TRA BRUXELLES E OSTENDA‌

Non ho figli, ma la luce
è mia figlia, luce unica e indivisibile,
luce pane per l’artista,
luce mollica per l’artista,
luce regina dei sensi,
luce, luce, illuminaci!
Dateci vita, indicateci
delle nuove strade
che conducano alla gioia
e alla felicità!(11)

Un padre inglese, James Frederic, di cui si sa ancora poco, ma secondo i racconti dell’artista, uomo colto, cosmopolita e appassionato di arte e di musica, sebbene irrimediabilmente alcolista, una madre fiamminga, Marie Catherine Louise Haegheman, ostile all’attività creativa del figlio, e una sorella minore, Marie Caroline Emma, soprannominata “Mitche”, che sposerà un uomo di origine cinese che l’abbandonerà molto presto: questa la famiglia di James Ensor. E una nonna materna alla quale l’artista era molto legato, che viveva con loro e gestiva un negozio di curiosità, conchiglie, maschere, “bibelots”, e oggetti importati dall’Oriente.


Anche i genitori di Ensor, uno zio, Léopold, e una zia, Maria Ludovica, aprirono altrettanti negozi di souvenir, a Ostenda e Blankenberghe, sempre sulla costa. L’essere circondato da tanti oggetti esotici e stravaganti contribuirà notevolmente a nutrire l’immaginazione già molto feconda del giovane James, che da adulto andò a vivere nella casa di uno zio, in rue de Flandre, dove attualmente si trova la casa museo a lui dedicata. Diciassettenne appassionato al disegno e alla pittura, insieme a Willy Finch (1854-1930), che frequentava Ostenda dove i genitori possedevano un hotel di lusso (Cercle du Phare), Ensor decise di iscriversi all’Accademia di belle arti di Bruxelles. Tuttavia, l’Accademia si rivelò subito una delusione per i due ragazzini che preferivano di gran lunga recarsi sulle dune, per osservare la luce o il mare, o lavorare insieme nello studio di Ensor.


All’Accademia Ensor fece degli incontri importanti: il coetaneo e raffinato Fernand Khnopff (1858-1921), che diverrà presto un antagonista e Guillaume van Strydonck (1861-1937), mentre nell’atelier di Camille van Camp conobbe Théo Hannon (1851-1916), fratello di Marie Rousseau, moglie di Ernest Rousseau (1831-1908), fisico e rettore dell’Università di Bruxelles (1884-1887). Hannon, che diventerà il suo migliore amico, fu il fondatore del primo circolo di avanguardia in Belgio, la Société libre des Beaux-Arts (1868), alla quale aderirono anche Félicien Rops, Constantin Meunier (1831-1905) e Charles de Groux (1825-1870).

Dopopranzo a Ostenda (1881); Anversa, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten.


Natura morta con anatra (1910); Bruxelles, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique.

I Rousseau introdussero Ensor nel loro salotto, animato da artisti, politici e intellettuali, prevalentemente legati al Partito socialista, da Edmond Picard, fondatore del circolo dei XX e della rivista “L’Art moderne” (1881-1914) agli scrittori Camille Lemonnier (1844- 1913) ed Émile Verhaeren (1855-1916). Ensor, grazie soprattutto alle conoscenze conseguite in Accademia, espose nei circoli d’avanguardia della capitale, nati non in difesa di un determinato ideale estetico ma in quanto associazioni artistiche dallo spirito eclettico e dalle aperture internazionali. Ma anche in questi primi passi al suo lavoro non vennero risparmiate critiche feroci e ottusità di giudizio, sia per la libertà espressiva sia per il carattere nervoso e difficile dell’artista.


Nel 1881 Ensor allestì la prima mostra pubblica delle sue opere: dal 4 maggio al 4 giugno 1881 espose all’ultima mostra del circolo della Chrysalide, associazione fondata da Arthur Hannay, che ebbe tra i suoi membri Félicien Rops e Constantin Meunier, durata poco più di un lustro (1875-1881). Vi espose Una colorista (1880), Natura morta con anatra (1880) e Salone borghese (1881). La stampa riconobbe le sue doti e la sua originalità ma non digerì il suo sprezzo per il disegno. È interessante e significativo che in questa circostanza l’artista utilizzò il termine «impressione»(12) a proposito del Salone borghese, e in effetti il colore sembra vibrare come nei paesaggi coevi di Monet. Ensor partecipò anche alle esposizioni di L’Essor, circolo fondato da un gruppo di ex studenti del professor Jean Portaels (1818-1895), considerato una sorta di mostro sacro all’epoca.


In seguito a una serie di controversie, nacque, da una costola dell’Essor, il circolo dei XX, formato da venti artisti transfughi della vecchia associazione, con l’avvocato Octave Maus (1856-1919) a fungere da segretario. Il gruppo realizzò dieci mostre tra il 1884 e il 1893, che si tennero al Palais de Beaux-Arts di Bruxelles durante il mese di febbraio, scelto appositamente per non far concorrenza ai Salons triennali che si tenevano durante l’estate. Ensor fu tra i fondatori del gruppo, insieme a Khnopff, Théo van Rysselberghe (1862- 1926) e Guillaume Vogels (1836-1896), pittori molto diversi tra di loro.

