CATALOGHI E LIBRI

NOVEMBRE 2021

IO, TINA MODOTTI

A diciassette anni Tina Modotti, nata a Udine nel 1896, emigra col padre a San Francisco. Di una bellezza selvaggia e incantevole, si afferma in breve tempo come attrice di teatro e diventa una stella del cinema muto. Infatuatasi del famoso fotografo Edward Weston, di cui è modella e poi amante, lo segue in Messico dove si avvicina al mondo intellettuale e artistico delle avanguardie, diventando, fra le altre cose, intima amica di Frida Kahlo. Si appassiona alla fotografia e diventa una delle più talentuose, originali artiste del tempo. La sua vita è un romanzo. Divenuta la compagna del rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, assiste all’omicidio dell’amato. Da qui l’impegno politico, e il suo peregrinare da Berlino a Mosca, da Parigi alla Spagna in guerra. Chi fu veramente? Se lo è domandato un eccellente scrittore francese di origine italiana, Gérard di Cortanze. Dopo i romanzi sulla principessa di Belgiojoso e Frida Kahlo, in questo libro, tradotto da Chetro De Carolis, l’autore padroneggia con eccezionale attendibilità storica le vicende avvincenti di una grande donna libera, ma sempre in bilico fra l’arte e la politica, che è «come una pellicola», sensibile alla luce.

Gérard Roero di Cortanze Elliot, Roma 2021 321 pp. € 18,50

QUANDO L’ARTE VA A RUBA

Se dovessimo elencare, nel corso dei secoli, le opere d’arte rubate, non basterebbe un libro. I furti di capolavori, nel mondo, sono sempre stati moltissimi e come confermano le cronache recenti, purtroppo non paiono andare a diminuire. Da una stima relativa all’anno 2019, per esempio, unicamente in Italia sono stati registrati trecentoquarantacinque furti non solo di dipinti, ma anche di pezzi archeologici (mannaggia ai tombaroli), e poi monete, preziosi arredi, manoscritti, libri antichi e molto altro. Da notare che l’«arte va a ruba», come recita il titolo di questo avvincente libro di Fabio Isman, non solo per questioni di possibili ingenti guadagni in termini economici. Spesso è la mafia che mette le grinfie sui capolavori, che diventano merce di scambio, di pegno o di ricatto (ricordate Il cardellino di Donna Tartt?). Due bellissimi e celeberrimi Van Gogh sono stati trovati nel covo di un camorrista napoletano che forse nella sua vita non ha mai letto la pagina di un libro. Un altro Van Gogh è stato rubato nel corso di una mostra chiusa per Covid, e chissà se mai sarà ritrovato. Uno dei più celebri furti di tutti i tempi, quello della Gioconda, nacque, a quanto pare, dal desiderio “patriottico” di un italiano emigrato a Parigi di “riportare” in Italia uno dei più famosi dipinti di tutti i tempi. Fabio Isman, da sempre impegnato, anche con la sua fortunata rubrica su “Art e Dossier”, a denunciare scandali e scempi inferti al nostro patrimonio culturale, in questa sua nuova avventura sceglie e narra, da par suo, una serie di casi eclatanti, non unicamente italiani. Fra i più clamorosi, quello dell’iconico Urlo di Munch, rubato a Oslo una prima volta, sfruttando la distrazione mediatica delle Olimpiadi invernali. Per i ladri bastò poco per portarsi via il celebre cartone, e suscitò non poca amarezza la circostanza che permise ai ladri di procurare, oltre al danno, la beffa, o peggio lo sberleffo, dato che essi lasciarono un ironico bigliettino di ringraziamento ai responsabili del museo, incapaci di proteggere una “merce” tanto preziosa. Da non dimenticare le razzie napoleoniche, i crimini nazisti, le ruberie di intere collezioni ai danni degli ebrei. Un libro piacevolissimo, che parla di vicende a lieto fine come di misteri irrisolti. E che fa riflettere.


Fabio Isman Prefazione di Roberto Riccardi Giunti Editore, Firenze 2021 224 pagine, 150 ill. b/n e colore € 29

