Grandi mostre. 3
Dante e Napoleone a Brescia

Due miti
a confronto

Nelle sale di palazzo Tosio un progetto espositivo, qui illustrato dalla co-curatrice, indaga il culto sviluppato attorno a due personaggi simbolo della cultura e della storia occidentale. A settecento anni dalla morte dell'uno e a duecento da quella dell'altro.

Roberta d'Adda

Ricorrono nel 2021 due anniversari importanti: duecento anni dalla morte di Napoleone, settecento da quella di Dante. Dante e Napoleone, quindi: due figure che la sensibilità contemporanea percepisce come sideralmente distanti, e che invece abitarono per un certo tempo uno stesso pantheon, quello dei miti fondativi della moderna cultura europea. La mostra presentata dall’Ateneo di Brescia e da Fondazione Brescia Musei e allestita nelle sale di palazzo Tosio ci riporta appunto nella temperie culturale della Lombardia della prima metà dell’Ottocento, animata da fermenti risorgimentali e aspirazioni unitarie che, nelle pieghe della censura austriaca, si sostanziavano spesso di velati richiami a glorie lontane.

Sul fronte delle collezioni d’arte, quella del nobile bresciano Paolo Tosio (1775-1842) è un efficace esempio di come la memoria dell’uno e dell’altro potesse essere ricondotta entro un discorso organico. Il culto per queste due personalità sottintendeva infatti un comune richiamo all’unità d’Italia: linguistica sotto l’egida di Dante e politico-militare sotto quella di Napoleone. Ulteriore denominatore comune molto evidente agli uomini del primo Ottocento era poi l’esilio, tragico destino condiviso da Alighieri e da Bonaparte così come da molti giovani che nella Lombardia austriaca e non solo scontavano con questa pena le accuse di cospirazione. Non si deve trascurare, infine, l’assonanza con una sensibilità moderna e romantica che veniva stimolata tanto dall’infinita e sanguigna varietà dei personaggi della Commedia quanto dalle vicende umane di un giovane generale corso che era riuscito con una folgorante carriera a diventare imperatore per poi finire la sua vita nella più cupa solitudine.

Ed ecco dunque che intorno al nucleo dantesco e napoleonico della collezione Tosio – oggi divisa tra il palazzo sede della mostra, rinnovato e riallestito nel 2018, e la vicina Pinacoteca Tosio Martinengo – si affiancano altre testimonianze legate all’ambiente artistico e culturale che proprio nel salotto animato dal conte e dalla moglie Paolina Bergonzi aveva uno dei principali luoghi di ritrovo: qui il padrone di casa recitava Dante a memoria per i suoi ospiti e accoglieva letterati, artisti e amatori d’arte interessati a scoprire i tesori della sua collezione, che si componeva tanto di opere d’arte antica quanto di importanti committenze a pittori e scultori del suo tempo. E se il culto di Napoleone passava per Paolo Tosio attraverso l’omaggio a quelli che erano stati i suoi artisti – Antonio Canova in primis, e poi Andrea Appiani e Berthel Thorvaldsen –, l’omaggio a Dante si sostanziò invece nella commissione a Giuseppe Diotti di un’opera coraggiosa e allora molto discussa, Ugolino nella torre della fame. Un dipinto dalla lunga gestazione e dal soggetto (per la sensibilità del tempo) scabroso, che mette in scena con esiti di assoluta sospensione drammatica i celebri versi del poeta: «più che ‘l dolor, poté il digiuno».

La mostra si snoda nelle elegantissime sale dell’appartamento progettato dall’architetto neoclassico Rodolfo Vantini come un vero e proprio museo – con palesi richiami alle architetture della Brera napoleonica e con una costante ricerca di varietà nelle forme e nelle finiture delle sale, pur entro una costante armonia d’insieme – e ospita anche numerose opere provenienti da altre collezioni bresciane.