La prima opera di rilievo che l’artista espose è Musica russa (1881), per la quale l’amico Willy Finch si prestò a far da modello nel salotto dei Rousseau. L’opera venne esposta alla mostra dei XX, nel 1886, accanto ad Ascoltando Schumann (1883) di Fernand Khnopff, che Ensor giudicò un plagio del proprio lavoro. In realtà, il dipinto di Khnopff potrebbe anche nascere da uno sguardo al sempre ensoriano Dopopranzo a Ostenda (1881). Nonostante le coincidenze tra le tre opere, va detto però che il salotto borghese era un tema frequente presso i pittori belgi, basti pensare agli interni di Henri de Braekeleer o di Alfred Stevens. Khnopff, pittore simbolista, aveva un altro focus rispetto ad Ensor. Nel suo dipinto la musica è suggerita da un pianoforte ritratto parzialmente e da una mano appena percettibile sulla sinistra, mentre l’attenzione è concentrata sulla donna in primo piano, in abito nero (la madre dell’artista) in atteggiamento di raccoglimento e concentrazione; sebbene ci sia uno studio di luci, la tecnica non ha nulla a che vedere con Musica russa di Ensor che mette al centro della composizione la vibrazione luminosa, inoltre Musica russa fu esposto con un titolo diverso, ossia Chez miss (Dalla signorina), sia nel 1881 che nel 1883. Probabilmente Ensor cambiò il titolo aneddotico con uno più suggestivo, dopo aver ascoltato il concerto dei musicisti russi Alexander Borodin e Nikolaj Rimskij-Korsakov nel gennaio 1886(13).


Ensor, deluso e indispettito, iniziò ad atteggiarsi a incompreso, anche suggestionato dalla lettura de L’Œuvre di Émile Zola (1886), nella quale Claude Lantier incarna l’artista anticonformista, libero, audace e incompreso che verrà schiacciato dal più accademico Fagerolles. Questo sentimento sarà aggravato dal fatto che Émile Verhaeren, tra i suoi primi sostenitori, scriverà un articolo elogiativo su Khnopff, considerandolo «sommo artista simbolista»(14), e poi sosterrà fortemente il neoimpressionismo. Solamente nel 1908 lo scrittore consacrerà una monografia a Ensor(15).


Nel 1887, i XX invitarono Georges Seurat (1859-1891) a esporre Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte nel 1884, opera da poco terminata. L’accoglienza fu calorosa. Venne soprattutto apprezzata la luce che si sprigiona dal quadro, la tecnica precisa non a scapito dell’armonia né di una sua peculiare poesia. Il dipinto venne pertanto percepito come rivoluzionario, anche per la tenuta stilistica in un così grande formato. Ensor espose anch’egli in quella edizione, nello specifico, la serie di disegni Visionile aureole di Cristo o la sensibilità della luce e il dipinto Cristo che cammina sulle acque (1885). Le opere di Seurat e di Ensor furono giudicate da Verhaeren come la punta della mostra.


Ma il dipinto di Seurat ricevette indubbiamente le lodi maggiori, e la cosa scatenò l’ira e l’invidia di Ensor, il quale da quel momento in poi iniziò ad accanirsi contro gli artisti stranieri, e soprattutto contro quell’artista che era stato chiamato «messia della nuova arte» da Maus l’anno precedente(16). Ensor tuttavia criticò anche il metodo utilizzato dai pointillistes, secondo lui troppo freddo, meramente orientato a restituire la vibrazione della luce, attento dunque alla fisicità del pigmento e non alla sua espressione.


Musica russa (già Chez Miss) (1881); Bruxelles, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique.


Il suo capolavoro Entrata di Cristo a Bruxelles nel 1889 (1888) si inserisce in questa temperie di ostilità, rabbia, e sofferenza da parte di chi si considerava il leader indiscusso dell’avanguardia belga e che dunque sente il dovere di reagire alle aperture internazionali del circolo dei XX prima Seurat, poi Whistler e per farlo si vota a un’impresa gigantesca, degna dell’arte monumentale, alla quale iniziavano a dedicarsi i suoi colleghi del simbolismo idealista.


Ensor prese parte anche alla principale mostra burlesca della Zwanze, che si tenne tra febbraio e aprile 1887, contemporaneamente dunque alla mostra dei XX, dove prese a bersaglio proprio il gruppo dei XX. Queste mostre, da alcuni viste come delle vere e proprie iniziative pre-dadaiste per il loro spirito dissacrante e per l’irrisione dello status quo, nacquero sulla scia dei movimenti intellettuali alternativi sorti in Francia sotto l’egida di Eugène Bataille (1843-1891), Hydropathes, Fumistes, Hirsutes e Incohérents. Codeste iniziative erano legate al circolo dell’Essor dal quale Ensor si era staccato e insistevano sulle stesse cause sociali degli ambienti politici di sinistra. Per questo motivo i proventi della mostra del 1887 andarono a contribuire agli aiuti alle vittime di un incidente in miniera.