PER NON MORIRE D’ARTE

Lo scorso agosto Ugo Nespolo ha compiuto ottant’anni. Non li dimostra, e a leggere questo suo libro così denso di spunti critici, se ne comprende la vitalità creativa e concettuale. Non ha mai nascosto, anche per via filosofica, un orientamento che prevede l’eclettismo sotto molteplici forme. Laureato in lettere con una tesi in semiologia, poi insignito di una laurea ad honorem in filosofia, Nespolo è convinto che un vero artista non possa non essere anche un intellettuale. Non a caso è amico di filosofi, sociologi, poeti. In diverse maniere è stato vicino al Gruppo 63, all’Arte povera (per poco, e qui ne critica il teorico Celant), è stato fra i promotori di Fluxus, ha conosciuto e frequentato a New York icone pop come Warhol. Ha annodato più volte le sue cravatte artistiche al collo di Baudrillard, quando lo frequentava a Parigi. Ha fatto recitare Lucio Fontana ed Enrico Baj, con ironia, in uno dei suoi film d’avanguardia. Gli undici saggi di questo libro sono densi di concettualità ma anche di ricordi privi di nostalgia, come tiene a precisare, legati a decenni fondamentali della cultura del dissenso, a partire dalla metà degli anni Sessanta. Sin dal primo capitolo l’artista piemontese s’inoltra nell’assunto che oggi «d’arte si può morire facilmente […], attoniti a contemplare la propria confusa e faticosa avventura solitaria». Si muore - aggiunge - perché consapevoli di una società invasa da «superchiacchiere», da una dannosa sovrapproduzione monotona. Come salvarsi da questa «modernità svaporata»? Con ironia, senso del gioco, ma sorretti da solidi apparati dottrinali. Nel saggio H&L - le due iniziali stanno per High & Low - Nespolo si dissocia dagli artificiosi termini di “alto e basso”, che indicano una «fredda e forzata divisione dei livelli di cultura», e la sua riflessione diviene un ulteriore manifesto di una posizione che privilegia anche “pratiche basse”. Nespolo, si diceva, non teme «le innocenti divagazioni» che anzi lo rendono euforico, teso a «una individuale trasgressione in anni di direzioni obbligate e di ferrei dogmatismi, di evanescenza e vaghezza di pensieri e teorie». Dunque Nespolo artista, filosofo, critico, ed eclettico nel senso più alto del termine.

Ugo Nespolo Einaudi, Torino 2021 146 pp., 10 ill. b.n. € 12

DONNE D’AVANGUARDIA

«Donne, se volete realizzarvi… siete pronte allo Strappo? Non c’è mezza misura - NON basta scalfire la superficie del cumulo d’immondizia della tradizione per la Riforma, l’unico metodo è la Demolizione Assoluta», dichiarava Mina Loy, nel 1914, dalle righe del rivoluzionario Feminist Manifesto, pubblicato però solo nel 1982. Mina Loy (al secolo Mina Gertrude Löwy, nata a Londra nel 1882), all’epoca viveva a Firenze, e partecipò dal 13 aprile al 25 maggio del 1914, presso la Galleria Sprovieri di via del Tritone a Roma, alla epocale Esposizione libera futurista internazionale. Vi erano stati invitati pittori e scultori italiani, russi, inglesi, belgi, nordamericani. Due erano le russe (Aleksandra Ekster e Natal’ja Gončarova), una era inglese (la Loy), poi c’era l’americana Frances Simpson Stevens. Fra gli italiani, neppure una donna, come spiega Claudia Salaris in questo bel libro sul variegato universo internazionale delle donne - non poche - che a partire dal futurismo e da Dada parteciparono alle prime avanguardie. Poche di loro divennero note come i corrispettivi di sesso maschile. Non solo di artiste in senso stretto parla questo libro, frutto della profonda conoscenza del periodo della sua autrice, e ricco di documentazione fotografica, in parte proveniente dal prezioso archivio delle avanguardie costituito negli anni da Salaris col compagno Pablo Echaurren. Attraverso undici capitoli riviviamo le vicende di scrittrici, attrici, danzatrici, fotografe, polemiste, donne come Valentine de Saint-Point, Maria Ginanni, Rosa Rosà, Fulvia Giuliani, la marchesa Casati, Eva Kühn, Tina Modotti, Benedetta Cappa Marinetti, Wanda Wulz, Teresa Ricotti (in arte Titina), Adele Gloria. Spesso stravaganti nel vestire e nei comportamenti, talvolta ricchissime, dilapidarono patrimoni, conobbero difficoltà, incomprensioni, ma spesso suscitarono anche ammirazione da parte dell’altro sesso, seppure fra scandali e critiche di ogni genere. Da leggersi come una serie di racconti, l’impianto che sorregge il libro è di filologica documentazione storica e critica. Dieci e lode.


Claudia Salaris Il Mulino, Bologna 2021 272 pp., 30 ill. b.n. € 22

ART E DOSSIER N. 392
ART E DOSSIER N. 392
NOVEMBRE 2021
In questo numero: SCOPERTE: Il Museo Atestino di Este; Palazzo Butera a Palermo. VISIONARI: Arturo Schwarz, intuito e anarchia; Paolo Gioli, alchimie su pellicola; I poster giocosi di Yokoo; l'ordinario fiabesco di Edita Broglio. IN MOSTRA: Miró a Mamiano di Traversetolo; O'Keeffe a Parigi; Dante e Napoleone a Brescia; Grand Tour a Milano; De Lonhy a Torino.Direttore: Claudio Pescio.