A cominciare da quella della famiglia Fenaroli, legata a Napoleone sin dai tempi della campagna d’Italia e nelle cui raccolte anticamente si trovava uno splendido ritratto di Napoleone come re d’Italia eseguito da Andrea Appiani, recentemente restaurato. Per continuare con quella del pittore Luigi Basiletti, amico e consigliere artistico di Tosio, al quale si deve una romantica interpretazione dell’esilio di Napoleone a Sant’Elena nonché il merito di aver fatto da tramite per Tosio con gli ambienti artistici più all’avanguardia, che assiduamente frequentava durante i lunghi soggiorni a Roma. E proprio a Roma dovette ricevere in dono un curioso albo dedicato alla cantica del Paradiso, opera dell’incisore Gian Giacomo Macchiavelli, nel quale si mischiano in modo fantasioso suggestioni neoclassiche e influssi dell’arte medievale che proprio in quegli anni si andava riscoprendo.

L’OMAGGIO A DANTE SI SOSTANZIÒ NELLA COMMISSIONE A DIOTTI DI UN’OPERA CORAGGIOSA E ALLORA MOLTO DISCUSSA, UGOLINO NELLA TORRE DELLA FAME


Del resto, se Brescia poteva vantare gloriosi e diretti legami con Napoleone e la sua corte - come attestano le opere legate alla famiglia Lechi, ma anche i deliziosi dipinti di Giambattista Gigola “ritrattista in miniatura” del viceré d’Italia Eugenio Beauharnais -, nondimeno fu subito molto ricettiva nei confronti del nascente filone figurativo dantesco, come dimostrano il bel busto di Beatrice di Giovanni Franceschetti e la Pia de’ Tolomei di Eliseo Sala, efficaci esercizi sui modelli femminili, rispettivamente, di Antonio Canova e di Francesco Hayez.

La mostra comprende circa ottanta opere, inclusa una selezione di pregevoli medaglie e l’intera serie di trentacinque incisioni che riproducono il perduto ciclo pittorico dei Fasti di Napoleone, realizzato da Andrea Appiani per il Palazzo reale di Milano. Ma il suo valore primario scaturisce dalla collocazione entro le sale di casa Tosio, dove l’allestimento permanente - ricostruito in modo filologico sulla base dei documenti ottocenteschi - è stato mantenuto rispettosamente. Qui si crea una rete di costanti e fittissimi rimandi che dà al racconto corpo, spessore e una voce viva. E così si ritrova Dante tra i quattro poeti affrescati nella sala a fianco a quella dove è esposto Ugolino nella torre della fame, e il busto di Canova di fronte a quello di Napoleone: e i due miti celebrati dall’esposizione diventano tutt’uno con gli altri richiamati nel palazzo.

Un palazzo pensato come un’enciclopedia visiva, una sorta di opera d’arte totale dedicata a illustrare l’immaginario simbolico del quale - secondo Paolo Tosio - dovevano nutrirsi i suoi contemporanei per divenire a tutti gli effetti buoni cittadini.


La tavola dedicata a Piccarda entro l’albo La terza cantica del Paradiso di Giovan Giacomo Macchiavelli (1807), Brescia, Musei civici, Gabinetto disegni e stampe.


Berthel Thorvaldsen, Ganimede (1814-1815), palazzo Tosio - Ateneo di Brescia.

Dante e Napoleone

a cura di Roberta D’Adda e Sergio Onger
Brescia, palazzo Tosio - Ateneo di Brescia
fino al 15 dicembre
informazioni e orari: www.ateneo.brescia.it, www.bresciamusei.com
catalogo Skira

ART E DOSSIER N. 392
ART E DOSSIER N. 392
NOVEMBRE 2021
In questo numero: SCOPERTE: Il Museo Atestino di Este; Palazzo Butera a Palermo. VISIONARI: Arturo Schwarz, intuito e anarchia; Paolo Gioli, alchimie su pellicola; I poster giocosi di Yokoo; l'ordinario fiabesco di Edita Broglio. IN MOSTRA: Miró a Mamiano di Traversetolo; O'Keeffe a Parigi; Dante e Napoleone a Brescia; Grand Tour a Milano; De Lonhy a Torino.Direttore: Claudio Pescio.