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Soutine: per ricchissimi 
ma non solo

Daniele Liberanome

Cifre milionarie per le opere di Chaïm Soutine degli anni Venti, ma prezzi molto più contenuti, talvolta, per quelle realizzate dall’artista in periodi diversi

Ne ha fatto di strada, da quando si incamminò da Vilnius in Lituania per raggiungere la Parigi luccicante del primo dopoguerra. E anche lì, Chaïm Soutine (1894-1943) passò periodi in cui soffriva la fame, in cui amici come Modigliani lo aiutarono economicamente. Ma oggi le sue quotazioni milionarie ne fanno un artista da collezionisti ricchissimi o da musei. Già i suoi quadri giovanili non potevano lasciare indifferenti, con i suoi colori vividi stesi copiosamente sulla tela che finiscono per pulsare agli occhi del pubblico e rendere quasi palpabili i suoi soggetti, solitamente non convenzionali. Soutine va quindi considerato come esponente di spicco dell’espressionismo, ma con una “marcia” tutta particolare. 


La serie del Piccolo pasticciere, sei quadri dello stesso soggetto che dipinse in anni e luoghi diversi fra il 1919 e il 1927, illustra chiaramente il suo approccio e la sua parabola. Il protagonista è un ragazzo con un’espressione malinconica e sofferente che appare in netto contrasto con la posa che assume, da cortigiano borioso, per di più vestito pomposamente nella sua uniforme da lavoro. Il forte impatto visivo e l’abbattimento della barriera soggetto-pubblico sono ottenuti mediante lo sfondo scuro e la tavolozza usata per ritrarre il piccolo pasticciere: pochi colori ma frutto di un complesso amalgama. L’ultima opera del ciclo, dipinta nel 1927 circa quando Soutine aveva ormai risolto i suoi problemi economici, venne venduta da Christie’s di New York l’8 maggio 2013 addirittura per 13,7 milioni di euro. Ma in genere, i suoi ritratti degli anni Venti di personaggi spesso di bassa estrazione sociale in pose e uniformi da “high society” si vendono per cifre importanti. La donna in rosso offerta da Sotheby’s di New York il 14 maggio 2019, che fa parte di un’altra serie di quadri degli anni Venti perlopiù esposti in musei, è passata di mano per 9,7 milioni di euro. Anche qui colpisce il contrasto fra il vestito di un rosso palpitante da gran dama, indossato scompostamente, e le mani deformate dal lavoro della donna il cui viso contorto ricorda perfino quelli di Bacon. Il fatto che il quadro abbia partecipato a una mostra fondamentale tenutasi al Metropolitan di New York a inizio anni Cinquanta e sia stato allora oggetto di giudizi eccelsi da parte del maggior critico newyorchese del tempo – Clement Greenberg – hanno esaltato il mercato.

Estremamente coinvolgente è anche il top lot di Soutine, La carcassa di manzo del 1923 circa, per la cui realizzazione l’artista attinse direttamente ai suoi ricordi del piccolo villaggio bielorusso di Smilavichy, dove era nato, e dove aveva seguito con attenzione le attività del locale addetto alla macellazione. Unì ai ricordi le sensazioni assorbite dai quadri secenteschi sullo stesso soggetto, creati da Rembrandt e da pittori di genere italiani e fiamminghi, e la visione diretta di un quarto di bue acquistato in una bottega del paesino della Provenza in cui allora risiedeva. Tutto ciò dette origine a una serie di tele che, come poco altro, trasmettono il senso della transitorietà della vita ma anche degli istinti più reconditi dell’uomo e, al contempo, mostrano la notevole capacità tecnica dell’artista nell’usare diverse gradazioni di rosso stese in grandi quantità. Sei versioni della Carcassa di manzo si trovano in vari musei e un’altra era appesa, fino al 2004, alla National Gallery of Art di Washington, ma finì poi offerta da Christie’s di New York l’11 maggio 2015 e venduta per oltre 25 milioni di euro.

Non tutti i quadri di Soutine si scambiano per cifre del genere, specie se non risalgono agli anni Venti. È datato 1942 Donna in rosso seduta su una panchina, che ha dalla sua l’uso di colori forti e in primis il rosso, anche se non steso con la stessa energia di un tempo, e una notevole drammaticità legata anche alle ansie in cui viveva l’artista stesso, morto poco dopo per un’ulcera perforata contratta nelle campagne francesi dove si nascondeva dalla Gestapo. Sotheby’s l’ha aggiudicato il 12 novembre 2018 per 1,5 milioni di euro, al di sotto della stima minima. Ma il collezionista attento può trovare delle occasioni anche migliori, se segue il mercato delle opere meno celebrate e le case d’asta meno note, come la MacDougall’s di Londra. Il 6 giugno 2018, quest’ultima riuscì a offrire La lettrice addormentata, Madeleine Castaing del 1937 circa, opera dedicata all’antiquaria che tanto comprò da Soutine, venduta per 409mila euro senza suscitare troppo interesse. Allo stesso modo, altre case d’asta minori francesi si sono trovate a vendere dei Soutine, anche degli anni più apprezzati, e in qualche caso non hanno neanche trovato un compratore. Soutine è soprattutto per ricchissimi, ma non solo per loro.

ART E DOSSIER N. 391
ART E DOSSIER N. 391
OTTOBRE 2021
In questo numero: INCONTRI RAVVICINATI: Gli eleganti alieni di Giger. Visitatori da altri mondi nell'arte medievale. MUSEI RITROVATI: L'archeologico di Cividate Camuno. La casa di Ensor a Ostenda. IN MOSTRA:Cattelan a Milano; La collezione Rota a Lucca; Soutine e De Kooning a Parigi; Il ritratto ad Amsterdam; Venere a Mantova.Direttore: Claudio Pescio