ABU DHABI ART

GIUNTA ALLA QUINDICESIMA EDIZIONE, LA FIERA DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DELLA CAPITALE DEGLI EMIRATI ARABI UNITI OSPITA ARTISTI PROVENIENTI DA EUROPA, NORD AFRICA ED EST DEL MONDO

Riccarda Mandrini

Novembre negli Emirati Arabi Uniti è un mese con temperature gradevoli. Si va dai 29-30 gradi centigradi di fine mattina ai 19 della sera e soprattutto nelle isole si gode una piacevole brezza che vien dal mare del golfo Persico. Così è anche per l’isola di Saadiyat, dove al Manarat al Saadiyat si tiene la quindicesima edizione di Abu Dhabi Art (21-26 novembre), la fiera d’arte moderna e contemporanea della capitale dello Stato mediorientale.

Abu Dhabi è sempre più nota come “The Capital Culture”, la città destinata a ospitare le grandi istituzioni culturali. Il primo simbolo della trasformazione di Abu Dhabi in capitale culturale degli Emirati è stata l’apertura nel novembre 2017 del maestoso Louvre Abu Dhabi; entro il 2025 sono previste le aperture di Guggenheim Abu Dhabi e del Museo di storia naturale.

Come ormai numerose fiere internazionali di arte moderna e contemporanea, Abu Dhabi Art è un evento curatissimo, con un grado di elevata complessità anche per le iniziative collaterali connesse. Eventi quali le fiere d’arte, oggi, devono rispondere alle esigenze sempre più sofisticate dei collezionisti e grazie all’accurato lavoro di ricerca fatto dalle gallerie, in diversi casi sono diventati il punto di riferimento di direttori di musei e curatori.

L’edizione 2023 di Abu Dhabi Art vede la presenza di trentuno paesi, novantadue espositori, con un “display” di opere e artisti internazionali provenienti da Europa, Nord Africa ed Est del mondo, a cui si aggiunge, quest’anno, una selezione di gallerie dall’America Latina, dalla Georgia e da Hong Kong. Un pregevole focus è dedicato al lavoro delle artiste moderne del Nord Africa e del Medio Oriente, attraverso lavori che sempre più di frequente raccolgono un interesse a livello mondiale, come è successo per gli arazzi di Safia Farhat (1924-2004) presentati all’ultima Biennale d’arte di Venezia o di Baya Mehieddine, lo scorso anno protagonista con una personale all’Institut du Monde Arabe di Parigi.

 
A fornire un ampio credito alla fiera ha contribuito la sezione dedicata all’arte moderna extra occidentale, che appassiona una parte del pubblico, che ad Abu Dhabi Art ha trovato opere di rado presenti nei musei. Tra queste, vi sono i contributi dell’artista nigeriano Obiora Udechukwu (1946) – tra i fondatori del Nsukka Group (collettivo creato nel 1970 per promuovere l’unione di pratiche artistiche tradizionali e contemporanee) – proposti da Kò Art Space di Lagos. E ancora quelli di Farid Belkahia (1934-2014), marocchino, artista ed educatore, direttore dell’École des Beaux-Arts di Casablanca dal 1962 al 1974, rappresentato da Selma Feriani Gallery (Tunisi, Londra). E di Samia Halaby (1936), artista e attivista palestinese, che nelle sue tele fa incontrare la raffinata concettualità di due mondi, arabo e occidentale, valorizzata da trame astratte e da una decisa vitalità di colori.

Writer (The Question in the Ink Bottle) (1976).


Lyrical Forms (1975);

ART E DOSSIER N. 414
ART E DOSSIER N. 414
NOVEMBRE 2023
Le mostre in evidenza in questo numero sono: Boccioni a Mamiano di Traversetolo; Chronorama a Venezia; Morisot a Parigi; Hayez a Torino; Inganni a Gussago e Rubens a Mantova e Roma. Gli approfondimenti di questo numero: Fotografia : Ghirri green; Dettagli strascurabili: Tende, crocifissi e figurine nascoste di Nadelman .