Georges Seurat, Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte nel 1884 (1884); Chicago, Art Institute. Appena terminata, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte nel 1884 di Georges Seurat fu esposta a Bruxelles all’esposizione annuale dei XX nel 1887, in quello che rimarrà uno dei rari viaggi del dipinto prima dell’entrata al museo di Chicago. L’opera fu derisa dal pubblico borghese ma acclamata da letterati e artisti belgi che da questo momento adotteranno la tecnica pointilliste, come Théo van Rysselberghe e Georges Lemmen.


Cristo che cammina sulle acque (1885), Essen, Folkwang Museum.

Come si vede dunque, Ensor era beninserito negli ambienti artistici che contavano, soprattutto quelli di avanguardia. Ma le rotture e le diatribe furono altrettanto numerose, soprattutto all’interno dei XX, ben oltre l’affare Khnopff. Per due ragioni contingenti: la prima è che Ensor si oppose all’ingresso di Whistler nel gruppo, l’altra è che Maus nel 1894 decise di sciogliere l’associazione e di fondare la Libre Esthétique, gruppo composto da collezionisti e dunque orientato già verso il mercato e non per la ricerca artistica e a sostegno culturale ai suoi membri.


Whistler ed Ensor si erano probabilmente incontrati intorno al 1887 a Ostenda, dove Whistler si era recato per realizzare delle marine. Possiamo immaginare il nervosismo di Ensor, il quale si vide arrivare l’artista direttamente nella propria città natale, quasi a sfidarlo sullo stesso campo. Non stupisce allora che nel 1888 scriverà a Maus di non accettare Whistler come membro esterno dei XX.


Nel 1890 Ensor espose di nuovo ai XX. Nonostante la difficoltà da parte dei critici di definire il suo lavoro e di affibbiargli un’etichetta, le sue qualità di colorista, e non solo, vengono riconosciute, come dimostra il seguente scritto pubblicato su “La Jeune Belgique”, la rivista rivale di “L’Art moderne” alla quale Ensor era legato: «Ci ricordiamo così, all’ultima mostra dei XX, un dipinto di ENSOR in cui i colori in un cielo mattutino, erano una solenne sinfonia, e iniziammo ad ascoltare questo quadro. James Ensor è uno dei coloristi più perfetti dei XX, ha dei toni straordinari di un Goya improvvisamente illuminato da un mezzogiorno incendiato, dei colori scandalosi, come i soggetti. Fa pensare a questo lignaggio terribile e maledetto: Maldoror, Rimbaud. Scrutate bene le sue opere e vi troverete il grottesco carnevale della Vita, improvvisamente apparso a chi ne cerca lo scopo»(17).


Siamo nel pieno fervore dell’arte simbolista e le opere di Ensor, per l’esplosione di luce e di colore ma anche per la potenza dei contenuti, si situano ad hoc in questo momento storico, apparendo al tempo stesso come novità a sé stanti, frutto di una personalità unica. Come Picasso, qualche decennio più tardi, rivoluziona la storia dell’arte ponendosi come spettatore attivo, assorbendo i cambiamenti per trasformarli in qualcosa di nuovo e speciale. Anche le qualità musicali della pittura ensoriana sono immediatamente avvertite dalla critica, ed Ensor stesso componeva musica e realizzò persino un’opera per un balletto (Intervallo amoroso). Ricordiamo tuttavia che l’appellativo di “artista letterario” o “musicale” all’epoca non era sempre segno di apprezzamento, tutt’altro: spesso gli artisti simbolisti venivano scherniti esattamente su questa base, per le loro qualità intellettuali, per le loro composizioni troppo studiate e per il colore piatto, dove la pennellata è quasi invisibile, basti pensare ai dipinti di William Degouve de Nuncques (1867-1935) e di Fernand Khnopff per restare in area belga.

ENSOR
ENSOR
Laura Fanti
James Ensor (Ostenda 1860-1949), figlio di un ingegnere inglese e di una negoziante fiamminga di Ostenda, comincia a interessarsi all’arte ancora molto giovane. Si iscrive all’Accademia di belle arti di Bruxelles ma non condivide il tradizionalismo dei colleghi. Lascia la capitale e torna nella città natale. Cerca sponde intellettuali nelle avanguardie del tempo, si ispira ai paesaggi della sua terra sul Mare del Nord, al simbolismo; ma soprattutto coltiva una corrisposta, profonda antipatia per i borghesi della sua città, idee anarchiche e un’invincibile tendenza a isolarsi. È attratto dalla vena grottesca di un suo grande conterraneo, Jheronimus Bosch, dal carnevale, dalle maschere e dal rifiuto della folla, vista come una minaccia. L’intera umanità gli fa orrore, e la raffigura spesso seguendo ossessivi schemi espressionisti. Recentemente Ostenda, come una sorta di risarcimento pacificatorio, ha trasformato la sua abitazione in museo.