino al 26 dicembre
orario giovedì e venerdì 17-21, sabato e domenica
9.30-12/14-20.30, chiuso gli altri giorni
catalogo Compagnia della Stampa
www.angeloinganni.it

ART E DOSSIER N. 414
ART E DOSSIER N. 414
NOVEMBRE 2023
Le mostre in evidenza in questo numero sono: Boccioni a Mamiano di Traversetolo; Chronorama a Venezia; Morisot a Parigi; Hayez a Torino; Inganni a Gussago e Rubens a Mantova e Roma. Gli approfondimenti di questo numero: Fotografia : Ghirri green; Dettagli strascurabili: Tende, crocifissi e figurine nascoste di Nadelman .